UN’IMBOSCATA MASCHERATA DA RECENSIONE
Come Israel Shamir, servendosi della tribuna fornita dalla rivista cattolica Culture Wars, ha cercato di danneggiare la credibilità del libro Judaism Discovered e del suo autore, utilizzando menzogne, falsificazioni e travisamenti.
Di Michael Hoffman, Marzo 2009[1]
La “recensione” di Israel Shamir al libro del sottoscritto, Judaism Discovered, è una temeraria calunnia, oltre che un maligno scherzo ai lettori della rivista cattolico-conservatrice Culture Wars, di Michael Jones, dove è stata pubblicata nel Marzo del 2009.
Iniziamo con il fatto che i lettori di Culture Wars non vengano mai ragguagliati del titolo completo del libro, probabilmente perché fornire il titolo completo sarebbe risultato troppo intrigante. In una recensione lunga cinque pagine non è stato mai citato come Judaism Discovered: A Study of the Anti-Biblical Religion of Racism, Self Worship, Superstition and Deceit [Il giudaismo svelato: uno studio della religione anti-biblica del razzismo, dell’auto-adorazione, della superstizione e dell’inganno]. Sono state fornite solo le prime due parole del titolo. Anche il prezzo del libro non viene menzionato, anche se il signor Shamir ha il mio indirizzo email e avrebbe facilmente potuto ottenere la relativa informazione.
Una valutazione particolarmente fosca
Nel suo paragrafo iniziale, Shamir afferma che il mio libro non è né “buono, attendibile” e nemmeno “leggibile”. Un libro presuntamente tanto confuso da essere illegibile e tanto incompetente da essere “inattendibile” non vale la pena di essere esaminato, e ancor meno acquistato, e perciò un tale libro non può che essere immeritevole dell’attenzione del lettore. Vediamo quale atto di accusa Shamir presenti per fornire questa valutazione tanto fosca.
Egli dichiara che è un’”opera polemica, quasi un pamphlet”. In altre parole, non presto un ascolto equo alla mia controparte. In un pamphlet, un polemista non cita estesamente gli scritti del suo avversario ma sottopone semplicemente il suo avversario al biasimo. Tuttavia, questo non è il caso di Judaism Discovered, che contiene centinaia di citazioni di sacri testi rabbinici, alcuni dei quali riprodotti fotograficamente per la prima volta all’infuori delle cerchie dei rabbini. Le affermazioni rabbiniche vengono citate per esteso e nel loro contesto. Prima di confutare il rabbino Shmuley Boteach, ho riprodotto la sua intera rubrica in tre pagine di Judaism Discovered.
Scrive Shamir, “Il libro di Hoffman appare datato, nonostante sia fresco di stampa. Libri come questo venivano scritti da orgogliosi protestanti anglosassoni del diciannovesimo secolo”.
Questa è una spudorata menzogna. Judaism Discovered contiene centinaia di pagine di nuove informazioni sul Talmud, e su testi simili, che vengono pubblicate in inglese per la prima volta, eccetto che in oscure pubblicazioni rabbiniche lette essenzialmente da specialisti giudei. Inoltre, a parte l’autorevole erudizione di Alexander McCaul, professore universitario di ebraico e missionario cristiano presso i giudei, il sottoscritto – con il presente scritto – sfida Shamir a nominare anche un solo libro “protestante e anglosassone” del diciannovesimo secolo che contenga informazioni in qualche modo paragonabili a Judaism Discovered. Inoltre, il mio retaggio non è anglosassone, sebbene non riesca a capire che senso abbia il bizzarro riferimento di Shamir all’anglosassonismo.
