LA NUOVA TEOLOGIA CATTOLICA DELLA “SHOAH”
L’alibi per il rovesciamento rivoluzionario del vangelo di Gesù Cristo
Di Michael Hoffman, Venerdì Santo 2009[1]
Da molti anni ormai, sin dal pontificato di Giovanni Paolo II, ammoniamo sull’infiltrazione nella Chiesa Cattolica Romana del dogma della YomHaShoah (O Shoah, per dirla in breve) dello stato d’Israele. Qualcuno ha considerato la nostra preoccupazione come puramente accademica o teorica fino a quando, all’inizio del 2009, c’è stato un drammatico sviluppo: la dichiarazione del Vescovo Richard Nelson Williamson, alla televisione svedese, che ad Auschwitz non vi furono morti per gasazione. Monsignor Robert Wister, professore di storia della chiesa alla Immaculate Conception School of Theology della Seton Hall University, nel New Jersey, ha definito il Vescovo un “mentitore” (Jerusalem Post, 25 Gennaio)[2], e Papa Benedetto XVI ha ordinato a Williamson di ritrattare le sue affermazioni se vuole essere riconosciuto quale Vescovo della Chiesa romana[3].
Antefatto: nel Gennaio [del 2009], il Papa aveva tolto la scomunica automatica in cui Williamson e i suoi tre colleghi Vescovi della Fraternità S. Pio X (FSSPX) erano incorsi per ragioni canoniche molti anni orsono, quando vennero consacrati all’episcopato dagli Arcivescovi Marcel Lefebvre e Castro Mayer senza il permesso del Papa Giovanni Paolo II. La rimozione delle scomuniche è stata osteggiata dal rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, e questo a prescindere dalle affermazioni sulle camere a gas del Vescovo Williamson.
Alcuni esponenti cattolico-tradizionalisti, sia clericali che laici, hanno dichiarato che l’infiltrazione della teologia della Shoah nella Chiesa di Roma “non riguarda la fede e la morale”. L’ArciVescovo francese Lefebvre, fondatore della FSSPX e implacabile nemico del giudaismo, viene ritratto come un prelato intento unicamente a ripristinare la vecchia Messa in latino evitando di smascherare il giudaismo. Si tratta di un errore in cui Lefebvre non incorse mai, nonostante il fatto che suo padre fosse morto in un campo di concentramento. L’ArciVescovo Lefebvre – legato di Papa Pio XII per tutta l’Africa coloniale francese – esigeva la Regalità di Gesù Cristo nella Chiesa, nello stato e nella cultura. Come può regnare Cristo Re quando la truffa gigantesca delle camere a gas omicide di Auschwitz – che costituisce la base della Shoah, che è de facto la religione civile dell’Occidente – diventa una rivale di Cristo nei cuori e nelle menti delle persone? Il giudizio che questa lotta “non riguardi la fede e la morale” è l’errore madornale di uomini che vivono nelle tenebre e nella paura. La cecità e il timore, da parte di coloro che sono considerati dei leader cristiani, scredita il Vangelo e impedisce l’evangelizzazione dei giudei, dei musulmani, dei pagani e degli atei, confondendo e scoraggiando nello stesso tempo i credenti battezzati.
Il rito della vecchia Messa Cattolica preso da solo, quando viene separato dall’antica verità cristiana (attualmente fuori legge grazie alla frottola dell’”antisemitismo”), diventa semplicemente un tipo di anglicanesimo da Chiesa alta, in cui ad uno degli elementi della sintesi hegeliana - una volta reso inoffensivo - viene permesso di partecipare al gioco dialettico per considerazioni estetiche e per rafforzare la disciplina. Tutto ciò non è conforme alle Scritture. La preghiera della Chiesa diventa un semplice totem se viene immersa in un contesto che rovescia la fede del Vangelo. Nell’anglicanesimo della Chiesa alta, la gnosi di Iside - massonica ed elisabettiana - non veniva contestata ma piuttosto conciliata come un do ut des per permettere alla fazione della Chiesa alta la liturgia di Edoardo VI. Nel pontificato di Papa Benedetto XVI, la gnosi massonica, post-conciliare, talmudico-rabbinica non viene contestata ma piuttosio conciliata come un do ut des per permettere alla fazione tradizionalista la liturgia di San Pio V.
La preghiera medioevale della Chiesa senza la fede medioevale della Chiesa non è un rimedio: è un abominio e una beffa alchemica. Molti dicono in sua difesa che Papa Benedetto è odiato e osteggiato dalle persone di sinistra, come se quest’odio da parte di qualche persona di sinistra fosse il solvente universale che riconcilia tutte le contraddizioni. Pochi sembrano essere consapevoli del principio più elementare dell’alchimia umana e del controllo delle menti messo in pratica dalla Criptocrazia per mezzo della dialettica hegeliana. La tesi viene sempre schierata contro l’antitesi, e cioè la Destra è sempre un arredo scenico contro la Sinistra. Così che, per esempio, quelli che scrivono lettere ai giornali dell’establishment per protestare che questi giornali sono prevenuti a favore della politica israeliana, vengono spesso confutati con risme di lettere di sionisti fanatici che protestano contro il “pregiudizio” del giornale verso il sionismo. Il giornale in questione può quindi dire ai suoi critici antisionisti: avete torto, siamo odiati da molti sionisti e questo fatto dimostra la nostra obbiettività. Ma la verità è indifferente a questo gioco. Gli zeloti sionisti che temono e disprezzano persino l’opposizione pro forma ai peggiori crimini del regime israeliano non annullano il sostegno istituzionalizzato e roccioso dei media americani al sionismo. In modo analogo, l’opposizione dei sinistrorsi fanatici al pontificato di Benedetto XVI non rende Benedetto un cristiano tradizionale ortodosso. Le persone di sinistra sono arrabbiate che Benedetto non abbia modificato le disposizioni ecclesiali contro la contraccezione e il sacerdozio femminile. Ma che senso ha questo tipo di conservatorismo quando da Papa Benedetto viene attuata una rivoluzione contro il Vangelo stesso – il rovesciamento radicale di 2.000 anni di insegnamento cristiano sul giudaismo?
La tesi costituita dalla contrarietà della Sinistra non assolve Benedetto XVI dalla sua complicità con la costituzione conciliare Nostra Aetate di Paolo VI, o con lo Shoah-business di Giovanni Paolo II. La sintesi rabbinica, da parte di Benedetto, della tesi della Sinistra e dell’antitesi della Destra culmina nella sua persistente perpetuazione della truffa dei “Fratelli Maggiori nella fede” e nell’idolatria della Shoah. Entrambi questi inganni sovversivi sono forti come non mai sotto il pontificato di Benedetto e, grazie alla scaltra manovra di questo Papa, vengono ora fatti propri persino dai cattolici tradizionalisti che a suo tempo, quando era vivo l’ArciVescovo Lefebvre, li avevano rifiutati. La mescolanza degli opposti inconciliabili è tipica del gioco alchemico della Criptocrazia. Questa miscela virtuosistica è quanto si verifica nel matrimonio infernale della Vecchia Messa Cattolica con la nuova fede cattolica della Shoah.
Benedetto cerca di nascondere la sua droga teologica modernista sotto l’abito venerabile della liturgia latina, espressa dall’alta civiltà del nostro passato europeo. Egli ha bisogno delle vecchie cerimonie perché lui e il suo Vaticano sanno che è sempre più difficile perpetuare con successo la disciplina organizzativa e la lealtà di un laicato sempre più riottoso al mediocre riduzionismo che spesso caratterizza la Messa del “Novus Ordo” di Papa Paolo VI, imposta nel 1969 con un estremismo dittatoriale che ricorda Cranmer, Calvino, Danton e Lenin.
Anche per questa ragione, nel diciassettesimo secolo la Criptocrazia barattò la rivoluzione protestante di Oliver Cromwell con la restaurazione della monarchia inglese dell’anglo-cattolico Carlo II. Il tentativo – drammatico e pubblico – da parte di Cromwell, di riportare in Inghilterra i giudei con i loro rabbini venne contrastato dal popolo perché veniva considerato una rottura rivoluzionaria rispetto al diritto inglese. Sotto il regno del Re “conservatore” Carlo II, tuttavia, il potere rabbinico e la presenza dei giudei vennero gradualmente e tranquillamente ristabiliti in Inghilterra senza suscitare sospetti scomodi. In quel caso, si ricorse all’antitesi della Destra, come viene fatto ora dai grandi scacchisti del Vaticano.
“Lettera di Sua Santità Benedetto XVI”
Ai Vescovi della Chiesa cattolica riguardante la remissione della scomunica dei quattro Vescovi consacrati dall’ArciVescovo Lefebvre, 10 Marzo 2009 (pubblicata il 12 Marzo; corsivi nostri; notate il gergo dialettico del Papa nel primo paragrafo):
“…Un invito alla riconciliazione con un gruppo ecclesiale implicato in un processo di separazione si trasformò così nel suo contrario: un apparente ritorno indietro rispetto a tutti i passi di riconciliazione tra cristiani ed ebrei fatti a partire dal Concilio – passi la cui condivisione e promozione fin dall’inizio era stato un obiettivo del mio personale lavoro teologico”. Che questo sovrapporsi di due processi contrapposti sia successo e per un momento abbia disturbato la pace tra cristiani ed ebrei come pure la pace all’interno della Chiesa, è cosa che posso soltanto deplorare profondamente…
Certamente, da molto tempo e poi di nuovo in quest’occasione concreta abbiamo sentito da rappresentanti di quella comunità molte cose stonate – superbia e saccenteria, fissazione su unilateralismi ecc.
Cari
Confratelli, nei giorni in cui mi è venuto in mente di scrivere questa lettera,
è capitato per caso che nel Seminario Romano ho dovuto interpretare e commentare
il brano di Gal. 5, 13-15.
Ho notato con sorpresa l’immediatezza con cui queste frasi ci parlano del
momento attuale: "Che
la
libertà
non
divenga
un
pretesto
per
vivere
secondo
la
carne,
ma
mediante
la
carità
siate
a
servizio
gli
uni
degli
altri.
Tutta
la
legge
infatti
trova
la
sua
pienezza
in
un
solo
precetto: amerai
il prossimo tuo come te stesso. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate
almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!" Sono
stato sempre incline a considerare questa frase come una delle esagerazioni
retoriche che a volte si trovano in san Paolo. Sotto certi aspetti può essere
anche così…”[4].
Osservate come Papa Benedetto XVI accusi S. Paolo di esagerazione (“esagerazioni retoriche”) e ammetta che la “riconciliazione tra cristiani ed ebrei” è stato il suo scopo di teologo dall’inizio della sua carriera – non la conversione dei giudei, ma la riconciliazione. Come si possono conciliare due opposti? Dov’è che nelle Scritture viene ingiunto l’ordine di “riconciliazione tra cristiani e giudei”? Il Vaticano adora il dio dei media e lo spirito del mondo (1 Corinti 2:12). In quest’era mediatica il concetto di riconciliazione con il male (tranne il “male” imperdonabile che ostacola il giudaismo e il sionismo), è un idolo politicamente corretto a cui il Vaticano deve piegarsi se vuole ottenere la copertura mediatica positiva a cui anela disperatamente.
Papa Benedetto esorta anche i cattolici a lavorare per la “pace tra cristiani ed ebrei”. Che tipo di “pace” c’era tra Gesù e i farisei? Come può esservi pace con i successori dei farisei, a parte diluire il vangelo con il lievito dei farisei?
Riferendosi ai sostenitori del Vescovo Williamson, Papa Benedetto scrive della loro “superbia e saccenteria, fissazione su unilateralismi…”. Il problema non è la verità! Come osano costoro “fissarsi” su qualcosa di così “unilaterale” come la verità? Mettere invece il pontefice di fronte alle sue fissazioni e ai suoi tradimenti, simili a quelli di Giuda, costituisce il peccato di “superbia” e di “saccenteria”. Ma Gesù dichiarò che il primo sarà l’ultimo, e che chiunque comandi deve rendere sé stesso il servitore di tutti (Marco 9: 35). Ma, agli occhi di Papa Benedetto, è “saccente” da parte nostra aspettarci che lui imiti Cristo, anche se il suo titolo è “Vicario di Cristo”.
La Shoah rappresenta la vanificazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Lo status di sussidiarietà a Lui riservato è una forma di bestemmia poiché è determinato dall’idolatria inerente alla teologia della Shoah, e cioè dall’Olocaustolatria. A titolo di esempio, consideriamo il fatto che il Cardinale Sean O’Malley, di Boston, non sia stato messo in riga dalla “Santa Sede”, o non gli sia stato odinato di ritrattare, dopo aver detto a certi gruppi sionisti, il 23 Febbraio del 2009, che l’”Olocausto” fu il “peggior crimine” della storia[5] (la sua dichiarazione è stata poi aggravata da un’altra analoga del 25 Marzo[6]). Il vergognoso insegnamento del Cardinale è la nuova teologia cattolica della Shoah in azione.
Osserviamo gli effetti dell’Olocaustolatria anche nello sbeffeggiamento e nella denigrazione talmudica di Gesù - sempre più sfacciatamente e pubblicamente - da parte di Hollywood (come per esempio il fatto di nominare ripetutamente il suo Nome invano; Esodo 20: 7; Filippesi 2: 10), e nella calunnia mortalmente anticristiana – che costituisce la negazione della sua Resurrezione – espressa dal canale televisivo Discovery Channel, con la sua trasmissione mondiale del documentario di James Cameron, il regista del film “Titanic”, in cui si afferma di aver trovato la tomba del “morto” Gesù Cristo[7]. Ovviamente, i magnati di Hollywood non vengono messi in galera per aver bestemmiato Gesù o per aver negato la Sua Resurrezione. Inoltre, tutti i vituperi scagliati dalla Destra contro Obama, l’aborto, l’Islam ecc. spariscono quando si tratta di attaccare questi odiosi crimini mediatici talmudici, che colpiscono al cuore la Fede Cristiana (1 Corinzi 15: 14-15).
