Gian Antonio Stella e la piscina di Auschwitz

 

Nel libro Negri, froci, giudei e Co. L’eterna guerra contro l’“altro” ( Rizzoli, 2009, pp. 195-196)

Gian Antonio Stella scrive:

«Ditlieb Felderer, un austriaco di Innsbruck di famiglia ebraica che oggi vive alle Canarie, va oltre. Nel saggio Il diario di Anna Frank: una frode sostiene che sono tutte stupidaggini. Che per esempio l’alloggio segreto dei Frank descritto dalla bambina “è un misto di realtà e fantasia, più fantasia che realtà” diffuso dai nostri “corrotti mass-media per guadagnare alla causa del sionismo vasti strati della popolazione” e che insomma tutta la storia dell’Olocausto va riscritta perché ad Auschwitz c’erano addirittura un bordello e una piscina per i detenuti più sportivi. Direte: come è possibile che qualcuno ci creda, nonostante… [seguono le “prove” che dovrebbero convincere che è impossibile crederci].

Possibile? Eppure è così. C’è chi ci crede, alla piscina di Auschwitz. Basta digitare su “Google” il nome di Felderer ed escono 18.200 risultati».

Secondo questa singolare logica,  poiché – per Felderer – l’ “alloggio segreto” della famiglia Frank non esisteva e, concediamo, il diario di Anna Frank non è genuino, allora, a suo avviso (secondo Stella),  «tutta la storia dell’Olocausto va riscritta perché ad Auschwitz c’erano addirittura un bordello e una piscina per i detenuti più sportivi» (una ferrea deduzione!). E, giacché «c’è chi ci crede, alla piscina di Auschwitz», bisogna desumere che Gian Antonio Stella non ci crede e che la piscina è una pura invenzione di Felderer.

Qui ci troviamo di fronte ad un autentico caso di “negazionismo”, tanto più sciocco in quanto nega non già un fatto, ma un oggetto! Ora, che l’oggetto, la piscina, esista, è indiscutibile. Basta digitare su “Google” i nomi “Felderer” e “piscina” per trovare facilmente la traduzione italiana del relativo articolo di Felderer, La segretezza della piscina di Auschwitz riportata alla luce (in http://www.vho.org/aaargh/ital/piscina.html, ripreso anche nel  sito: http://olo-dogma.myblog.it/archive/2010/01/18/la-piscina-di-auschwitz.html) corredato di tre fotografie della piscina. E basta digitare “Auschwitz” su “Google Earth”  per vederla in un’immagine satellitare del campo come questa:

 

Immagine 1

Campo di Auschwitz: la piscina

Il cartello apposto dal Museo di Auschwitz davanti alla piscina dice in tre lingue: “Serbatoio antincendio costruito in forma di piscina probabilmente nella prima metà del 1944” (testo polacco).

Explicatio non petita, accusatio manifesta. Una spiegazione insensata che tradisce tutto l’imbarazzo del Museo per la presenza della piscina nel campo di Auschwitz, all’interno della duplice recinzione di filo spinato. Una spiegazione anche ingenuamente fallace, perché nel campo di Birkenau, come si vede nell’immagine satellitare, esistono ancora otto bacini antincendio nei soli settori BI e BII, ma nessuno “in forma di piscina”. A che scopo, infatti, costruire un bacino antincendio “in forma di piscina”?

 

Immagine 2

Campo di Birkenau: bacini antincendio

 

 

 

 

 

Quando fu costruita la piscina? Nella fotografia aerea del 4 aprile 1944 essa  non appare, ma è ben visibile in quella del 25 agosto:

 

Immagine 3:

Fotografia aerea del campo di Auschwitz del 25 agosto 1944

 

 

 

Ancora di più in quest’ingrandimento:

 

 

 

 

 

Immagine 4:

Ingrandimento dell’immagine 3

 

La piscina fu pertanto costruita tra il 4 aprile e il 25 agosto 1944.

Le dichiarazioni di Mark Klein del 1947 riportate nell’articolo pubblicato in questo sito trovano piena conferma:

«La domenica e i giorni festivi l’orario giornaliero cambiava. La maggior parte dei Kommandos erano liberi. L’appello si faceva verso mezzogiorno e la sera si poteva trascorrere a riposarsi secondo i propri gusti. Si praticavano  calcio, pallacanestro[1] e polo acquatico. (A questo scopo i detenuti avevano costruito una piscina all’aperto all’interno della recinzione). Le gare attiravano folle curiose, ma bisogna rilevare che solo ben nutriti Prominente [i detenuti privilegiati], esentati dai lavori più duri, potevano dedicarsi a questi sport e raccogliere così i calorosi applusi della folla radunatasi. Si svolgevano anche concerti che venivano eseguiti da un’orchestra di tutto rispetto. L’amministrazione SS permetteva anche rappresentazioni di cabaret e proiezioni di film» (Testimonianza di Mark Levi, Auschwitz I, Stammlager, in: Léon Poliakov, Josef Wulf, Das Dritte Reich und die Juden. Dokumente und Aufsätze. Arani Verlag, Berlino-Grunewald, 1955, p. 261).

Naturalmente la piscina fu sì costruita dai detenuti, ma per ordine della Zentralbauleitung (Ufficio centrale delle costruzioni) di Auschwitz.

Per quanto riguarda invece il bordello, esso è documentariamente attestato (vedi il mio articolo«La verità sulle camere a gas»? Considerazioni storiche sulla «testimonianza unica» di Shlomo Venezia, in: http://www.aaargh.com.mx/fran/livres8/CMVENEZIA.pdf).

Si può discutere quanto si vuole sull’importanza della piscina e del bordello nella storia di Auschwitz, ma non si può negare la loro esistenza.

Direte: com’è possibile che qualcuno non ci creda? Possibile: gli olo-creduloni negano non solo le argomentazioni revisionistiche, ma perfino la realtà materiale.

 

 

 

                                                                                                             Carlo Mattogno

 

9 febbraio 2010

 

 


 

[1] Il testo riporta un improbabile “Baseball”, che leggo “Basketball”.