Steinsaltz
Il mio libro contiene informazioni sul giudaismo senza precedenti, non disponibili a nessun ricercatore del passato, con l’eccezione dello studio scientifico inaugurale del linguista tedesco Johann Andreas Eisenmenger. Judaism Discovered si basa in parte sulle rivelazioni contenute nell’edizione Steinsaltz del Talmud babilonese, il primo – incensurato – Talmud Bavli[2] mai apparso in lingua inglese. Adin Steinsaltz, l’attuale Nasi, o capo del ricostituito Sinedrio di Tiberio, fece tradurre e pubblicare la sua edizione da Random House all’inizio del 1989, non del 1889. Io ho studiato l’edizione Steinsaltz per otto anni, cominciando dall’anno 2000. Poi, ho fondato un forum privato su Internet chiamato “Khazar Books” insieme a tre altri studiosi del Talmud, e insieme ci siamo dedicati a condividere ricerche e note di studio focalizzate principalmente sul Talmud Steinsaltz. Da questi sforzi sono riuscito a trarre una documentazione considerevole e – a mio giudizio – pionieristica sulla Gemara che era rimasta esclusa dall’edizione del Talmud Soncino, la sola altra edizione inglese ragionevolmente dotta. Io sono il primo ricercatore ad utilizzare ampiamente i testi Steinsaltz come base di una profonda indagine sulla religione del giudaismo. Come può essere, il mio libro, poco più di un rimaneggiamento “datato” dei libri del diciannovesimo secolo sul Talmud? O forse Shamir intende negare l’importanza dell’edizione Steinsaltz?
Ignorata la maggior parte di Judaism Discovered
Shamir non dà segni di aver almeno sentito nominare Steinsaltz. Non lo menziona neppure, come non menziona centinaia di altri argomenti che io prendo in considerazione in Judaism Discovered. E’ ovvio, almeno per il sottoscritto, che Shamir non ha neppure letto il mio libro nella sua interezza. Forse ha letto con attenzione qualche centinaio di pagine del mio testo ed è poi passato a stroncarlo sulla base di meno di un quinto del suo contenuto. Dal suo esame critico sono rimaste escluse intere sezioni del libro, incluse informazioni di prima mano sulla radice rabbinica del razzismo contro i neri, nonché sul fanatismo, sull’ipocrisia, sull’odio – omicida, anti-cristiano e anti-islamico – del gigante del giudaismo Mosè Maimonide; sulla prova inconfutabile dell’annullamento dei giuramenti nel rito del Kol Nidrei; sulla più ampia questione dell’annullamento e dell’opposizione rabbinica alla Bibbia e ai patriarchi biblici; sulla spiegazione della valenza legale non solo del Talmud ma anche di testi come la Shulchan Aruch e la Mishnah Berurah; sul codice penale riguardante il silenzio (Mesirah) con il quale i crimini giudaici vengono occultati; sui testi che istigano al genocidio, da parte di rabbini contemporanei come Yitzhak Ginsburg e Sadya Grama; sulla misoginia, oppressiva e schiacciante, del Talmud; sulla superstizione della cabala e sulla sua infiltrazione nel cattolicesimo rinascimentale; sulla storia della pubblicazione del Talmud in Europa; sui difetti dei testi masoretici; sull’adorazione, da parte del giudaismo, della luna e della dea; sulla storia della censura e delle persecuzioni rabbiniche dei dissidenti; sull’omicidio rituale giudaico, il segreto del Purim; sul rapporto tra il giudaismo e l’aborto; sull’autentica identità razziale degli “ebrei” di oggi, e su dozzine di altri argomenti portati alla luce ed esposti in assoluto per la prima volta dai tempi di Eisenmenger – informazioni che non possono essere trovate nelle opere di Pranaitis, Dilling, Douglas Reed, o persino nell’eminente Israel Shahak. Chiedo di nuovo: dove possono essere trovate queste informazioni in un qualsiasi libro precedente, in particolare nei libri “anglosassoni” del diciannovesimo secolo, come Shamir assurdamente afferma?