Nel frattempo, i revisionisti scontano in Germania condanne carcerarie per aver bestemmiato la sacra Auchwitz dei giudei, e persino il Vescovo Williamson viene minacciato di una condanna al carcere. Ecco come la Shoah sostituisce il Calvario. La fede nella Shoah è ingiunta dallo stato e promulgata dal pontefice. Il suo status di icona protetta è enormemente superiore alla persona e al vangelo del Figlio di Dio. Non esiste protezione civile per Gesù Cristo e nessuna promozione vaticana del Suo vangelo. Al contrario, i Papi modernisti, in Nostra Aetate (“Nel nostro tempo”) e nei susseguenti decreti post-conciliari e papali, hanno distorto la scrittura per riabilitare gli assassini di Cristo, i farisei.
Nostra Aetate
Il movimento clandestino esce allo scoperto
Le radici del culto della Shoah sono precedenti al 1965 e al Concilio Vaticano II. Il talmudismo e il cabalismo neoplatonico erano, nel Rinascimento, potenti correnti sotterranee e alcuni dei Papi di quell’epoca soccombettero al loro fascino. Questa storia finora non raccontata viene descritta nel nostro libro Judaism Discovered[8] e nella nostra introduzione al volume di Johann Andreas Eisenmenger Tradizioni degli ebrei[9]. Perciò, in questo bollettino percorreremo il sentiero iniziando dal 20° secolo. I protagonisti che si celano dietro Nostra Aetate furono i Papi Giovanni XXIII e Paolo VI, e il “Segretariato per la Promozione dell’Unità dei Cristiani” - guidato dal Cardinale gesuita Agostino Bea e dal Vescovo Johannes Willebrands, con l’ausilio del perito di Bea, il Padre gesuita Malachi Martin (il viscido Padre Martin scriveva talvolta per delle pubblicazioni sioniste sotto pseudonimo). Anche Josef Ratzinger (il futuro “Benedetto XVI”) esercitò un ruolo.
Nel Giugno del 1960, Papa Giovanni ebbe una incontro fatale con Jules Isaac, un sionista francese ottantunenne che aveva fondato l’Amitié Judeo-Chrétienne, un gruppo di studio con sede a Parigi composto da circa sessanta giudei e “cristiani”. Già nel 1947, l’Amitié aveva proposto di “correggere” quelli che venivano descritti come quei “concetti e presentazioni teologicamente inesatti del Vangelo dell’Amore” che relegano i giudei nei ghetti spirituali e fisici. Jules Isaac aveva preparato per la Chiesa romana uno studio che descriveva a grandi linee la storia dei suoi insegnamenti, provvedimenti legislativi e azioni verso i giudei. Le memorie inedite di Isaac riportano il suo colloquio con Giovanni XXIII. Egli osservò che “l’insegnamento del disprezzo per gli ebrei, nella sua essenza anti-cristiano, deve essere purificato…”[10]. Come poteva il Papa, “una voce dal vertice, non mostrare la retta via?”. Papa Giovanni propose a Isaac di incontrarsi con il cardinal Bea. Il 18 Settembre, il Papa e Bea valutarono le proposte di Isaac. Su raccomandazione di Bea, Giovanni XXIII ordinò che il Segretariato per la Promozione dell’Unità dei Cristiani agevolasse una “riflessione” sulla “questione ebraica” durante i lavori preparatori del Concilio Vaticano II. L’obbiettivo era diventato quello di favorire una rivoluzione spirituale, teologica e catechetica. Nathan Goldmann, presidente del World Jewish Congress e co-presidente della World Conference delle organizzazioni ebraiche, all’epoca era consigliere del Vaticano. Goldmann e il cardinal Bea si incontrarono nella residenza privata di quest’ultimo tre settimane prima della prima sessione plenaria del segretariato[11].
NOSTRA AETATE (“Nel Nostro Tempo”)
DICHIARAZIONE SULLE RELAZIONI DELLA CHIESA CON LE RELIGIONI NON CRISTIANE – Concilio Vaticano II, 28 Ottobre 1965. Approvata con il voto favorevole di 2.312 vescovi e con quello contrario di 88.
“Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo. La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti. Essa confessa che tutti i fedeli di Cristo, figli di Abramo secondo la fede, sono inclusi nella vocazione di questo patriarca e che la salvezza ecclesiale è misteriosamente prefigurata nell'esodo del popolo eletto dalla terra di schiavitù. Per questo non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell'Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l'Antica Alleanza, e che essa stessa si nutre dalla radice dell'ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell'ulivo selvatico che sono i gentili. La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso. Inoltre la Chiesa ha sempre davanti agli occhi le parole dell'apostolo Paolo riguardo agli uomini della sua razza: « ai quali appartiene l'adozione a figli e la gloria e i patti di alleanza e la legge e il culto e le promesse, ai quali appartengono i Padri e dai quali è nato Cristo secondo la carne» (Rm 9,4-5), figlio di Maria vergine. Essa ricorda anche che dal popolo ebraico sono nati gli apostoli, fondamenta e colonne della Chiesa, e così quei moltissimi primi discepoli che hanno annunciato al mondo il Vangelo di Cristo”[12] (Fine della citazione; corsivi nostri).
Nostra Aetate viene talvolta difesa nei seguenti termini: “Solleva la colpa collettiva del deicidio dalle spalle del popolo ebreo”. Si ritiene che questo fatto sia un tappo dialettico che, 1. prova che Nostra Aetate è conforme alla scrittura e alla tradizione, e 2. agisce come un rimprovero verso gli “antisemiti”. Il problema è che Nostra Aetate dice molto di più di una singola affermazione. I suoi difetti vanno individuati in altre affermazioni, che per la maggior parte non vengono esaminate. Non c’è niente di particolarmente sinistro nel brano di Nostra Aetate che abbiamo citato, a parte l’infausta enfasi razziale sulla “stirpe di Abramo”. Da qui in avanti, nei moderni pronunciamenti teologici cattolici, incontriamo i lineamenti di ciò che il sottoscritto definisce il Ku Klux Giudaismo.
Il Vaticano condanna ogni altra forma di razzismo, persino l’orgoglio nazionale disordinato. Ma ritiene di fare un favore ai giudei proclamando al mondo che essi sono ancora il Popolo Eletto, e di conseguenza constatiamo l’insinuazione diabolica (perché non viene mai dichiarata apertamente) che i giudei attuali vengono salvati – o quanto meno – resi sacri agli occhi di Dio grazie alla loro presunta discendenza da Abramo. I cattolici liberali e conservatori immaginano che questa proposizione sia una qualche sorta di sfida, nobile e radicale, al vile “odio degli ebrei” e un appello profetico all’umiltà da parte dei cristiani. In verità, questa proposizione rappresenta l’odio degli ebrei per eccellenza, perché incoraggia il mortifero orgoglio razziale che ha accecato i giudei davanti a Gesù Cristo nel corso dei secoli, e che dunque li consegna alla perdizione eterna. Ma dire questa verità paradossale è proibito (1 Tessalonicesi, 2: 16).
Per qualche verso, Nostra Aetate dice cose giuste. Ad esempio, dice ai sostenitori della teoria wagneriana/neo-nazista di un “Cristo ariano” non ebreo, e agli odiatori manichei e marcioniti del Vecchio Testamento che gli ebrei e il Vecchio Testamento sono parte integrante della Chiesa e che formano le sue radici. Non abbiamo problemi con questi fatti ovvi. Essi sono biblici.
Citiamo ancora da Nostra Aetate:
“Come attesta la sacra Scrittura, Gerusalemme non ha conosciuto il tempo in cui è stata visitata; gli Ebrei in gran parte non hanno accettato il Vangelo, ed anzi non pochi si sono opposti alla sua diffusione. Tuttavia secondo l'Apostolo, gli Ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento. Con i profeti e con lo stesso Apostolo, la Chiesa attende il giorno, che solo Dio conosce, in cui tutti i popoli acclameranno il Signore con una sola voce e « lo serviranno sotto uno stesso giogo » (Sof 3,9)”[13].
L’abuso e la distorsione che vengono compiuti nei confronti di San Paolo sono una pietra miliare della teologia della Shoah. Qui abbiamo l’enfasi sulla carne e l’implicazione che l’Apostolo stia approvando un lieto fine di salvezza-mediante-razza al dramma giudaico del rifiuto del loro Messia. Tutto quello che Paolo ha detto su questo argomento si riduce al fatto che alla fine dei tempi i giudei saranno salvati perché verranno compresi nel novero dei cristiani. Questo è anche il significato del termine “riconciliazione” cui si riferisce la Lettera agli Efesini (2: 14-16): i giudei vengono riconciliati con i gentili per mezzo della Croce. I giudei che non vengono salvati dalla fede in Cristo sono, secondo San Paolo, “coloro che non piacciono a Dio, e sono contrari a tutti gli uomini” (1 Tessalonicesi 2: 14-16). Nostra Aetate omette tutto ciò.
“Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo”[14] (Fine della citazione; corsivi nostri).
Cosa vorrebbe dire tutto ciò? Che i giudei moderni, per mezzo della loro carne, in virtù di una presunta discendenza patriarcale genetica, condividono con noi un patrimonio spirituale? Impossibile. Sia San Giovanni Battista, il più grande essere umano “nato da donna” che sia mai vissuto (Matteo 11: 11), che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, hanno dichiarato che - in opposizione all’orgoglio razziale degli ebrei - Dio poteva suscitare figli di Abramo dalle pietre (Matteo 3: 9), e che la carne non serve a nulla (Giovanni 6: 64). Gli agenti rabbinici di Roma, lavorando dall’interno della cristianità, hanno distorto qualche passaggio di Paolo per rovesciare l’intero vangelo.
“E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo”[15].
La prima affermazione è vera, la seconda è condizionata. Chiunque, sia esso “ebreo” o gentile può essere accusato dei crimini “commessi durante la sua passione”, se condivide spiritualmente l’ideologia dei farisei che Lo condussero alla morte. Questa può includere sia biondi massoni inglesi che chassidim dalla pelle scura e dai capelli ricci. Nessuno è colpevole solo perché appartiene a una particolare etnia. Su questo siamo d’accordo. Ma non vi può essere immunità, nemmeno oggi, per i giudei (o per i gentili) anticristiani dalla colpa della Crocifissione..
Nostra Aetate: “E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura. Curino pertanto tutti che nella catechesi e nella predicazione della parola di Dio non si insegni alcunché che non sia conforme alla verità del Vangelo e dello Spirito di Cristo”[16].
C’è un’ambiguità in questo capoverso che viene manipolata e sfruttata. In che modo il Concilio Vaticano definisce gli “ebrei” – come razza, o come ideologia religiosa? In realtà, è integralmente biblico considerare gli aderenti al giudaismo ortodosso contemporaneo - che perpetuano le convinzioni dei farisei - come quello che Gesù disse che erano: dei “maledetti” (Matteo 21: 19). L’albero del fico maledetto era l’Israele carnale, che aveva l’apparenza della fecondità ma che in realtà era sterile (Osea 9: 10). La Lettera ai Galati 1: 8, afferma che chiunque verrà ad annunziare un falso vangelo sarà “maledetto”. Il cristiano ha tutti i diritti di impiegare questo termine nel modo in cui era impiegato da Gesù e da San Paolo. Nostra Aetate non ha il potere di cancellare un ammonimento scritturale, tranne che nel modo in cui il Talmud è abituato a cancellare il Vecchio Testamento.
Inoltre, appartiene in sommo grado al modernismo politicamente corretto suggerire che il “predicare o il catechizzare” i giudei debba essere sottoposto a limiti o modificato.
Nostra Aetate: “La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell'antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque”[17].
Notiamo qui l’uso del neologismo pseudo-scientifico “antisemitismo” di Wilhelm Marr, così gradito ai sionisti pronti alla caccia alle streghe. In senso stretto, per “antisemitismo” Marr indicava l’avversione per i giudei in base alla loro discendenza razziale, non in base alle loro convinzioni. Noi abbiamo condannato un tale razzismo, che non trova giustificazioni nelle Scritture. Ma dallo spirito razzista, il Concilio Vaticano arriva ad estrapolare una conclusione davvero azzardata e incredibile la quale, parimenti, non trova giustificazioni nel Vangelo: “deplora…tutte le persecuzioni…dirette contro gli ebrei in ogni tempo e da chiunque”.
Ecco la grande deviazione dall’insegnamento cristiano tradizionale, come pure il ripudio di santi cristiani come Vincenzo Ferrer e la Regina Isabella di Spagna – la cui canonizzazione è stata bloccata dall’intervento dei soliti infidi – e di tutti i santi cristiani che nel corso della storia abbiano smascherato il farisaismo rabbinico e talmudico, e che vennero accolti con accuse di “persecuzione”.
E che dire di quei cristiani che vennero perseguitati dai giudei? I loro persecutori sono stati forse fatti oggetto della condanna del Concilio per “ogni tempo” e “da chiunque”? Di fronte all’olocausto giudeo-massonico dei cattolici in Vandea e dei Cristeros in Messico, e all’olocausto giudeo-bolscevico dei cristiani ortodossi in Russia, la coscienza morale pontificante del Concilio Vaticano II sta zitta. La memoria di questi altri olocausti è vuota. Anche questo è un frutto della religione della Shoah: l’oblio riguardante la storia delle persecuzioni dei cristiani da parte dei giudei. Il fumo dell’immunità e del diritto talmudico è entrato nella chiesa.
Se ci si attiene alle conclusioni logiche di Nostra Aetate, i nemici di Cristo, chiamiamoli massoni, rabbini, comunisti o neocon – se capita che siano di discendenza giudaica – non possono essere smascherati. I Santi che in passato lo fecero sbagliavano e vengono ora rimproverati e ripudiati. “La Chiesa esecra, come contraria alla volontà di Cristo, qualsiasi discriminazione tra gli uomini…per motivi…di religione”. Come è estraneo tutto ciò al pensiero di Gesù quando chiamò i seguaci della religione dei farisei i “figli della Inferno”! (Matteo 23: 15).
Matteo 15: “Allora si accostarono a Gesù gli scribi e i farisei, venuti da Gerusalemme, e gli chiesero: <<Per quale motivo, i tuoi discepoli trasgrediscono le tradizioni degli antichi? Infatti essi non si lavano le mani quando mangiano il pane>>. Ma egli rispose loro: <<Perché anche voi trasgredite il comandamento di Dio per amore della vostra tradizione?>>”.