Non mi sarei mai neanche preoccupato di spendere dieci anni a studiare e sedici mesi a scrivere Judaism Discovered se non avessi potuto offrire una svolta radicale rispetto ai libri precedenti su questo argomento, e centinaia di pagine di nuove e sorprendenti informazioni. In tutta la mia carriera non sono mai stato attratto dalla ripetitività, dall’epigonismo e dalla scrittura di bassa lega. Ho scritto uno studio pionieristico sui bianchi ridotti in schiavitù in They Were White and They Were Slaves: the Untold Story of the Enslavement of Whites in Early America [Erano bianchi ed erano schiavi: la storia non raccontata della schiavizzazione dei bianchi nell’America degli inizi]. Il mio studio sull’epistemologia occulta e sul simbolismo, Secret Societies and Psycological Warfare [Le società segrete e la guerra psicologica] è un’opera quasi interamente originale. Ma se Shamir dovesse essere preso in parola, con Judaism Discovered avrei troncato quest’impostazione per produrre un’opera “datata” e imitativa che non ha alcun aspetto positivo, non essendo né “buona, attendibile” né “leggibile”. Non so se vi possa essere una condanna più dura per un qualunque libro.
I lettori della “recensione” di Shamir non hanno bisogno di procedere oltre nella sua opera di demolizione. Egli ha già detto abbastanza per scoraggiare la maggioranza dei lettori dal prendersi mai più il disturbo di pensare seriamente ad acquistare Judaism Discovered.
Travisamenti
Quel poco del mio libro di cui Shamir si occupa viene liquidato come “un fiume di insulti”. Non mi riconosco in questa descrizione del mio libro. Nello scriverlo, sono stato attento ad evitare sterili polemiche – sono ben consapevole di quanto siano controproducenti. Ho cercato invece di realizzare un documento forense.
Il sottotitolo del mio libro è Il giudaismo svelato – dai suoi stessi testi (p. 3). Nel perseguire tale scopo, ho accuratamente - e fotograficamente - riprodotto molti dei testi rabbinici esaminati in inglese, aramaico ed ebraico, con le corrispondenti – ove necessario – didascalie in inglese. Queste ed altre citazioni del canone rabbinico riprodotte nel corpo del testo formano la base del mio “svelamento” del giudaismo, non “un fiume di insulti”.
Shamir non fa menzione della ricchezza dei testi riprodotti fotograficamente nel mio libro, alcuni dei quali tanto rari da non essere stati mai – o raramente – visti prima, tranne che dagli specialisti. Shamir ne è ignaro.
Egli non parla della mia dipendenza dai testi stessi per aver elaborato la mia tesi. I lettori della sua “recensione” non avranno idea del fatto che Judaism Discovered esplori il giudaismo ortodosso fondato sugli stessi testi chiave rabbinici – dalla Mishnah alla Mishnah Toreh – e non su “un torrente di insulti” come Shamir afferma tanto ingiustamente.
E’ questo travisamento che diventa in parte la base del suo attacco. Su nessuna prova - tranne la sua immaginazione - mi descrive come un WASP[3] (bianco, anglosassone e protestante) per poi costruire una caricatura fanatizzata in base alla sua descrizione fasulla. Si tratta di un argomentum ad hominem, ma il disprezzo di Shamir per il sottoscritto è così forte da non sentirne l’angustia e, con una filippica politicamente corretta, si lancia in un’insulsa analogia tra il mio scritto e i missionari inglesi presuntamente malvagi del terzo mondo.
Ingiusto con il paganesimo?
Uno dei principali difetti di Judaism Discovered, secondo Shamir, è che mostra una disdicevole animosità contro il giudaismo e il Talmud e, in particolare, contro il paganesimo. Shamir si sforza quindi di difendere il paganesimo.