Gli autori di Nostra Aetate vorrebbero che credessimo che i cristiani non devono “discriminare” i moderni seguaci del vecchio credo talmudico dei farisei, che trasgrediscono i comandamenti di Dio per amore delle loro tradizioni rabbiniche? E’ vero, Nostra Aetate è un altro vangelo, e un araldo dello Shoah business.
Papa Paolo VI si basa su Nostra Aetate
Papa Paolo VI ha incorporato la dottrina massonica e si è basato su Nostra Aetate per preparare il terreno all’accettazione della teologia israeliana della Shoah di Papa Giovanni Paolo II[18]. Negli Orientamenti e suggerimenti per l’applicazione della Dichiarazione Nostra Aetate - documento pubblicato con la firma del Cardinal Willebrands nella sua qualità di Presidente della “Commissione per i Rapporti religiosi con l’ebraismo”, istituita da Papa Paolo VI il 22 Ottobre del 1974 per il nono anniversario della promulgazione di Nostra Aetate – vi sono due dichiarazioni istruttive:
1. “ La storia dell'ebraismo non si è conclusa con la distruzione di Gerusalemme. Questa storia ha continuato a svolgersi sviluppando una tradizione religiosa la cui portata, pur assumendo - crediamo noi - un significato profondamente diverso dopo Cristo, resta tuttavia ricca di valori religiosi”[19].
2. Il documento di Paolo VI disapprova anche il fatto che le parole “fariseo” e “farisaismo” abbiano assunto un significato largamente peggiorativo[20].
Il 10 Gennaio del 1975, Paolo VI tenne un discorso al Comité international de liason entre l’Église catholique et le Judaïsme mondial:
“D'altronde, se esaminiamo la storia nel suo complesso, come non notare i rapporti troppo poco osservati tra il pensiero ebraico e il pensiero cristiano. Ricordiamo qui solamente l’influenza…del filosofo e teologo Tommaso d’Aquino, che morì …nell’anno 1274, ci viene naturale pensare ai numerosi riferimenti del nostro Dottore Angelico all’opera dell’erudito rabbino di Cordoba morto in Egitto all’inizio del tredicesimo secolo, Moshe ben Maimon, in particolare alle sue spiegazioni della Legge mosaica e ai precetti del giudaismo”.[21]
Moshe ben Maimon è un altro nome del rabbino Mosè Maimonide, il supremo codificatore del diritto rabbinico, il quale insegnava che Gesù ricevette esattamente quanto si era meritato quando venne giustiziato. Maimonide auspicava anche l’omicidio dei cristiani, se praticato in modo furtivo[22]. San Tommaso non sapeva nulla di tutto ciò e Paolo VI era ignaro – oppure mentiva – quando affermava che San Tommaso ammirava Maimonide per le sue “spiegazioni dei…precetti del giudaismo”. San Tommaso non sapeva quasi nulla di Maimonide e vi si riferiva principalmente a causa di quello che aveva letto sugli argomenti del rabbino contro l’ateismo. Non c’è nulla, nell’imponente opera di San Tommaso che riveli una qualsivoglia simpatia per il giudaismo rabbinico o per qualcuno dei suoi “precetti”. San Tommaso sfidò il giudaismo fino alle sue radici, non cercò di adattarvisi[23].
Confutare la teologia della Shoah di Giovanni Paolo II che distorce le Scritture
Papa Giovanni Paolo II è stato l’agente più sovversivo del cambiamento rivoluzionario ad occupare il Papato dall’epoca del Rinascimento, con l’eventuale eccezione di Papa Pio VIII (il quale, in conformità allo spirito di Shylock e di Giovanni Calvino, sdoganò la piaga dell’usura nel mondo cattolico)[24].
Il cardinal Karol Wojtyla, ArciVescovo di Cracovia, venne eletto Papa nel 1978. Nessun altro Papa nella storia della Chiesa Cattolica ha insegnato apertamente quello che insegnò lui sul giudaismo. Anche i suoi alleati e sottoposti hanno parlato dei suoi insegnamenti come di “una formula straordinariamente teologica”. Questi insegnamenti di Giovanni Paolo II sono diametralmente opposti alla verità rivelata dalla Parola di Dio. Perciò, ci troviamo davanti a una scelta riguardo al giudaismo: possiamo credere alla Bibbia o possiamo credere al Papa. Possiamo osservare le radici della nuova teologia del Papa già nel 1980:
“Il Santo Padre ha presentato questa realtà permanente del popolo ebraico con una formula teologica particolarmente felice, nell’allocuzione pronunciata per i rappresentanti della comunità ebraica della Germania Federale (Magonza, 17 Novembre 1980): “…il popolo ebraico dell’Antica Alleanza, che non è mai stata revocata”[25].
Il pontificato di Giovanni Paolo ha prodotto anche le Note sul corretto modo di presentare gli ebrei (24 Giugno 1985). Questo documento propina una menzogna anti-biblica che recita quanto segue:
“Una presentazione solo negativa dei farisei corre il rischio di essere inesatta e ingiusta”[26].
Giovanni Paolo II ha fatto al Nuovo Testamento quello che i rabbini del giudaismo ortodosso hanno fatto al Vecchio Testamento. Il Nuovo Testamento è stato invertito e rovesciato da Giovanni Paolo II, il Papa della Shoah. La Shoah è la religione del giudaismo per i gentili, vale a dire per coloro che non sono formalmente convertiti al giudaismo. Un’aperta conversione del cristianesimo al giudaismo avrebbe la decisa connotazione del tradimento a Gesù Cristo, a cui molte persone sono attaccate per nostalgia, status sociale e abitudini. Di conseguenza, il modo discreto con cui tali persone possono adottare il giudaismo è mediante una facciata cristiana, che il cattolicesimo amico della Shoah fornisce. Uno dei principi della nuova teologia della Shoah è la riabilitazione dei farisei. Se i farisei possono essere riabilitati, allora i rabbini del giudaismo ortodosso riacquistano il loro ruolo docente e certi dogmi talmudici ottengono accesso nella Chiesa e per i “cristiani” diventano obbligatori.
Il moderno giudaismo ortodosso è la continuazione dell’ideologia dei farisei in cui Gesù si imbattè. Nel suo libro Rabbinic Judaism (1995), il rabbino Jacob Neusner, un collega di Papa Benedetto XVI, afferma:
“Questo libro introduce alla struttura e al sistema di funzionamento del giudaismo rabbinico…il particolare sistema religioso fissato dai saggi, o rabbini, che fiorì nei primi sei secoli dell’era volgare”.
Durante il pontificato di Papa Giovanni Paolo II, il Cardinal Joseph Bernardin di Chicago, in un discorso agli israeliani, propose di sopprimere le parti “antisemite” del Vangelo di Giovanni[27]. Bernardin, uno dei favoriti di Giovanni Paolo II, non venne punito per la sua apostasia.
Il 24 Giugno del 1985, ancora sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, Roma impartì un documento catechetico, le Note sul corretto modo di presentare gli ebrei e l’ebraismo nella predicazione e nella catechesi nella Chiesa cattolica romana. L’insegnamento centrale è costituito dalla riabilitazione dei farisei:
“I suoi rapporti [di Gesù] con i farisei non furono né del tutto né sempre polemici, come illustrano numerosi esempi, tra i quali i seguenti: Sono dei farisei che avvertono Gesù del pericolo che corre (Lc. 13, 31); alcuni farisei vengono lodati come lo “scriba” di Mc. 12, 34; Gesù mangia assieme ai farisei (Lc. 7, 36; 41, 1)”[28].
Permetteteci di valutare ciascuna di queste “prove”.
1. “Farisei che avvertono Gesù del pericolo che corre”. Luca 13: 31: “Lo stesso giorno alcuni Farisei andarono a dirgli: <<Parti e vattene via di qua, perché Erode ti vuol uccidere>>”. Il Vaticano di Giovanni Paolo II vorrebbe che credessimo che questi fossero farisei amichevoli che cercavano di salvare la vita di Gesù. Dov’è la prova di quest’interpretazione? Tutte le prove indicano il contrario. La ecclesia cristiana ha sempre impartito l’insegnamento seguente, riguardo a questo passaggio: “…Il Nostro Salvatore a quel tempo si trovava in Galilea, perché era la tetrarchia – o provincia – di Erode Antipa, che è l’Erode qui menzionato. Che questi farisei fossero venuti di loro iniziativa, o inviati da Erode non è chiaro…Se vennero di loro iniziativa, è certo che non fu per gentilezza, perché tutta la storia del vangelo ci fa conoscere, che i farisei non avevano gentilezze per Cristo, ma erano i suoi nemici più implacabili, e si consultavano di continuo su come distruggerlo…vennero per farlo fuggire di paura dalla Galilea…o per condurlo nella trappola che gli avevano preparato in Giudea…è più probabile che vennero inviati segretamente da Erode…Quest’opinione appare la più probabile perché nel verso 32 il Nostro Salvatore li rimanda indietro con un messaggio per Erode (“<<Andate a dire a quella volpe: - Io scaccio i demoni e opero guarigioni oggi e domani, e il terzo giorno sarò al termine>>”)[29].
2. “…Alcuni farisei vengono lodati come lo scriba di Marco 12: 34”. Questo passaggio di Marco recita: “Gesù vedendo che colui aveva risposto assennatamente, gli disse: <<Tu non sei lontano dal regno di Dio>>”. Non vi sono prove che questo scriba fosse un fariseo e da parte del Vaticano asserire in modo conclusivo che lo scriba fosse un fariseo è una falsità. Inoltre, questo passaggio non è un’indicazione di benevolenza verso Gesù da parte di un presunto fariseo, ma piuttosto della rilassatezza della mentalità scribale in quest’uomo e della sua volontà di aderire alla dottrina di Gesù Cristo, come fece l’Apostolo Paolo. In tal modo, questo scriba prefigura il convertito Paolo piuttosto che indicare che un devoto fariseo mostrava una qualche gentilezza verso Cristo.
3. Questa è la più nota – e la più frusta – di tutte le difese dei farisei: “Gesù mangia con i farisei (Luca 7: 36; 14: 1)”. Gesù agiva in tal modo perché venne per i peccatori e come Lui disse, i peccatori hanno bisogno del medico. Gesù cerca di convertirli pranzando con loro. L’esigenza della conversione è il motivo sottostante al fatto di condividere un pasto con loro. Questo dimostra quello che il Vaticano di Giovanni Paolo II nega, e cioè che i farisei (e i loro moderni eredi rabbinici) hanno bisogno della conversione. Vediamo cosa avvenne davvero in uno di questi incontri conviviali: “Dopo che ebbe finito di parlare, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli entrò e si mise a tavola. Il fariseo si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: "Voi farisei purificate l'esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e di iniquità. Stolti! Colui che ha fatto l'esterno non ha forse fatto anche l'interno? Piuttosto date in elemosina quel che c'è dentro, ed ecco, tutto per voi sarà mondo. Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l'amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre. Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo" (Luca 11: 37-44). Queste sono le parole dette da Cristo nel pasto che, secondo i teologi di Giovanni Paolo II, non fu “del tutto polemico”.
Quindi, il Vaticano insegna:
“Gesù condivide con la maggioranza degli ebrei palestinesi di quel tempo, alcune dottrine farisaiche: la resurrezione dei corpi; le forme di pietà; elemosina, preghiera, digiuno (cf. Mt. 6,1-18) e l’abitudine liturgica di rivolgersi a Dio come Padre; la priorità del comandamento dell’amore di Dio e del prossimo (cf. Mc. 12,28-34)”[30].
Che furbo strattagemma – attribuire ai farisei distruttori del Vecchio Testamento quelle che sono in realtà dottrine del Vecchio Testamento. Se i farisei sono attaccati ad alcune vestigia del Vecchio Testamento queste non assolvono le loro tradizioni di origine umana dall’essere integralmente cattive. Come ha osato il Vaticano, sotto Papa Giovanni Paolo II, affermare che Gesù credeva in alcune dottrine dei farisei?! Questa è una fandonia blasfema che fa di Gesù un mentitore. In Luca 12: 1 Gesù parla delle loro dottrine come del “lievito dei farisei”. Cosa intendeva Gesù con ciò? Come opera il lievito? Silenziosamente, e la più piccola particella di esso, quando finisce su un altro impasto, lo fermenta tutto. Di cosa ci avverte allora Gesù? Ci esorta a fare attenzione alla più piccola particella della dottrina dei farisei, affinché essa non infetti l’intera comunità dei credenti. Ma sotto il pontificato di Giovanni Paolo ci è stato fatto credere che Gesù in realtà “avesse condiviso…alcune dottrine farisaiche”.
I teologi di Giovanni Paolo II citano gli Atti 23: 8: “I sadducei infatti dicono non esserci risurrezione, né angelo, né spirito, mentre i farisei affermano ambedue le cose”. Vero, ma i farisei negarono la Resurrezione di Gesù Cristo, e allora qual è il beneficio di professare un concetto biblico teoricamente, e rifiutare l’esempio più ovvio e irresistibile di resurrezione – quello di Gesù il Signore? Questa negazione li rende più colpevoli dei sadducei, poiché questi ultimi non concepivano neppure l’idea della resurrezione, mentre i farisei professavano la fede in essa e la negarono ostinatamente riguardo a Cristo. Cosa c’è da elogiare in tutto ciò?
Prosegue il documento vaticano del 1985: “Paolo…ha sempre considerato un titolo d’onore la sua appartenenza al gruppo farisaico (cf. ibid. 23, 6; 26, 5; Fil 3, 5)”[31].
Negli Atti 21-23, Paolo deve fronteggiare una folla ebraica tumultuante e un Sinedrio che cerca di ucciderlo. Utilizzando la tattica del divide et impera, egli si qualifica come fariseo per gettare discordia tra i sadducei e i farisei. Il passaggio in questione, inquadrato nel suo contesto (Atti 23: 6-7) rivela quanto segue: “Paolo, sapendo che una parte era di sadducei, e l’altra di farisei, nel Sinedrio esclamò: <<Fratelli, io son fariseo, figlio di farisei, e son chiamato in giudizio per la speranza nella risurrezione dei morti!>>. Com’ebbe detto questo, nacque un contrasto tra farisei e sadducei, e l’assemblea si divise”.
In nessun punto le Scritture indicano, suggeriscono o comportano che Paolo consideri come “onorevole” il titolo di fariseo. Si legga da Atti 21: 17 a Atti 23: 35. Paolo non si sta rilassando in una veranda in riva al mare mentre insegna comodamente ai discepoli. Paolo è in pericolo di vita. Nondimeno, per quanto pesante sia la coercizione che è costretto a subire, Paolo non vuole ingannare nessuno con la sua dichiarazione. Al contrario, informa umilmente i peccaminosi farisei di essere stato un tempo quello che loro sono adesso. Nella sua pubblica confessione, in Atti 22: 3-5, si dichiara colpevole di aver commesso peccati farisaici: “<<Io sono un giudeo nato a Tarso di Cilicia, ma allevato in questa città, istruito ai piedi di Gamaliele nell’esatta osservanza della legge de’ nostri padri, zelante della legge come siete voi tutti, oggi; e ho perseguitato a morte questa dottrina, procurando che uomini e donne fossero arrestati e messi in prigione, della qual cosa mi son testimoni il sommo sacerdote e gli anziani…”.
Il Vaticano vorrebbe farci credere che l’Apostolo Paolo considerasse un “onore” che egli avesse “perseguitato a morte” coloro che seguivano la “Via” (di Cristo)? La dichiarazione di Paolo in Atti 23: 6 che, “Io son fariseo” deve essere letta nel contesto della dichiarazione precedente, in Atti 22: 20: “E quando si spandeva il sangue di Stefano, tuo testimone, c’ero anch’io ad approvare, e custodivo le vesti di coloro che l’uccidevano”. Dov’è che Paolo dice che c’è onore nell’essere fariseo?
A sostegno delle loro affermazioni, i teologi di Giovanni Paolo II citano anche Atti 26: 6, che è un passaggio irrilevante in riferimento ai farisei. Essi citano anche Filippesi 3: 5. Un’analisi di questo passo rivela l’estensione dell’inganno, alla maniera rabbinica, con cui il Vaticano di Giovanni Paolo II falsifica la Bibbia. Inquadriamo il passo nel suo contesto (Filippesi 3: 4-6): “…Se altri pensa dover confidare nella carne, io tanto più; circonciso l’ottavo giorno, della schiatta d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo figlio di ebrei, rispetto alla Legge fariseo, rispetto allo zelo persecutore della Chiesa, rispetto alla giustizia che sta nella Legge, vissuto irreprensibilmente”.
Nemmeno uno scolaro addurrebbe il detto passo a sostegno della tesi che per Paolo “l’appartenenza ai farisei” era “un titolo d’onore”! Paolo, in questa sezione, si rivolge ai giudaizzanti della Chiesa per cercare di persuaderli degli errori della loro condotta. Formula questa dichiarazione non sulla base della disonesta affermazione vaticana che egli stia esibendo l’onore di essere un fariseo, ma per dimostrare che, contro i giudaizzanti della Chiesa di Cristo, egli stesso non era privo di lignaggio ebraico. Come è stato notato da pii studiosi delle scritture cristiane: “Quando si trattava delle cose della carne – l’intero sistema di vita che dominava prima della venuta di Cristo e del dono dello Spirito – Paolo aveva delle credenziali perfette. Era appartenuto alla setta religiosa più intransigente – quella dei farisei. Il suo zelo era tale che egli era stato addirittura un persecutore della Chiesa. Se qualcuno poteva essere definito inappuntabile nell’aver seguito la legge, questi era Paolo. Ma davanti a Dio non c’era nessuna rettitudine, perché nell’aver perseguitato la chiesa si era rivelato come il “primo” dei peccatori (cf. 1 Timoteo 1: 15)”. Il Papa e il suo magistero applicano l’esegesi midrashica e talmudica al Nuovo Testamento. Ma le cavillosità tendenziose e le falsificazioni oltraggiose non gioveranno all’attuale Vaticano nell’obbiettivo di ridurre e addolcire l’obbrobrio e la demoniaca iniquità con cui il Nuovo Testamento bolla i farisei e le loro tradizioni orali.
Dal 1965, quando si tratta dei farisei, il Vaticano non tollera nessuna dicotomia rigorosa “bene-contro-male”. Solo lo scetticismo verso le camere a gas suscita un giudizio di male assoluto. Nei confronti dei farisei, il Vaticano di Giovanni Paolo II ha nutrito un atteggiamento sfumato e moralmente ambiguo: “Sebbene si riscontrino nei Vangeli e in altre parti del Nuovo Testamento ogni sorta di riferimenti a loro sfavorevoli, essi debbono essere colti nello sfondo di un movimento complesso e diversificato…Una presentazione solo negativa dei farisei corre il rischio di essere inesatta e ingiusta”[32].
Chi è che il Vaticano accusa di essere ingiusto e “inesatto”? Non è questa una frecciata velata allo stesso Gesù? Deve essere Cristo colui che è ”ingiusto” e ”inesatto” poiché la Sua caratterizzazione assolutamente negativa dei farisei quali figli dell’inferno (Matteo 23: 15) che sono destinati alla dannazione eterna (Matteo 5: 20) distrugge il moderno insegnamento Papale. Entrambi non possono coesistere. L’insegnamento vaticano impartito nel pontificato di Giovanni Paolo II è una velata denigrazione talmudica di Gesù. Il Vangelo del Cristo autentico non può essere insegnato dalla Chiesa Cattolica modernista. Sarebbe “antisemitico” agire in tal senso. Questo è quanto il Cardinal Bernardin dichiarò sul Vangelo di Giovanni.
Una nuova era cattolica: Dopo “L’Olocausto”
Dal 1965 in avanti, la Chiesa Cattolica si è arresa alla nozione post-modernistica che dopo il massacro nazista dei giudei sia dovere della Chiesa cambiare le verità politicamente scorrette del vangelo e, attraverso distorsioni e travisamenti, farle apparire in armonia con il dogma della Shoah. Affinché la teologia della Shoah soppiantasse la teologia del Nuovo Testamento, era necessario evocare “L’Olocausto” quale inaugurazione di una nuova era in cui molte verità cristiane – di origine biblica – sono sospese o incriminate in quanto considerate ausiliarie del presunto crimine cosmico della “Shoah”. Tutta la storia e tutta l’umanità devono d’ora in poi far diventare ogni altro martirio e vittimizzazione secondari, sottomettendosi al dogma universalmente imposto che afferma che proteggere i giudei dal venire resi vittime di un ulteriore Olocausto è il più alto dovere della Chiesa cattolica romana.
Per diffondere questa alterazione rivoluzionaria delle missione della Chiesa, il cattolicesimo romano ha adottato l’ermeneutica dell’estrema sinistra comune alla moderna teologia umanista delle chiese protestanti mainstream. Il Talmud decreta che il Vecchio Testamento non significa quello che dice. La teologia cattolica della Shoah di Giovanni Paolo II suggerisce – piuttosto che dichiarare – per mezzo di omissioni e distorsioni, che il Nuovo Testamento non significa quello che dice. Questo errore è molto più pericoloso quando si manifesta nella Chiesa cattolica, piuttosto che nelle chiese protestanti, poiché tra i cattolici viene veicolato all’interno della struttura di obbedienza autoritaria richiesta ai fedeli, soggetti ad un Papa “infallibile”e all’autorità del “magistero”. Secondo la teologia cattolica tradizionale, i laici non hanno diritto a opporsi o a dissentire poiché non hanno facoltà o competenza in questioni teologiche.
L’assioma sottaciuto del nuovo dogma cattolico della Shoah è fondamentalmente talmudico: alla vita dei giudei viene attribuito un valore più alto rispetto a quella dei non giudei. La promozione, l’edificazione e la protezione dei cristiani e del cristianesimo vengono resi secondari rispetto alla promozione, all’edificazione e alla protezione dei giudei che rifiutano Gesù Cristo. Questo è umanesimo liberale congiunto al particolarismo talmudico e proviene dai quei teologi liberali che negano che la Bibbia sia interamente veritiera, come pure da dottrine incessantemente promosse e sostenute dai leader religiosi del giudaismo e dai media sionisti. Citare le Scritture è la maschera con cui gli infiltrati intellettualmente disonesti dell’anticristica Shoah nascondono la loro teologia israeliana per fornirle un’apparenza cristiana.
La teologia della Shoah nega la dottrina biblica che ammonisce che vi sono dure ripercussioni e punizioni per il crimine del rifiuto impenitente di Gesù. Se i cristiani possono rifiutarsi alla vendetta e alla violenza, è giusto che la Chiesa - quando Dio permette o dà inizio a questi castighi contro coloro che commettono il male - modifichi la sua dottrina per solidarietà con coloro che commettono il male? La verità è che tutti coloro che rifiutano Cristo e che sono eredi spirituali (non necessariamente razziali) di quelli che Lo crocifissero ricadono sotto la collera [del Signore]. Questo è stato l’insegnamento della Chiesa Cattolica dal primo secolo dopo Cristo fino al 1965. In Matteo 10: 14-15, Gesù dichiara: “Che se qualcuno non vi riceve e non ascolta le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città, scotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico che il giorno del giudizio sarà trattato con minor rigore il paese di Sodoma e Gomorra che non quella città”.
Gesù pronuncia questa profezia di morte per coloro che rifiutano le parole dei veri apostoli cristiani. Questi oppositori, secondo Gesù, sono peggiori degli abitanti di Sodoma e perciò, peggiori dei sodomiti. Molti dei giudei che vennero uccisi dai nazisti rifiutarono le parole degli apostoli cristiani. San Paolo descrisse gli ebrei miscredenti come coloro “Che anche hanno ucciso il Signore Gesù e i profeti, e hanno perseguitato noi, e che non piacciono a Dio, e sono contrari a tutti gli uomini, in quanto impediscono a noi di parlare alle Genti onde siano salvate, talmente, che essi colmano continuamente la misura dei loro peccati. Ma è giunta su loro l’ira [di Dio] sino in fondo” (1Tessalonicesi 2: 15-16).
“E’ giunta su loro l’ira sino in fondo”. Con quale diritto papi e cardinali rovesciano la teologia biblica senza rimorso per l’adempimento della profezia biblica? La via indicata dal Vangelo per proteggere gli ebrei è che gli ebrei, come ogni altro popolo che desideri la benedizione e il favore di Dio, portino buoni frutti, cessino di perseguitare i cristiani, esprimano rimorso per l’uccisione di Nostro Signore da parte dei fondatori del giudaismo ortodosso, e abbiano la fede che Gesù è il Figlio di Dio. Se non si comportano in tal modo, allora Gesù stesso, nella sua parabola dei vignaioli, profetizza per loro un destino orribile:
“C’è un’orribile fine predetta per coloro che uccisero il Figlio di Dio, sia per quelli che vi ebbero letteralmente, fisicamente, parte, sia per quelli che condividono l’ideologia spirituale basata sull’ideologia degli uccisori. Dio inviò profeti ai ‘vignaioli’, ed essi uccisero i profeti. Egli inviò loro Suo Figlio ed essi uccisero anche Lui (Matteo 21: 33-39). Nella nostra era moderna, gli eredi spirituali e ideologici dei ‘vignaioli’ continuano a insegnare e a sostenere che la loro uccisione del Figlio di Dio fu legittima (Talmud babilonese Sanhedrin 43°). Questi sono gli insegnamenti della religione dei farisei come esiste oggi nel nostro mondo, nella forma del giudaismo ortodosso. “Ora quando verrà il padrone della vigna, che farà a quei contadini?”. Dio ha detto in Matteo 21 che avrebbe distrutto questi vignaioli maledetti in modo orribile. Perciò, quando la calamità colpisce i rabbini del giudaismo e i loro seguaci in un ‘olocausto’ o in un altro, perché i presunti cristiani la considerano scioccante o ingiusta?”[33].
Gli abietti nazisti uccisero molte persone innocenti, compresi innumerevoli cristiani, e molti altri di origine etnica giudaica che rifiutarono - o verso cui erano alquanto indifferenti - il Talmud e il giudaismo, e noi siamo sinceramente addolorati per tali morti e condanniamo gli assassini che ne furono responsabili. Ma i fatti sono fatti. Coloro che rientrano nella descrizione di Cristo dei ‘vignaioli’ malvagi e che morirono in modo orribile sotto il Terzo Reich, sperimentarono la maledizione di Dio, come predetto in Matteo 21. Molte volte, nella storia di Israele del Vecchio Testamento, Dio inviò eserciti malvagi per castigare gli israeliti altrettanto o maggiormente malvagi. La Chiesa cattolica modernista, quando rovescia la teologia biblica per farsi perdonare che i nazisti siano stati lo strumento della maledizione di Dio sui ‘vignaioli’, perpetra il capovolgimento umanista e liberale della Volontà di Dio. A causa del camuffamento offerto dalla sua posizione conservatrice sull’aborto e sulla contraccezione, la Chiesa cattolica modernista è ritenuta da molte persone coerente con le antiche verità. In realtà, Roma è influenzata da un’ermeneutica talmudocentrica promossa da esegeti quali Amy-Jill Levine e Bart D. Ehrman. Quest’ultimo, nel suo libro Jesus Interrupted, giudica la Chiesa principalmente nella misura in cui essa sia pro o contro i giudei. Questo è il criterio principale con cui Ehrman stabilisce il bene o il male della ecclesia storica cristiana[34]. Seguendo la linea rabbinica, Ehrman sostiene, insieme alla prof. Levine e ad altri falsificatori, che Gesù non venne per fondare una religione essenzialmente differente dal “giudaismo”. Ehrman giunge ad affermare che “L’accusa di deicidio viene formulata per la prima volta negli scritti di uno scrittore della fine del secondo secolo…”. A quanto pare, Ehrman non ha letto il Vangelo di Matteo e di Giovanni, o le lettere dell’Apostolo Paolo.