Egli riversa scherno sul sottoscritto per la sua descrizione del “pagano Talmud” e per la definizione di esso come “costituito da abominevole malvagità, incredibile sudiciume e suprema abiezione”. E’ infastidito da questo linguaggio e dà l’impressione che nel corso del libro appaia qualcosa del genere, quando in realtà utilizzo questa definizione con parsimonia sebbene, tutto sommato, non mi sia imposto di rifuggirla, perché è precisa e, data la natura del Talmud, rappresenta un’immagine assolutamente esatta della sua straordinaria depravazione. Ho indicato la pornografia del Talmud come riflesso della stessa mentalità rabbinica e questo offende profondamente Shamir – un uomo presuntamente di larghe vedute - nonostante il fatto che tra gli hipster[4] e i progressisti sia largamente circolato con grande approvazione un volume intitolato The X-Rated Bible [La Bibbia vietata ai minori] (American Atheist Press, 1985; ristampata nel 1998 da Feral House), come un presunto correttivo lungamente atteso all’immeritata reputazione di rettitudine morale della Bibbia. Ma quando io sottopongo il Talmud Babilonese ad un esame analogo commetto, agli occhi di Shamir, un imperdonabile faux pas.
Riguardo a questo, Shamir non sopporta un trattamento del genere per il prezioso Talmud del suo popolo, o per lo stesso paganesimo. Non solo Judaism Discovered viene ritenuto ingiusto nei confronti dei rabbini del Talmud: Shamir in realtà lo considera ingiusto nei confronti del paganesimo, e tutto ciò – addirittura - in una rivista cattolica conservatrice. Da qualche tempo, mi sono reso conto dai suoi scritti che Shamir, un presunto convertito dal giudaismo al cristianesimo, è un entusiasta della cabala e che il suo “cristianesimo” è di orientamento New Age, con dosi di nostalgia ultra-cerebrale per il suo nativo giudaismo inserito nel mix.
Non mi scuso del fatto che Judaism Discovered sia in linea con l’opposizione cristiana – storica, apostolica e patristica – al paganesimo, e contro i ripetuti tentativi degli esponenti del paganesimo di infiltrare la Chiesa. Shamir considera tale posizione come una sorta di grottesco fondamentalismo biblico di derivazione sudista. Egli sostiene che “alcune delle migliori opere letterarie e artistiche siano state create da “barbari pagani”, da Omero al Mahabharata”.
Sì, in termini di estetica umanista ha ragione. L’atteggiamento storico del cristianesimo verso queste opere fu che, in quanto rappresentative degli archetipi della psicologia umana – per esempio nei miti greci e romani, e nell’Iliade e nell’Odissea, con i ritratti omerici della vanità, della cupidigia e dell’avidità – avessero qualcosa da insegnarci sulla natura umana. La mia contrarietà al paganesimo non ha niente a che fare con il pregiudizio filisteo contro i classici, che per secoli hanno fatto parte dei programmi delle scuole cristiane di elite. La mia figlia più giovane frequenta una scuola secondaria di orientamento cristiano-conservatore dove, insieme al latino e al greco, vengono avidamente studiati Omero e gli altri poeti pre-cristiani, come lo sono stati per secoli.
Tuttavia, proprio come lo furono gli apostoli e la Chiesa antica, sono contrario ai tentativi di infiltrare i falsi dei e le pratiche occulte della teologia pagana nella Chiesa, in violazione del Primo Comandamento contro l’idolatria. Ignora, Shamir, la lunga lotta tra la Chiesa e i tentativi di infiltrare in essa le dottrine pagane, ad esempio la lotta contro lo gnosticismo da parte di Giustino Martire e di Ireneo? Abbiamo visto di nuovo questi tentativi di sovversione con i neoplatonici e la loro Cabala “cristiana” amica dei rabbini, e con l’azione di Reuchlin in favore dei “diritti” del Talmud durante il Rinascimento. Attualmente, constatiamo il grave disorientamento mostrato dai fautori dell’ecumenismo come Shamir, secondo il quale poiché Boccaccio e James Joyce hanno incluso la pornografia nei loro libri secolari, non c’è niente di sbagliato nella religione del giudaismo relativamente al fatto che la pornografia imperversi nei libri sacri del giudaismo.