Le parole seguenti potrebbero essere state scritte da Ehrman, da Amy-Jill Levine o da dozzine di altri “studiosi” liberali falsificatori della Bibbia. Ma queste sono le parole approvate dal Papa di Roma, Giovanni Paolo II:
“Si ricorderà quanto sia stato negativo il bilancio dei rapporti tra ebrei e cristiani durante due millenni. Si rileverà come questo permanere di Israele si accompagni ad un’ininterrotta creatività spirituale , nel periodo rabbinico, nel Medio Evo, e nel tempo moderno, a partire da un patrimonio che ci fu a lungo comune, tanto che ‘la fede e la vita religiosa del popolo ebraico così come sono professate e vissute ancora oggi, (possono) aiutare a comprendere meglio alcuni aspetti della vita della Chiesa’”[35]. E ancora:
“Il permanere di Israele (laddove tanti antichi popoli sono scomparsi senza lasciare traccia), è un fatto storico e un segno da interpretare nel piano di Dio. Occorre in ogni modo abbandonare la concezione tradizionale del popolo punito, conservato come argomento vivente per l’apologetica cristiana. Esso resta il popolo prescelto, l’’olivo buono sul quale sonos stati innestati i rami dell’olivo selvatico che sono i gentili (alludendo a Romani 11, 17-24, nel Discorso sopra citato di Papa Giovanni Paolo II, 6 Marzo 1982)’”[36] (corsivi nostri).
Queste sono le parole di un Anticristo. Non cambierò questo giudizio con belle parole per “rispetto al Santo Padre”. Dante, nel suo Inferno, ha giustamente posto le anime di alcuni Papi deceduti nel lago di fuoco (Apocalisse 21: 8). L’idea che un malfattore non debba essere smascherato, o il suo veleno distruttore dell’anima tenuto a bada perché si tratta di un personaggio magnificato (“il Papa”), è antibiblica. Dio non fa distinzione di persone (Atti 10: 34) né la fa ogni vero cristiano. La nozione di immunità per le menzogne e gli inganni di un supremo leader religioso è una furbizia talmudica. Questo Giuda chiamato “Giovanni Paolo II” vuole che “abbandoniamo in ogni modo” la dottrina cattolico-patristica tradizionale concernente gli ebrei miscredenti, che sono stati preservati attraverso la storia per essere puniti come un “argomento vivente per l’apologetica cristiana”. Dovremmo estirpare la saggezza dei santi e dei patriarchi cristiani che hanno sempre insegnato e creduto queste verità. Tutto ciò è simile agli editti rivoluzionari dei tiranni massonici francesi del 18° secolo e dei tiranni bolscevichi russi del 20° secolo. Ma questo slogan non è mai stato così efficace sull’umanità alchimisticamente manipolata come quando è stato pronunciato dal “conservatore e difensore della vita” Giovanni Paolo II.
Il 12 marzo del 1988, il Vaticano diffuse il documento, promosso da Giovanni Paolo II, Noi ricordiamo, una riflessione sulla Shoah, sulle cosmiche sofferenze degli “ebrei” sotto il nazismo. Nulla del genere è mai stato diffuso dal Vaticano sull’olocausto comunista contro milioni di cristiani o sull’olocausto israeliano contro la Palestina e il Libano. Conformemente alla convinzione talmudica che solo gli ebrei sono esseri davvero umani, la moderna Chiesa Cattolica eleva le sofferenze dei giudei nella seconda guerra mondiale al di sopra di quelle dei morti ammazzati cristiani e arabi. Nel suo pronunciamento epocale del nuovo dogma cattolico della Shoah, Giovanni Paolo II ha fatto proprie le seguenti affermazioni:
“Il secolo attuale è stato testimone di un'indicibile tragedia, che non potrà mai essere dimenticata: il tentativo del regime nazista di sterminare il popolo ebraico, con la conseguente uccisione di milioni di ebrei…Dinanzi a questo orribile genocidio…nessuno può restare indifferente, meno di tutti la Chiesa, in ragione dei suoi legami strettissimi di parentela spirituale con il popolo ebraico e del ricordo che essa nutre delle ingiustizie del passato. La relazione della Chiesa con il popolo ebraico è diversa da quella che condivide con ogni altra religione. Non è soltanto questione di ritornare al passato…chiediamo a tutti i cristiani di unirsi a noi nel riflettere sulla catastrofe che colpì il popolo ebraico, e sull'imperativo morale di far sì che mai più l'egoismo e l'odio abbiano a crescere fino al punto da seminare sofferenze e morte…Nel dare la sua singolare testimonianza al Santo di Israele ed alla Torah, il popolo ebraico ha grandemente patito in diversi tempi ed in molti luoghi. Ma la Shoah fu certamente la sofferenza peggiore di tutte…ma un simile evento non può essere pienamente misurato attraverso i soli criteri ordinari della ricerca storica. Esso richiama ad una « memoria morale e religiosa »… Il fatto che la Shoah abbia avuto luogo in Europa, cioè in paesi di lunga civilizzazione cristiana, pone la questione della relazione tra la persecuzione nazista e gli atteggiamenti dei cristiani, lungo i secoli, nei confronti degli ebrei…Nel mondo cristiano — non dico da parte della Chiesa in quanto tale — interpretazioni erronee e ingiuste del Nuovo Testamento riguardanti il popolo ebreo e la sua presunta colpevolezza sono circolate per troppo tempo, generando sentimenti di ostilità nei confronti di questo popolo ». Tali interpretazioni del Nuovo Testamento sono state totalmente e definitivamente rigettate dal Concilio Vaticano II. Nonostante la predicazione cristiana dell'amore verso tutti, compresi gli stessi nemici, la mentalità prevalente lungo i secoli ha penalizzato le minoranze e quanti erano in qualche modo « differenti ». Sentimenti di antigiudaismo in alcuni ambienti cristiani e la divergenza che esisteva tra la Chiesa ed il popolo ebraico, condussero a una discriminazione generalizzata, che sfociava a volte in espulsioni o in tentativi di conversioni forzate”[37] (fine della citazione; corsivi nostri).
Il documento del 1988 è un servile rigurgito dei luoghi comuni propalati dai più accesi distruttori, rabbinici e sionisti, del Nuovo Testamento. Il Papa dichiara che il popolo giudaico è come esso stesso si considera, attraverso le lenti contorte della sua narrazione egotistica: colui che dà “la sua singolare testimonianza al Santo di Israele e alla Torah”. Ma il giudaismo talmudico non è niente del genere. Il Papa esige il “rigetto” del giudizio evangelico sugli antenati farisaici del giudaismo, liquidandolo come un’”interpretazione” ribelle. Il Papa ci darà l’”interpretazione” corretta, in sintonia con Ehrman e Amy-Jill e con gli implacabili giudaizzanti che considerano la Parola di Dio bisognosa di modifiche interpretative in linea con l’omaggio postmoderno al midrash dei rabbini ortodossi.
Notate il gergo politicamente corretto del Papa sulle “minoranze penalizzate” e sulla “discriminazione generalizzata”. Notate la sua mistificazione, degna di un Elie Wiesel, della storia: “Un simile evento [la Shoah] non può essere pienamente misurato attraverso i soli criteri ordinari della ricerca storica. Esso richiama ad una <<memoria morale e religiosa>>”. In altre parole, quando la ricerca è in contrasto con la “memoria religiosa” della seconda guerra mondiale, viene scartata la ricerca. Ecco perché la ricerca scientifica citata dal Vescovo Williamson non verrà tollerata. In realtà, è considerata un peccato! Questo genere di superstizione procustiana[38] è un passo indietro verso i peggiori eccessi dell’Inquisizione. La teologia Papale della Shoah è quello che i francesi dell’ancien regime definirebbero “le produit d’une société toute factice” (il prodotto di una società completamente falsa).
Per quanto riguarda l’amore verso gli stessi nemici, in che modo tutto ciò intralcia il guardarsi dai loro peccati? Il riferimento del Papa alle “espulsioni” è una frecciata alla Regina Isabella, che governò la Spagna 500 anni fa, e la cui canonizzazione è stata bloccata, forse in modo definitivo, per riguardo ai rabbini, anche se il defunto pontefice è egli stesso sulla corsia preferenziale per essere nominato “Beato Giovanni Paolo”. Questo è il pontefice che ha tracciato i contorni della nuova religione con il suo editto universale secondo cui “nessuno può restare indifferente al genocidio” dei giudei, anche se lui rimase indifferente al genocidio dei palestinesi.
Confutare la teologia della Shoah di Papa Benedetto XVI che distorce le Scritture
Il teologo principale di Giovanni Paolo II – e “prefetto” della Congregazione per la Dottrina della Fede – fu un Cardinale tedesco, Joseph Ratzinger, ora diventato Papa Benedetto XVI. Benedetto ha confermato la dottrina sulla Shoah del suo predecessore e l’ha ampliata in modo tale da farla diventare persino più oppressivamente rabbinica di quanto fosse sotto Giovanni Paolo II. Da Cardinale, Ratzinger ebbe un ruolo da artefice nell’infiltrazione di tale dottrina nella Chiesa e nel suo sviluppo dentro di essa. Ratzinger fu un prodigio teologico che lanciò una testa di ponte per la Shoah dentro il cattolicesimo, sulla base della sua interpretazione gravemente distorta della Bibbia.
La pietra miliare del Cardinale Ratzinger, il documento teologico di 200 pagine, IL POPOLO EBRAICO E LE SUE SACRE SCRITTURE NELLA BIBBIA CRISTIANA[39], venne pubblicato nel 2001 dalla Pontificia Commissione Biblica. Questo documento ufficiale, redatto dal Cardinale e da 23 studiosi sotto la sua direzione, oltre a essere infestato dall’apostasia, dimostra l’approfondita conoscenza – da parte del futuro Papa Benedetto - dei fondamenti del Talmud, così che non si può dire che promulghi errori sul giudaismo ortodosso per ignoranza. Egli ha una buona padronanza della Mishnah e delle “sette middoth” che formano l’esegesi rabbinica della scrittura.
Il Cardinale Ratzinger rispecchia con notevole fedeltà l’influente tesi rabbinica moderna che Gesù fosse sotto l’influenza dei farisei. Seminare una tale confusione è essenziale perché è il solo modo di confondere la fiducia del credente nell’esistenza di una chiara condanna dei farisei nel Nuovo Testamento. Bisogna offrire delle circostanze attenuanti che presentino Gesù come se egli pensasse alla stregua di un fariseo. Perciò, il Cardinale Ratzinger afferma che l’uso da parte di Gesù dell’”analogia” e dell’”argomento a fortiori”[40], dimostra l’influenza sul pensiero di Gesù delle “prime due middoth (regole) di Hillel il Fariseo, ‘qal wa-homer e gezerah shawah’”.
L’attribuzione di quest’ultima regola, (più comunemente pronunciata gezera shavah – vedi Judaism Discovered) è una bestemmia contro Gesù, poiché gezera shavah implica l’attribuzione alla scrittura di un significato grottescamente falsificato, cosa che Gesù non fece mai. Inoltre, l’analogia e l’argomento a fortiori si trovano nel Vecchio Testamento e anche da parte di Socrate e Platone. Stabilire una relazione esclusiva tra questi metodi e le middoth proto-talmudiche del fariseo Hillel è una falsità mirata a diluire la Verità di Gesù annacquandola con l’attribuzione di un’influenza farisaica. Il Cardinale Ratzinger ha osato dire che nelle parole di Gesù si può anche discernere l’influenza del “midrash rabbinico”.
Permettete che il sottoscritto citi al lettore il midrash rabbinico su Noè, secondo cui Noè venne sodomizzato a bordo dell’Arca di Noè. Il Midrash è un libro di menzogne e storielle sui testi biblici, raccontate da rabbini ingannatori. Il Cardinale Ratzinger ha cercato di associare le parole di Gesù a questo retaggio balordo. Ma c’è di peggio: il futuro Papa Benedetto sostiene che sulla scia dell’”Olocausto”, i cristiani hanno il dovere, almeno in parte, di interpretare il Vecchio Testamento come fa il giudaismo talmudico. Avvolta nel manto della “lotta contro l’odio e l’antisemitismo”, la Shoah diventa l’alibi quasi invincibile del rovesciamento rivoluzionario di due millenni di insegnamento cristiano tradizionale sulla Bibbia e sul giudaismo:
“Lo sconvolgimento prodotto dallo sterminio degli ebrei (la shoa) nel corso della seconda guerra mondiale ha spinto tutte le Chiese a ripensare completamente il loro rapporto col giudaismo e, di conseguenza, a riconsiderare la loro interpretazione della Bibbia ebraica, l'Antico Testamento. Alcuni sono arrivati a domandarsi se i cristiani non debbano rimproverarsi di essersi impadroniti della Bibbia ebraica facendone una lettura in cui nessun ebreo si riconosce. I cristiani dovrebbero allora leggere questa Bibbia come gli ebrei, per rispettare realmente la sua origine ebraica?...In rapporto alla prima questione…i cristiani possono e devono ammettere che la lettura ebraica della Bibbia è una lettura possibile, che si trova incontinuità con le sacre Scritture ebraiche dall’epoca del secondo Tempio…Sul piano concreto dell’esegesi, i cristiani possono…apprendere molto dall’esegesi ebraica praticata da più di duemila anni”[41] (corsivi nostri).
Insieme alla proposizione di questa novità sconcertante, il Cardinale Ratzinger la contraddice incidentalmente, e così facendo si garantisce una scappatoia:
“…leggere la Bibbia alla maniera del giudaimo implica necessariamente l’accettazione di tutti i presupposti di quest’ultimo, cioè l’accettazione integrale di ciò che è costitutivo del giudaismo, in particolare l’autorità degli scritti e delle tradizioni rabbiniche, che escludono la fede in Gesù come Messia e Figlio di Dio…Ragioni ermeneutiche obbligano a dare a quest’ultima domanda una risposta negativa”[42] (fine della citazione).