“I termini odiosi della Bibbia”
Sappiamo che Shamir ha un “amico cattolico australiano” che si è rifiutato di recensire Judaism Discovered per la sua attitudine critica verso il paganesimo babilonese e l’Egitto dei faraoni, e che il giudizio negativo di Hoffman di quelle “antiche civiltà” riflette l’interpretazione protestante e i “termini odiosi della Bibbia”.
I termini odiosi della Bibbia? Cosa dobbiamo pensare di tutto ciò? La Parola di Dio è odiosa perché si oppone a Babilonia, la madre delle prostitute (Ap. 17:4-6), e alla tirannia faraonica? Dovremmo accettare la nozione che i cattolici considerino giustamente la Bibbia come “odiosa”? Dobbiamo credere che il mio libro sia ripugnante perché adotta un atteggiamento biblico verso il paganesimo?
Dovremmo ingoiare l’idea che solo i gretti protestanti adottino un criterio biblico a tal proposito, mentre ci si aspetta giustamente che i cattolici romani difendano la dittatura occulta dell’Egitto e di Babilonia? Tutto ciò è così ridicolo e calunnioso nei confronti del cattolicesimo da essere quasi uno scherzo, tuttavia lo troviamo scritto nero su bianco e in tutta serietà su una rivista cattolica.
Shamir si lancia poi in una lezione di religioni comparate per principianti e di educazione sessuale rudimentale; di entrambe, vengo ritenuto beatamente ignorante. Egli mi fustiga sulla mia presunta ignoranza degli esponenti fondamentali della gnosi pagana tradizionale, quali René Guenon e il James Frazer del Ramo d’oro, supponendo che se io conoscessi queste opere avrei un atteggiamento più umano ed ecumenico verso il paganesimo. Shamir non sa che io sono l’autore di Secret Societies and Psycological Warfare, che affronta i temi di Frazer del capro espiatorio e dell’uccisione del re e li applica agli eventi dell’America attuale. Mi ritiene troppo ottuso per aver affrontato il pensiero di Guenon. Ma di Guenon ho letto Il regno della Quantità, sulla degenerazione dell’epoca moderna. Mi trovo in sintonia con la spiegazione di Guenon sui sintomi di questa decadenza, ma non con la sua approvazione di fondo dello stesso eterno psicodramma pagano. Come cristiano, non lo posso accettare perché credo nella Bibbia e nel Dio della Bibbia, una fede che - a quanto mi consta, e in base alla mia frequentazione di Anselmo, Agostino, S. Tommaso, Bellarmino e Suarez - mi induce a credere che sia doverosa per tutti i cristiani, non solo per i protestanti. L’ecumenico Shamir ritiene che una tale fede squalifichi il mio diritto di esprimere valutazioni nel campo del giudaismo.
Menzogne e ancora menzogne
Il suo argomento successivo è che io sarei un tale puritano che parole come “fallo” e “vagina” mi spingono a reagire “come un’educanda…L’unione sessuale non dovrebbe essere menzionata affatto, dal suo (di Hoffman) punto di vista”.
Ci stiamo imbattendo in un profluvio di menzogne, delle quali Shamir si serve per sminuire Judaism Discovered e il suo autore. Non ci sono prove della sua asserzione, né nel mio libro né altrove. Non ho mai detto che l’unione sessuale non dovrebbe mai essere nominata. Sono padre di dieci figli e un po’ so di quello che succede in una camera da letto. Sono cresciuto nelle strade principali di New York, dove le fornicazioni, gli adulteri, gli spargimenti di sangue e l’intero ventaglio della condizione umana emergevano nella loro forma più cruda. La sessualità, quando rimane confinata nei limiti che Dio ha stabilito per essa nel matrimonio, è una gioia. Ma tutto ciò è lontano le mille miglia dalla psicopatia sessuale caldeggiata dai rabbini nei loro “libri sacri”. La mia contrarietà è rivolta verso la perversione rabbinica del dono divino dell’unione coniugale. In nessun punto di Judaism Discovered si troverà alcuna prova del contrario, e su questo – come su tutti gli esempi forniti dalle menzogne spudorate di Shamir – lo sfido a produrre il contesto di ogni mia affermazione che secondo lui proverebbe il contrario.