Ecco una proposizione-scappatoia che offre un alibi ai papolatri che sostengono che il Papa non è un giudaizzante e che noi lo stiamo citando erroneamente. Ma diamo uno sguardo più ravvicinato: il futuro Papa sta solo argomentando contro l’”accettazione integrale” dell’autorità delle “tradizioni rabbiniche”. Naturalmente, Gesù condannò tali tradizioni integralmente, in Marco 7 e in Matteo 15. Il Cardinale Ratzinger dice di non credere a “tutti i presupposti” dei rabbini. Ma domandiamo, perché credere a qualcuno di essi? Non è, il giocare sull’equivoco da parte di Ratzinger, un mezzo per contrabbandare almeno qualcuna delle tradizioni rabbiniche all’interno della Chiesa? Il suo tentativo di correggere le sue enormità filo-rabbiniche viene sconfitto dalla prova della sua oltraggiosa calunnia (secondo cui Gesù utilizzava i metodi di ragionamento dei farisei). La verità è che Gesù utilizzava i metodi di ragionamento impartitiGli da Suo Padre in Cielo, e non i depravati cavilli legali che erano la specialità dei farisei.
Esaltazione del prestigio razziale giudaico mediante la distorsione della Lettera ai Romani: capitolo 11
Il documento del Cardinale Ratzinger, IL POPOLO EBRAICO E LE SUE SACRE SCRITTURE NELLA BIBBIA CRISTIANA, presenta un’analisi lunga e contorta della dichiarazioni dell’Apostolo Paolo sul popolo ebraico, distorcendo le sue parole, proprio come avrebbe fatto un dispensazionalista protestante sin dal 19° secolo, per far sembrare valida la dottrina talmudica del prestigio razziale degli ebrei. Il Cardinale Ratzinger ignora gli ammonimenti biblici di Apocalisse 2: 9 e 3: 9, sull’Israele contraffatto, e il fatto che Gesù non credeva che gli ebrei che lo fronteggiavano fossero gli autentici discendenti di Abramo: “Gli replicarono: <<Il nostro padre è Abramo>>. Soggiunse Gesù: <<Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo. Invece voi ora cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità, che udii da Dio. Abramo non fece così>>” (Giovanni 8: 39-40).
La teologia del Cardinale Ratzinger culmina nella sua conferma della proclamazione, da parte del cattolicesimo modernista, del nuovo status di “fratelli maggiori” per i giudei miscredenti che rigettano e osteggiano Gesù:
“E’ per le nostre radici comuni e per questa prospettiva escatologica che la Chiesa riconosce al popolo ebraico uno status speciale di « fratello maggiore », il che gli conferisce una posizione unica tra tutte le altre religioni”[43].
Rivolgendosi ai talmudisti riuniti durante il suo pellegrinaggio alla sinagoga di Roma nel 1986, Papa Giovanni Paolo II dichiarò:
“La religione ebraica non ci è "estrinseca", ma in un certo qual modo, è "intrinseca" alla nostra religione. Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che non abbiamo con nessun'altra religione. Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori”[44].
La famigerata dichiarazione di Giovanni Paolo II sui “fratelli maggiori”, confermata dal futuro Papa Benedetto, si fonda sul rovesciamento dell’insegnamento biblico sull’esclusiva relazione pattizia del cristiano con Dio. Ancora una volta, constatiamo un rigurgito di estremismo giudaizzante che domina nei dipartimenti di teologia di molte università contemporanee. Invece di correggere questi errori nefandi, il Cardinale Ratzinger li ha incorporati nell’insegnamento ufficiale della Chiesa di Roma. I miti da lui perpetuati non sono difficili da confutare, ma la loro virulenza promana dall’autorità ecclesiastica da cui vengono proposti. Notate le sue menzogne:
“Per Paolo, la fondazione, da parte di Gesù, della « nuova alleanza nel (suo) sangue » (1 Cor 11,25) non implica una rottura dell'alleanza di Dio con il suo popolo, ma ne costituisce il compimento. Paolo annovera ancora « le alleanze » tra i privilegi degli Israeliti, anche se non credono in Cristo (Rm 9,4). Israele continua a trovarsi in una relazione di alleanza ed è sempre il popolo al quale è promesso il compimento dell'alleanza, perché la sua mancanza di fede non può abolire la fedeltà di Dio (Rm 11,29). Anche se gli Israeliti hanno considerato l'osservanza della Legge uno strumento per affermare la propria giustizia, l'alleanza-promessa di Dio, tutta di misericordia (Rm 11,26-27), non può essere annullata. La continuità viene sottolineata dall'affermazione che Cristo è lo scopo e il compimento verso i quali la Legge conduceva il popolo di Dio (Gal 3,24). Per molti Giudei il velo col quale Mosè copriva il suo volto rimane steso sull'Antico Testamento (2 Cor 3,13.15), impedendo loro di riconoscervi la rivelazione di Cristo. Ma questo fa parte del misterioso disegno di salvezza di Dio, il cui scopo finale è la salvezza di « tutto Israele » (Rm 11,26)”[45].
Il futuro Papa Benedetto fa di questa tesi vergognosa – usando Romani 9: 4, in cui Paolo riconosce le antiche glorie e privilegi degli ebrei e la discendenza fisica di Gesù da essi – la base di una teologia della salvezza per mezzo della razza senza la fede in Gesù Cristo. Di conseguenza, il Cardinale Ratzinger include i mentitori e gli anticristi nel popolo alleato di Dio. La Parola di Dio afferma: “Chi è il mentitore, se non chi nega che Gesù è il Cristo? Egli è l’anticristo, che nega il Padre e il Figliuolo. Chiunque nega il Figliuolo, non ha neanche il Padre; chi confessa il Figliuolo, ha anche il Padre” (1 Giovanni 2: 22-23; corsivo nostro). La Bibbia insegna che chiunque neghi il Figlio di Dio non ha relazioni con Suo Padre. Il futuro Papa dichiara che l’alleanza rientra “tra i privilegi degli Israeliti, anche se non credono in Cristo”. Questa è una menzogna rabbinica. Gesù ha detto: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo mio” (Giovanni 14: 6).
Il peccato di Israele ha abrogato l’alleanza mosaica, l’unica delle alleanze che non era eterna. Dio l’ha sostituita con una nuova alleanza e con un nuovo Israele. L’Israele razziale non fa più parte dell’alleanza di Dio (Ebrei 8: 7-13 e Geremia 31: 31-34). Utilizzando Romani 11: 29, il Cardinale Ratzinger ha dichiarato:
“Israele continua a trovarsi in una relazione di alleanza ed è sempre il popolo al quale è promesso il compimento dell’alleanza, perché la sua mancanza di fede non può abolire la fedeltà di Dio (Rm 11, 29)”[46].
Qui il futuro Papa accusa Dio di essere infedele se la sua alleanza con l’Israele razziale è stata annullata. Questo livello di arroganza è rabbinico nella sua accusa spudorata contro Dio. La Sacra Bibbia dice di Dio: “Parlando così di un patto nuovo, ha reso antico quel di prima; e ciò che è fatto antico ed è invecchiato, è vicino a scomparire” (Ebrei 8: 13).
Se accettiamo l’interpretazione del futuro Papa Benedetto di Romani 11: 29, dobbiamo scartare i Vangeli di Matteo e di Giovanni; la prima Lettera di Giovanni; la Lettera agli Ebrei; Geremia 31 e l’insegnamento dell’intera Lettera ai Romani stessa, se si inquadra tale insegnamento nel suo contesto. Leggiamo Romani 11 dal versetto 26: “Allora tutto Israele si salverà…rispetto all’elezione sono amati per via dei padri”. Versetto 29: “I doni e la vocazione di Dio non son cose che soggiacciono a pentimento”.
I liberali, i cattolici neocon e i protestanti dispensazionalisti interpretano allo stesso modo questo passo per intendere che l’elezione dell’Israele carnale (l’Israele secondo la carne) è irrevocabile a causa dell’amore di Dio per i patriarchi di Israele. Il Cardinale Ratzinger e i catto-sionisti propongono, con la loro teoria della salvezza per mezzo della razza, due differenti vie di salvezza, una per gli ebrei senza Cristo, e una per mezzo di Cristo per i gentili.
Possiamo considerare prudente o edificante prendere poche righe dalla Lettera ai Romani per contraddire l’intero Vangelo di Gesù Cristo? Tutto ciò non riguarda soltanto Romani 11 – nel senso inteso dal Cardinale Ratzinger – contro la dottrina di Gesù – ma riguarda anche Romani 11 contro la dottrina fortemente sottolineata negli altri scritti di Paolo. Ad esempio, in Galati 3: 7 e 28-29, Paolo insegna che la Chiesa è il vero Israele di Dio.
Come può l’Israele razziale essere irrevocabilmente salvato grazie all’amore di Dio per i profeti di Israele quando, secondo Gesù (e secondo lo stesso Paolo, in 1 Tessalonicesi 2: 15-16), fu l’Israele razziale che uccise e osteggiò i profeti? Gesù ha detto ai capi d’Israele: “Così voi testimoniate contro voi stessi che siete discendenti di coloro che uccisero i profeti” (Matteo 23: 31). Dio salverà l’Israele razziale anticristico per amore dei profeti da esso uccisi?
Se la nuova esegesi del Cardinale Ratzinger è giusta, e l’alleanza di Dio con l’Israele carnale non è stata mai revocata e non potrà mai essere revocata, allora dobbiamo chiedere: perché è Israele, prima di tutto, che ha bisogno di essere ricostituita? Perché essa ha bisogno di Gesù Cristo (Matteo 15: 24) se è salvata dal suo rapporto etnico con gli antichi patriarchi biblici amati da Dio?
Non troviamo nessuna dottrina di salvezza-mediante-retaggio-razziale in Romani 2: 6-8: “Il quale [Dio] renderà a ciascuno secondo le sue opere; agli uni, che per costanza nell’opera buona cercano riputazione e onore e immortalità, eterna vita; agli altri, figli della discordia e che disobbedienti alla verità obbediscono invece all’ingiustizia, ira e sdegno”.
Non troviamo nessuna dottrina di salvezza-mediante-retaggio-razziale in 2 Corinti 3: 10-11: “Per questo rispetto non si può neanche dir glorificato quel che è stato glorificato [prima con Mosé], e ciò per la tanto maggior gloria [d’ora di Cristo]; se ciò ch’era non durevole ebbe luce di gloria, tanto più è in gloria quel che è permanente!”. Con l’arrivo della nuova alleanza, la vecchia alleanza non ha più nessuna gloria. Di conseguenza, Dio ha ultimato (in greco: katargeo) la gloria della vecchia alleanza.
C’è un altro problema serio nel sostenere la tesi che gli “ebrei” possono essere salvati a prescindere dalla fede in Cristo: cosa accade se molti di questi auto-proclamati “ebrei” non sono in realtà affatto ebrei e non discendono da Abramo? Il sottoscritto ha posto per lungo tempo una semplice domanda a quelli che accettano che i giudei che dicono di essere “ebrei” debbano essere creduti automaticamente: dov’è la prova e dove sono gli archivi che provano la loro genealogia ebraica? Oggi, nessuno può fornire una tale documentazione (Tito 3: 9). Tuttavia, in base a una verosimiglianza ipnotica, è universalmente accettato che questi seguaci del giudaismo che si auto-proclamano “ebrei” del Vecchio Testamento debbano essere considerati credibili. Mi dispiace, ma la parola dei mentitori[47] da sé stessa non basta.
Inoltre, notiamo qui l’operazione clandestina di una diabolica trappola anti-giudaica: molti giudei che immaginano di essere “ebrei” destinati a essere salvati grazie alla loro presunta discendenza etnica dai patriarchi non godranno di tale salvezza, poiché in realtà essi non sono affatto “ebrei” razziali! La semina di questa falsa speranza razziale non viene còlta quasi mai nella battaglia sull’abuso di Romani 11: 26-29. Domanda: chi ha piantato questa sciocca aspettativa, che conduce alla dannazione eterna del popolo giudaico? Non è forse il diavolo stesso, che odia i giudei, ad operare attraverso il fondamentalismo protestante, il cattolicesimo modernista e il giudaismo?
L’Apostolo Paolo: ancora attaccato alle “tradizioni ebraiche”?
Studiando il documento del Cardinale Ratzinger, scopriamo un’asserzione sconcertante. Oltre ad affermare che San Paolo insegnò la dottrina della salvezza mediante l’appartenenza etnica israelita, ci imbattiamo nella tesi, da parte del futuro Papa Benedetto, di Paolo come qualcuno che non si era pienamente convertito al cristianesimo dal giudaismo rabbinico:
“Nei suoi scritti si trovano non soltanto, come abbiamo visto sopra, continui riferimenti all’Antico Testamento, ma anche molte tracce di tradizioni giudaiche”[48].
Notate la distinzione fatta tra il Vecchio Testamento e la tradizione ebraica. Quest’accusa contro Paolo – di essere sotto l’influenza di tradizioni non bibliche – si basa su qualche arcano degli archivi segreti del Vaticano? Le “molte tracce” di “tradizioni ebraiche” attribuite agli scritti di Paolo sarebbero [in questo caso] le “tradizioni degli uomini” che Gesù ha condannato in Marco 7 e in Matteo 15, perché vanificano la Parola di Dio. L’asserzione del Cardinale Ratzinger che gli scritti di Paolo riflettono le “tradizioni ebraiche” è un riferimento alle dottrine che non si trovano nel Vecchio Testamento; in altre parole, il futuro Papa sta dicendo che gli insegnamenti di Paolo riflettono le dottrine della legge orale dei farisei. Questa rivelazione concernente San Paolo, come se si trattasse di un cristiano non del tutto convertito e ancora attaccato alle credenze proto-talmudiche spiega l’enfasi della Chiesa Cattolica modernista su di lui come un maestro della salvezza mediante razza, poiché il razzismo è uno dei fondamenti delle “tradizioni degli uomini” insegnate dai rabbini. La teologia del Cardinale Ratzinger in IL POPOLO EBRAICO E LE SUE SACRE SCRITTURE NELLA BIBBIA CRISTIANA sembra fornire un nuovo sostegno alla vecchia accusa secondo cui San Paolo fondò una nuova religione contraria agli insegnamenti di Gesù.