Un’altra menzogna di Shamir: “La parola pagano viene usata nel corso del libro come un marchio di miseria morale e di degradazione”, come a sottintendere che il sottoscritto usi il termine “nel corso” del libro. In realtà, la parola pagano ricorre solo 19 volte su 388.457 parole in 1.100 pagine.
A p. 163, cito il fariseo Hillel che la usa. A p. 330, osservo che l’edizione Soncino del Talmud usa la parola pagano come eufemismo per goym [i non ebrei]. A p. 376, nel corso della decifrazione dell’abbreviazione rabbinica usata per designare la donna non ebrea, “NSHGZ” (Niddah, Shifchah, Goyyah, Zonah) noto l’uso della parola pagano per la terza imprecazione talmudica. A p. 438, cito il rabbino Shimon ben Yohai come propugnatore dello sterminio persino del migliore dei non ebrei, reso nella traduzione Soncino come “il migliore dei pagani”. A p. 534, cito le parole del trattato Berakhot 58b del Talmud babilonese, concernente la maledizione delle case dei non ebrei, in cui questa maledizione comincia così: “Guardando le case dei pagani…”. A p. 535, di nuovo mi riferisco alla citazione della Gemara che contiene la parola pagano. A p. 614, la parola pagano è tratta dall’uso che ne fa Maimonide nella YadHaChazakah. A p. 664, cito il prof. Shahak che osserva che la parola pagano è un travestimento rabbinico per intendere il non ebreo. A p. 801, cito l’uso che James Glasgow fa della parola pagano in relazione a Matteo 18:17. Alle pagine 895-897, la parola pagano appare nei testi rabbinici citati, per disapprovarli, dal dr. Alexander McCaul. A p. 900, la parola viene usata per l’ultima volta, citata dal profeta Zaccaria.
In 17 volte, su un totale di 19 casi in cui la parola pagano appare in Judaism Discovered, la utilizzo come parte delle mie considerazioni personali solo due volte (a p. 226 e a p. 268). In 16 degli altri 17 casi viene usata dai rabbini per insultare il non ebreo. Shamir dà l’impressione che, nel contesto del mio presunto fanatismo reazionario da “procuratore di Little Rock”, io agiti la parola pagano come un epiteto spregiativo “nel corso” del mio libro. Di conseguenza, a causa del mio presunto scagliare qui e là l’epiteto pagano nelle pagine di Judaism Discovered, Shamir afferma: “Dubito che questo libro possa essere letto fuori del Sud degli Stati Uniti, dove un tale linguaggio e tali atteggiamenti sono ancora considerati validi”.
In realtà, sono i rabbini che ricorrono ripetutamente a questa parola pagano nei loro libri. Il problema di Shamir riguarda loro, non me, ma nella sua fretta di inchiodare il sottoscritto alla minima infrazione della sua squisita sensibilità ecumenica, sono io quello che deve portare l’onta per qualcosa di cui in realtà sono i rabbini a essere colpevoli. E’ un imbroglio bello e buono.
Shamir difende il giudaismo contro la mia accusa che uno dei mezzi per discernere il suo carattere superstizioso e occulto è scoprire il fatto che esso insegna la dottrina della reincarnazione. Anche se la Bibbia stabilisce che noi moriamo solo una volta e che dopo di essa c’è il giudizio (Lettera agli Ebrei, 9:27), Shamir deride il mio riferimento alla reincarnazione come prova delle radici pagane del giudaismo farisaico perché, dopo tutto, la reincarnazione è insegnata dal buddismo e dall’induismo!