Se Paolo è davvero colpevole di aver insegnato la salvezza per gli ebrei etnici indipendentemente da Gesù Cristo, “per amore dei patriarchi del Vecchio Testamento amati da Dio”, allora non insegnava il Vangelo di Gesù Cristo, ma piuttosto le tradizioni dei farisei sull’orgoglio di razza. In Matteo 3: 9-10, Giovanni il Battista, in linea con Cristo, insegna che per ereditare la promessa di Dio non basta essere discendenti di Abramo. Bisogna anche portare buoni frutti, altrimenti si verrà tagliati e gettati nel fuoco. Nessun fraintendimento delle parole dell’Apostolo Paolo può vanificare questa verità evangelica.
Dagli annali dei Padri della Chiesa apprendiamo che: “Prima di Clemente di Alessandria (150-215 A. D.), nessuno scrittore patristico aveva a quanto pare commentato Romani 11: 26. Coloro che vissero nei primi tre secoli, che erano a conoscenza dell’insegnamento di Paolo, non menzionano una imminente salvezza degli ebrei”[49].
Ricordiamo l’ammonimento di San Pietro, che faremmo bene ad applicare alla distorsione di Romani 11: 26-29 da parte dei Papi e Cardinali modernisti e senza legge: “…Ritenendo che la longanimità del Signor nostro è la salute, come ve n’ha scritto anche il nostro carissimo fratello Paolo secondo la sapienza a lui data, come [fa] in tutte le lettere, dove parla di queste cose, nelle quali vi sono alcuni punti difficili a intendersi e che gli ignoranti e i poco stabili stravolgono - come anche le altre Scritture - per loro perdizione” (2 Pietro 3: 15-17).
I “nostri fratelli maggiori nella fede”
Questo slogan potrebbe sembrare una beffa occulta. Classificando come “nostri fratelli maggiori” coloro che si attaccano alla religione e al retaggio che rifiutarono Gesù, i Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI vanno contro la Bibbia e fanno appello alle tramontate famiglie e strutture di clan dell’uomo naturale. Se la mafia e l’ordine pagano insegnano di “non andare mai contro la famiglia”, nel corso della Bibbia Dio dimostra che Egli rappresenta un ordine radicalmente differente, in cui la verità spesso prevale sui legami familiari e la successione gerarchica viene talvolta rovesciata per amore dell’adempimento della misteriosa volontà di Dio. Questa verità è così importante che Dio ci fornisce il ricordo di un cattivo fratello maggiore subito all’inizio del Nuovo Testamento, nella genealogia di Cristo stesso, nel Vangelo di Matteo, dove quattro donne appaiono nell’elenco degli antenati di Gesù: Tamar, Rahab, Ruth e Betsabea. E’ Tamar che ci interessa.
Tamar era la vedova del figlio primogenito cattivo[50] di Giuda, che Dio aveva ucciso (Genesi 38: 7). Dopo la sua morte, Tamar venne maritata al figlio maggiore rimasto, Onan, che nella sua relazione coniugale con Tamar praticò il controllo delle nascite e che per questo venne parimenti ucciso da Dio. Un altro figlio, Sela, fu promesso come marito a Tamar dal suo suocero Giuda, ma questi ruppe la promessa. Tamar poi si travestì da prostituta di strada e Giuda, che non la riconobbe, si offrì di pagarla per fare sesso. Ella ubbidì, dopo di che Giuda la accomiatò, non accorgendosi che era Tamar. Poi Tamar mise da parte l’abito da prostituta e riassunse la sua identità di vedova. Tre mesi dopo, quando la gravidanza di Tamar per la sua unione con Giuda divenne manifesta, ella venne accusata di prostituzione e Giuda ordinò che venisse bruciata. Ma lei aveva conservato il pegno del suo accoppiamento (l’anello, il braccialetto e il bastone) e una volta posto di fronte a questi oggetti, Giuda ammise ciò che aveva fatto con lei, quando aveva pensato che fosse una prostituta. Giuda confessò: “Lei è stata più giusta di me” (Genesi 38: 13-26). Qui vediamo un esempio di cattivi fratelli maggiori che creano le condizioni della sordida – e difficile – situazione di Tamar. Tamar, come prostituta, venne evitata e sarebbe stata perfino uccisa da personaggi “pii” e “religiosi”, se non fosse riuscita a provare il peccato del suo accusatore, il suo stesso suocero.
C’è di più: Tamar rimane incinta, da parte di Giuda, di due gemelli. Al momento della nascita, il fratello maggiore, Zara, viene posposto al fratello minore, Fares (Genesi 38: 27-30), uno scambio di grande importanza, poiché Dio sceglie Fares come progenitore della casa reale di Davide, la radice di Jesse, la linea genealogica di Nostro Signore Gesù Cristo (Ruth: 18-22). In tal modo Dio rovescia l’usanza del fratello maggiore per amore della Sua divina volontà. Perché allora il Papa attuale, come il suo predecessore, fa del “Fratello Maggiore” una particolare categoria teologica di tenerezza divina e diffonde questo concetto maldestro nella Chiesa Cattolica?
La figura del cattivo fratello maggiore non è un caso isolato. Abele viene preferito al fratello maggiore Caino, che lo perseguitava, Giacobbe viene preferito al fratello maggiore Esaù, che lo perseguitava. In Galati 4: 28-30, San Paolo identifica i cristiani e la libertà con il fratello minore Isacco. Egli identifica la schiavizzazione e la persecuzione dei cristiani con il fratello maggiore Ismaele: quando Agar concepì Ismaele, “guardava con disprezzo alla padrona” (Genesi 16: 4). Gli ebrei, con la loro fede nelle tradizioni umane dei loro Chazal[51], guardano con disprezzo ai cristiani, la cui fede è fondata sulla Parola di Dio.
Riguardo ai talmudisti e ai sionisti, il conio Papale dell’espressione “Fratelli Maggiori nella Fede” è più che mai sinistra alla luce di quanto abbiamo dimostrato dalla Bibbia su certi fratelli maggiori. I testi rabbinici, tuttavia, sono pieni di ordini del fratello maggiore cui si deve sottostare. Hilchot Mamrin (6: 15): “E’ mid’Rabanan che si debba onorare il proprio fratello maggiore come si onora il padre”.
Il superiore generale della Fraternità San Pio X (FSSPX) – di cui fa parte il Vescovo Williamson – il Vescovo Bernard Fellay, ha fatto proprio il mantra vaticano in una dichiarazione del 31 Gennaio 2009 al settimanale cattolico francese Famille Chrétienne: “Gli ebrei sono i “nostri fratelli maggiori”, nel senso che abbiamo qualcosa in comune, cioè l’Antica Alleanza”[52]. Il Vescovo Fellay poi aggiunge una proposizione scappatoia: “Certo, ci separa l’aver riconosciuto il Cristo quando lui è venuto”[53].
Tutto ciò ci obbliga a chiedere a Mons. Fellay: la venuta del Messia è un semplice dettaglio, e quindi la “separazione” è un fatto secondario, o si tratta della rottura definitiva della nostra presunta relazione con questi “fratelli maggiori”? Se è vera la seconda, perché prendersi il disturbo di usare questo termine sinistro, se non per ingraziarsi il Papa facendosi notare a imitare pappagallescamente la sua Neolingua rivoluzionaria? Thomas More si rifiutò di prestarsi ad un analogo atto di servilismo verso Enrico VIII. Marcel Lefebvre si rifiutò di pronunciare anche una sola espressione ecumenica alla moda in ossequio allo schiamazzo di Assisi organizzato da Giovanni Paolo II nel 1986.
La Neolingua della Shoah come prassi dialettica hegeliana
Il trattamento sotterraneo dell’umanità viene operato in parte mediante la distillazione alchemico/cabalista della conjunctio oppositorum (“unione degli opposti”), messa a punto nell’epistemologia dialettica di Hegel all’inizio del 19° secolo. Nella dialettica di Hegel, l’obbedienza alla verità eterna è considerata un anacronismo, una sorta di ingenuità. La teologia rabbinica dell’”Olocausto” e la sua Neolingua della Shoah sono state incorporate nella Chiesa Cattolica per compiacere la potenza sionista e rabbinica, ed in conformità al modello dialettico che esige l’adattamento istituzionale al cambiamento per amore del cambiamento[54].
Tale cambiamento è quasi sempre accompagnato dall’imposizione di un linguaggio mistificatorio (“Olocausto” e “Shoah”) che compromette seriamente la chiarezza propria del linguaggio letterale che denota o rappresenta qualcosa in modo preciso. I termini “Olocausto” e “Shoah” costituiscono il gergo hegeliano della mistificazione – essi sono deliberatamente vaghi e passionali; connotano molte cose differenti per differenti persone.
Nella dialettica, il linguaggio diventa “speculativo”, l’incarnazione del “processo dinamico” del “doppio uso”. Questo deterioramento di significato realizza l’osservazione di Joseph De Maistre, secondo cui “Ogni decadenza individuale o nazionale viene immediatamente accompagnata da una decadenza strettamente proporzionale del linguaggio stesso”.
John Rees, un importante scrittore hegeliano, in The Algebra of Revolution, afferma che “Il linguaggio ordinario presume che le cose e le idee siano stabili, che esse siano o “questo” o “quello”…la scoperta fondamentale della dialettica di Hegel fu che le cose e le idee cambiano – gli imperi sorgono e cadono, come le religioni e le scuole di filosofia…a proposito delle idee e dei concetti che tendiamo a considerare come “assolutamente fissi e stabili”, Hegel ha detto: ‘Guardiamo ad essi come separati l’uno dall’altro da un abisso infinito, in modo tale che le categorie opposte non possano mai incontrarsi. La battaglia della ragione è la lotta per rompere la rigidità cui il comprendere ha ridotto ogni cosa’. E’ a questo scopo che Hegel sceglie deliberatamente delle parole che possano incarnare dei processi dinamici: “Il doppio uso del linguaggio, che dà alla stessa parola un significato positivo e uno negativo, non è casuale…Dovremmo…riconoscere in esso lo spirito speculativo del nostro linguaggio che si eleva al di sopra del semplice o-questo-o-quello del comprendere”[55].
Nel 1915, Lenin, nel suo A proposito della dialettica, descrisse il processo nei termini della conjunctio oppositorum: “L’identità degli opposti…è il riconoscimento…di tendenze contraddittorie opposte e che si escludono reciprocamente, in tutti i fenomeni e i processi della natura…Condizione della conoscenza di tutti i processi del mondo nel loro “automovimento”, nel loro sviluppo spontaneo, nella loro realtà vivente è la conoscenza di essi come unità degli opposti. Lo sviluppo è una “lotta” degli opposti. Le due fondamentali concezioni dello sviluppo (evoluzione) sono: lo sviluppo come diminuzione e aumento, come ripetizione, e lo sviluppo come unità degli opposti (sdoppiamento dell’uno in opposti che si escludono l’un l’altro e loro reciproco rapporto).Con la prima concezione del movimento rimane nell’ombra l’”automovimento”, la sua forza propulsiva, la sua sorgente, il suo motivo (oppure questa sorgente viene trasferita al di fuori – Dio, soggetto ecc.). Con la seconda concezione l’attenzione principale è rivolta proprio alla conoscenza della sorgente dell’”automovimento”. La prima concezione è morta, povera, arida. Solo la seconda dà la chiave dell’”automovimento” di tutto quanto esiste; solo essa dà la chiave dei “salti”, dell’”interruzione della continuità”, della “trasformazione nell’opposto”, dell’annientamento del vecchio e della nascita del nuovo”[56].
Se è vero che il cristianesimo è contrastato da intelletti formidabili e da sofisticati sistemi di inganno, alla fin fine la colpa della condizione di sovversione in cui versa la ecclesia di Cristo deve essere attribuita prima di tutto non tanto ai complotti cospirativi dei pochi, ma al sonno ipnotico dei più. Se il Nuovo Testamento insegna che gli ebrei miscredenti sono sotto la collera [di Dio], una condanna anche più schiacciante ricade sui battezzati che, prigionieri dell’incantesimo di un lassismo paralizzante, vendono tranquillamente il loro obbligo di portare testimonianza alla verità per la densa minestra del rispetto umano e della promessa di sicurezza materiale in un mondo guidato da giudei suprematisti. Quei pochi che cercano di proclamare, fedelmente e senza paura, la Verità di Cristo vengono spesso schivati e fatti oggetto di ostilità e di maldicenze da persone pie che immaginano di adempiere il loro dovere verso Dio partecipando regolarmente alle cerimonie religiose e a lunghe preghiere.
Il Vescovo Williamson e l’ordine di ritrattare
Dopo l’intervista del Vescovo Williamson con la televisione svedese, egli è diventato il centro di uno scalpore mediatico internazionale sulle prime pagine e sugli schermi televisivi del mondo intero. E’ stato minacciato di cinque anni di prigione in Germania, di tre anni di prigione in Argentina (dove viveva al momento dei fatti) e di incriminazione in Francia. Nel resto dell’Occidente è stato presentato come l’uomo più cattivo del mondo. Alla fine, il suo ordine religioso – la FSSPX – gli ha tolto l’incarico di rettore del seminario argentino, dopo che l’Argentina lo aveva espulso. Il suo superiore, il Vescovo Bernard Fellay, ha definito il suo scetticismo riguardo alle camere a gas omicide “insensato” e gli ha ordinato di stare zitto.
La decisione del Vescovo Fellay è stata spiegata ai cattolici tradizionalisti da Arnaud Rostand, il superiore della FSSPX in America: “…La missione della Fraternità San Pio X è…di difendere e di vivere la fede cattolica…La questione dell’Olocausto è storica, non è una questione di fede…è di secondaria importanza e non possiamo permettere che diventi un ostacolo alla missione primaria della Fraternità…A causa della minaccia che i commenti del Vescovo Williamson sull’Olocausto pongono alla missione della Fraternità…il Vescovo Fellay ha ritenuto necessario agire a tale riguardo con fermezza. In quanto Superiore della Fraternità San Pio X, Dio gli dà la grazia di prendere tali decisioni…Non dobbiamo giudicarlo in base a congetture, bensì sostenerlo…”[57].
I “difensori della fede”sottintendono che la verità non è la loro missione primaria e la diabolica sostituzione di Cristo con Auschwitz, che sta al centro di quello che il Vescovo Williamson sta combattendo nel rifiutare l’idolo delle camere a gas, è un “ostacolo” alla “missione primaria”. Si chiede di non giudicare in base a congetture la decisione di un prelato (il Vescovo Fellay) che prende decisioni in “grazia di Dio”, una strana richiesta da parte della FSSPX, che qualche volta ha disobbedito (e giustamente) alle decisioni di Papi che – se adempiute – avrebbero distrutto delle anime.