Oltre ai numerosi presunti difetti del mio studio in quanto tale, Shamir considera il libro come difettoso materialmente: è “illeggibile”; un “prodotto amatoriale”; “alcune pagine sono state lasciate in bianco”; “gli stampatori hanno fatto un brutto lavoro”. Alcune pagine “sono state lasciate in bianco”? Non c’è una sola pagina in bianco all’interno delle 1.102 pagine di Judaism Discovered. C’è una pagina bianca alla fine del libro e ciò è inevitabile perché i libri vengono stampati in segnature e nel caso del nostro libro le segnature dello stampatore hanno totalizzato 1.104 pagine. Per la detta ragione, i lettori che consultano i volumi nella loro collezione di libri vedranno molti libri con pagine bianche alla fine. Può darsi che Shamir abbia ricevuto la sola copia esistente di Judaism Discovered con un blocco di testo difettoso contenente pagine in bianco dentro il libro, nel qual caso avrebbe dovuto capire dalla pagina mancante che si trattava di un errore peculiare della sua copia. Se fosse stato questo il caso, avrebbe potuto chiederne una sostituzione gratuita, invece di mettersi a condannare in modo irresponsabile l’intera edizione come difettosa.
In realtà, Shamir si appiglia a qualunque cosa. La sua suggestione che il libro sia stampato male è un mezzo potenzialmente efficace per limitarne la vendita. Quando scrive che il nostro stampatore ha fatto un “brutto lavoro” vuol dire che il libro ha una rilegatura difettosa. Questa insinuazione metterà un freno alla vendita, poiché nemmeno un cercatore di curiosità o un collezionista vorrà comprare un libro in brutte condizioni. In realtà, Judaism Discovered ha una copertina rigida cucita in segnature ed è virtualmente indistruttibile. Shamir può trovare da ridire sulla composizione tipografica del libro – non abbiamo uno staff di compositori professionisti – ma lo stampatore – una ditta che stampa libri anche per importanti case editrici ed edizioni universitarie – ha fatto un lavoro di qualità e dire il contrario è un’altra riprovevole menzogna.
Il Talmud: semplicemente banalità sorpassate
La sua critica successiva riguarda la sessualità e il pudore esagerato. Il giudaismo ortodosso, ritratto dai media e dalle accademie come l’antidoto gioioso al “puritanesimo” e al “morboso cattolicesimo”, in realtà regolamenta tutte le funzioni umane, sia che siano relative al sesso o all’eliminazione dei rifiuti del corpo, con il carattere monomaniacale di un demenziale universo a orologeria. A difesa del giudaismo, Shamir perpetua lo stereotipo hollywoodiano in cui al puritanesimo cristiano negatore della vita si contrappone l’uomo giudaico mondano e schiettamente sensuale:
“Il puritano Hoffman è inorridito da molte regole del Talmud che prescrivono certi comportamenti in bagno e in camera da letto. La prende troppo personalmente…Hoffman…potrebbe essere una notizia divertente – che i rabbini…paragonino il colore del sangue mestruale a quello dei pidocchi schiacciati…Si può esserne affascinati, oppure disprezzare queste banalità del sesto secolo, scritte 1.400 anni fa in Iraq…”.
Questa difesa è una di quelle offerte più comunemente dai seguaci liberali del giudaismo, e cioè che i testi rabbinici non siano più vincolanti, che siano una curiosità antiquaria, una traccia “banale” di un’età antica i cui precetti sono stati rifiutati dai giudei da centinaia di anni. Questa tesi è dimostrabilmente falsa. Le migliaia di regole rabbiniche su come urinare, defecare, nascondersi sotto il letto quando qualcun altro copula in esso, i rituali superstizioni necessari a sfuggire all’inseguimento da parte dei “demoni della toletta”, ecc, ad nauseam, sono tutti attuali come il Daf Yomi[5] e le istruzioni nelle yeshiva[6] odierne.