C’è anche l’insinuazione che il Vescovo Williamson cerchi di trasformare la FSSPX in un’associazione di discussione sull’olocausto. In realtà, egli ha menzionato in pubblico le camere a gas esattamente due volte in 20 anni (nel 1989 e nel Gennaio del 2009). Naturalmente, nessuno vuole che la FSSPX venga politicizzata ma nello stesso tempo l’espressione pubblica da parte del Vescovo Williamson dei dubbi sulle camere di esecuzione di Auschwitz non solo rientra nei suoi diritti di pastore del gregge di Cristo ma funge da tenda ad ossigeno dell’avanguardia contro il veleno spirituale costituito dalla Shoah.
Il Cardinal Roger Mahoney, di Los Angeles, in una disposizione diocesana firmata (in modo tipico) congiuntamente all’American Jewish Committee, ha messo al bando il Vescovo Williamson da tutte le chiese di Los Angeles. Mahony è oggetto di un’inchiesta federale per molestie ai danni di minori. E’ stato un importante favoreggiatore delle molestie pretesche ai bambini sin da quando era Vescovo di Stockton. Dopo Stockton, Giovanni Paolo II lo nominò ArciVescovo di Los Angeles (1985) e poi Cardinale (1991). Anche i Vescovi cattolici tedeschi hanno mostrato un debole – alla stregua dei rabbini – per la vendetta e hanno messo al bando Williamson dalle loro chiese. Se il Vescovo Williamson fosse un attivista “gay” o un sostenitore della legalizzazione dell’aborto, troverebbe spalancate sia le porte delle chiese tedesche che di quelle della diocesi di Los Angeles.
Ma il passo che ha portato il caso Williamson ad un livello inedito di surrealismo da Zona Grigia è stata la decisione del Segretario di Stato di Papa Benedetto che il Vescovo Williamson debba ritrattare i propri dubbi sulle gasazioni di Auschwitz per assumere incarichi ecclesiali. Tutto ciò equivale di fatto ad un imprimatur Papale conferito alle dicerie sulle camere a gas di Auschwitz. Improvvisamente il revisionismo, che è un’epistemologia, si ritrova sull’Indice Papale dei Pensieri Proibiti. In Germania si può negare il Parto Virginale. Si può dire che la Beata Vergine era una puttana. Si può negare la Resurrezione di Gesù. Chiunque è libero di dubitare dell’olocausto israeliano contro i palestinesi e dell’olocausto degli Alleati contro Dresda e Nagasaki. Ma il sacro dogma che non può essere dubitato è quello di Auschwitz.
Il Vaticano era paralizzato dal bisogno di rientrare nelle grazie del rabbinato israeliano, che aveva troncato i rapporti a causa del Vescovo Williamson. Era quel rabbinato i cui talloni erano freschi del sangue di 1.400 palestinesi massacrati a Gaza nei precedenti mesi di Dicembre e Gennaio: “I rabbini dell’esercito israeliano hanno detto alle truppe da combattimento nell’offensiva contro Gaza di Gennaio che stavano combattendo una ‘guerra religiosa’ contro i gentili…secondo il resoconto di un comandante dell’esercito…’Il loro messaggio era molto chiaro: siamo il popolo ebreo, siamo giunti in questa terra grazie a un miracolo, Dio ci ha riportato in questa terra e ora abbiamo bisogno di combattere per espellere i gentili che interferiscono con la nostra conquista di questa terra santa’…E’ stato trovato un opuscolo distribuito ai soldati contenente un ordine rabbinico contro il mostrare pietà nei confronti del nemico” (Reuters, 20 Marzo 2009; corsivi nostri)[58].
Il Vaticano si è sentito sollevato quando il criminale rabbinato israeliano ha acconsentito a riprendere le relazioni. Quale parte di tale piaggeria, Papa Benedetto è atteso a Maggio per un “pellegrinaggio in Israele”. In risposta, i cristiani palestinesi dicono che il Papa dei fratelli maggiori non è il benvenuto: “Papa Benedetto non è il benvenuto in Terra Santa nelle attuali circostanze”, ha detto l’ArciVescovo Teodosio di Sebaste, il prelato cristiano nativo della Palestina di rango più elevato a Gerusalemme, dopo che era stato annunciato che il capo della Chiesa di Roma inizierà il suo pellegrinaggio di Maggio con l’inchino al Museo dell’Olocausto ‘Yad Vashem’[59].
“…Prima di esprimere solidarietà agli ebrei, dovrebbe mostrare solidarietà ai cristiani di Palestina. Anche noi abbiamo le nostre tragiche memorie; il nostro Yad Vashem sta a Gaza”, ha detto l’ArciVescovo, e ha quindi aggiunto: ‘Permettete che il Papa inizi la sua visita innanzitutto da Gaza…Se il Papa vuole venire in Terra Santa, dovrebbe iniziare la visita venendo nella locale chiesa cattolica di Gaza’, ha detto l’ArciVescovo Teodosio Atallah Hanna. Il Papa dovrebbe incontrarsi con i cristiani palestinesi, che portano la luce di Cristo nelle tenebre dell’occupazione israeliana. Altrimenti, questa non è una visita per noi ma per Israele, un capitolo del programma del Papa nei confronti delle organizzazioni ebraiche…”[60].
I rabbini hanno incoraggiato l’esercito israeliano nel suo massacro di centinaia di bambini palestinesi e tuttavia il Papa fa il ruffiano con questi rabbini zuppi di sangue. Qui constatiamo l’inestirpabile prestigio rabbinico, che deriva dall’essere un’icona mediatica e il venerato soggetto di innumerevoli film olocausto-maniaci – nessun massacro di bambini istigato dai rabbini può sminuire la loro reputazione presso il Vaticano. Qui capiamo perché il Papa ammanterà del proprio prestigio il battage olocaustico dello stato israeliano nello Yad Vashem mentre non presterà attenzione all’olocausto israeliano di Gaza: i palestinesi non sono icone mediatiche e non hanno influenza sui giornali occidentali.
Obiezione: il Papa si oppone al sistema mediatico quando si tratta dei condom e dell’aborto. Risposta: è vero, ma non per le ragioni che immaginate. Il movimento del “Diritto-alla-Vita”, con la sua indignazione selettiva è un altro cavallo di Troia dentro la Chiesa. In quanto oppositore dell’aborto targato “Diritto-alla Vita”, lo sterminatore George W. Bush è riuscito ad ottenere il sostegno dei protestanti e dei cattolici conservatori alle sue guerre sprecone, e al suo finanziamento e armamento della macchina militare israeliana che commette le atrocità contro i civili arabi.
Gli attivisti del “Diritto-alla-Vita” cadono preda della dialettica che schiera la tesi contro l’antitesi; ciò permette a George W. Bush di parlare nella cattolica Notre Dame University senza suscitare proteste da parte dei vescovi e dei cattolici conservatori, mentre l’eventualità dell’apparizione di Obama alla Notre Dame li rende isterici. I soldati israeliani colpiscono intenzionalmente a morte le donne arabe incinte, ma il fatto che i contribuenti americani supportino l’uccisione dei bambini palestinesi non nati e delle loro madri non è un problema per le truppe di zombie dei “pro-life” Sean Hannity/Bill O’Reilly/Michael Savage.
Il nostro movimento procede di disfatta in disfatta non a causa dei complotti degli “ebrei” ma a causa della nostra assuefazione ai disfattisti, un pensiero da vicolo cieco cui ci aggrappiamo anno dopo anno. Questa è la definizione della pazzia: continuare a fare sempre la stessa cosa aspettandosi un risultato differente. Nel mezzo di questa pazzia interminabile, il Vescovo Williamson si è fatto avanti per rompere lo schema. Sotto il peso schiacciante degli anatemi rituali - dei leader internazionali, dei media, dei rabbini, del Papa e perfino del superiore generale del suo stesso ordine – non si è piegato ai falsi dei dei sacerdoti di Baal.
Chiunque venda il Regno di Gesù Cristo per la tattica presuntamente prudente di compiacere i sionisti e il potere rabbinico è un maledetto, e ne dovrà rispondere il Giorno del Giudizio. Se Gesù Cristo è veramente Re, allora la nostra società, la nostra cultura e il nostro mondo non possono permettere che le sofferenze dei giudei – sia reali che immaginarie – in un campo di lavoro in Polonia superino in centralità, attenzione e pubblica consapevolezza, l’uccisione di Dio sul Golgota.
Nessun vero cristiano può sottomettersi alla teologia della “Shoah” dei Giuda del Papato. E se è sicuramente vero che la maggior parte dei protestanti e anche gli Amish non hanno di che vantarsi a tale proposito, la sincerità e la verità ci obbligano a riconoscere che l’apostasia della Shoah porta credito alla profezia di La Salette che Roma, con a capo il Papa, è un tipo di Anticristo[61].
Michael Hoffman. Luca 18: 8. Venerdì Santo 2009.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale (The New Catholic “Shoah” Theology, in “Revisionist History” n°47) è disponibile presso l’autore: hoffman@revisionisthistory.org . Le note a piè di pagina sono del traduttore. Il testo della Bibbia utilizzato in questa traduzione è quello a cura di Giuseppe Ricciotti della Salani Editore, ultima ristampa: 1991
[4] http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/letters/2009/documents/hf_ben-xvi_let_20090310_remissione-scomunica_it.html
[10] Su questo si veda: http://www.nostreradici.it/Morselli-Aetate.htm , nonché: http://www.nostreradici.it/prefazione_Isaac.htm
[12] http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html
[13] Ibidem.
[14] Ibidem
[15] Ibidem.
[16] Ibidem.
[17] Ibidem.
[18] Vedi Craig Heimbichner, Blood on the Altar [Sangue sull’altare], disponibile su richiesta presso Independent History and Research: http://www.revisionisthistory.org/cgi-bin/store/agora.cgi?cart_id=3981580.22625*PL4T05&product=Books_and_Pamphlets
[20] Qui l’autore si riferisce ad un’osservazione presente nella versione inglese del documento (http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/relations-jews-docs/rc_pc_chrstuni_doc_19741201_nostra-aetate_en.html ) che non è presente nel testo italiano.
[21] http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/speeches/1975/documents/hf_p-vi_spe_19750110_chiesa-cattolica-ebraismo_fr.html
[22] Vedi Judaism Discovered.
[23] Vedi Judaism Dicovered, p. 421.
[24] Vedi Revisionist History n°46, “The Rag Economy”.
[25] http://www.nostreradici.it/sussidi.htm . Primo paragrafo, “Insegnamento religioso ed ebraismo”, n°3.
[26] http://www.nostreradici.it/sussidi.htm . Terzo paragrafo, “Radici ebraiche del cristianesimo”, n°19.
[27] Vedi: “Address to the Hebrew University of Jerusalem”, 23 Marzo 1995, in Selected Works of Cardinal Joseph Bernardin: Homilies and Teaching Documents, 2000, pp. 285-299; con una prefazione del Cardinal Roger Mahony. In rete: http://archives.archchicago.org/JCBpdfs/JCBatantisemitismhebrewu.pdf
[28] http://www.nostreradici.it/sussidi.htm . Terzo paragrafo, n°16.
[29] Matthew Poole, A Commentary on the Holy Bible, volume III, p. 241.
[30] http://www.nostreradici.it/sussidi.htm . Terzo paragrafo, n°17.
[31] Ibidem.
[32] http://www.nostreradici.it/sussidi.htm . Terzo paragrafo, n° 19.
[33] Judaism Discovered, p. 70.
[34] Vedi Jesus Interrupted, p. 241.
[35] http://www.nostreradici.it/sussidi.htm . Sesto paragrafo, n°25.
[36] Ibidem.
[37] http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/documents/rc_pc_chrstuni_doc_16031998_shoah_it.html
[38] Da Procuste: http://it.wikipedia.org/wiki/Procuste
[40] Locuzione latina il cui senso in lingua italiana corrisponde a “a maggior ragione”.
[41] http://nostreradici.it/scritture_cap2.htm#II-A (Contributo della letteratura ebraica della Bibbia, n°22).
[42] Ibidem.
[43] http://nostreradici.it/scritture_cap2.htm#II-B (n°36, ultimo capoverso).
[45] http://nostreradici.it/scritture_cap2.htm#II-C (n° 41, quarto capoverso).
[46] Ibidem.
[47] Vedi Judaism Discovered, pp. 593-618.
[48] http://nostreradici.it/scritture_cap3.htm#III-C (n°79, terzo capoverso).
[49] Joseph A. Fitzmeyer, Romans: A New Translation with Introduction and Commentary [Romani: una nuova traduzione con introduzione e commento], Yale University Press, 2008, p. 620.
[50] Il cui nome era Her.
[51] Acronimo dell’ebraico “Chachameinu Zichronam Livracha”: i “nostri saggi di santa memoria”. Vedi al riguardo: Judaism Discovered, p. 150.
[52] http://Paparatzinger2-blograffaella.blogspot.com/2009/02/fellay-gli-ebrei-sono-nostri-fratelli.html
[53] Ibidem.
[54] Vedi Judaism Discovered, pp. 871-872).
[55] Rees [1998], p. 41.
[60] Ibidem.
[61] Va però detto, a onor del vero, che in Vaticano non tutti la pensano allo stesso modo: lo scorso 25 Settembre, infatti, in un’intervista rilasciata al Sueddeutsche Zeitung, Sua Eminenza il Cardinal Castrillòn Hoyos ha elogiato Mons. Williamson: “Un uomo onesto…In ogni caso, un uomo di una fede semplice e sincera” (http://blog.messainlatino.it/2009/09/testo-integrale-dellintervista-al-card.html ). E sull’Olocausto ha aggiunto: “Il negazionismo non tocca l’essenza della chiesa”. Su questo si veda anche il bel commento di don Curzio Nitoglia, BRAVO CASTRILLÒN, FORZA WILLIAMSON!: http://www.doncurzionitoglia.com/castrillon_williamson.htm