La pubblicazione di specifici e voluminosi dettagli di leggi rabbiniche in precedenza sconosciute sul sesso e sui rifiuti del corpo è importante già da un punto di vista antropologico. Inoltre, essa è necessaria per smascherare la mentalità rabbinica che - essendo cresciuta d’influenza, diffondendosi nella cultura occidentale - si manifesta nelle ossessioni per la latrina del film di Steven Spielberg “Schindler’s List”, e ultimamente nella crescente descrizione dei gabinetti e delle persone che usano i gabinetti nei film mainstream e persino negli spot televisivi, e in generale nel basso livello del nostro intrattenimento. Lo psichiatra Sigmund Freud, trattando a Vienna i suoi clienti in prevalenza giudei, studiò le loro ossessioni riguardo al defecare, all’urinare, alle fogne e ai gabinetti. Shamir mi deride come una sorta di zelante guastafeste. Se Shamir trova gioia nelle ossessioni per il gabinetto, che si accomodi; una sana società cristiana non le ha e non le ha mai avute. Cosa deve essere detto, su una religione che regola queste questioni, non con semplici regole di igiene sensata, come i reperti del Vecchio Testamento, ma con migliaia e migliaia di restrizioni, ordinamenti, regole, leggi e codici, volti a produrre esattamente le nevrosi e le psicosi che osserviamo nelle popolazioni giudaiche ortodosse, con la loro incidenza storicamente alta di malattie mentali?
Ignorato l’odio del giudaismo per le donne
Questo è il caso – assolutamente tragico - di come il giudaismo abbia ridotto la mestruazione, trasformando il suo periodo in una crisi generatrice di angoscia, in cui la minima violazione delle interminabili leggi che la governano si traduce in una maledizione, per i genitori inosservanti e per i figli innocenti. Secondo le rabbiniche Halachos (leggi) della Niddah (mestruazione), può essere invocata per i genitori la morte improvvisa e per i figli la nascita in condizioni di disabilità o di deformazione, se entrambi i genitori violano le leggi sulla mestruazione, sebbene la responsabilità ricada principalmente sulla donna giudaica. L’odio del giudaismo per le donne, che ho studiato in modo approfondito, e che Shamir ignora, costituisce la radice delle labirintiche acrobazie e della nervosa scrupolosità con cui ogni singola regola mestruale, per quanto piccola e apparentemente insignificante, deve essere adempiuta. Non c’è niente, nel più rigido cattolicesimo tradizionale o nel più fanatico protestantesimo puritano che possa essere paragonato a quello che viene inflitto alle donne nel giudaismo ortodosso.
Insieme a questo gravoso fardello, c’è lo spettacolo dei rabbini ossessionati dal sangue che si riversano sulle mutande delle donne in cerca di microscopiche macchioline di quello che potrebbe essere sangue – ma che potrebbe essere solo lanugine – insieme a innumerevoli analisi, discussioni, leggi, codicilli, diritto giuresprudenziale – tutti incentrati su quando il suo periodo mestruale debba considerarsi finito, e se il suo mikvah (bagno rituale) che segna la conclusione del periodo di separazione mestruale, sia valido oppure no. Il crepacuore, l’angoscia e l’alienazione che queste costrizioni con pesanti fardelli (Matteo 23:4) infliggono alle donne giudaiche è uno degli atti più crudeli di misoginia istituzionalizzata negli annali dell’odio per le donne.
Si potrebbe pensare che qui, finalmente, Shamir, così lesto a deridere e a denunciare il cristianesimo anglosassone per le sue manie illiberali, trovi una causa per riscaldare il suo cuore progressista. Non è così. Egli scrive: “(Hoffman) riferisce diffusamente i costumi ebraici della niddah, l’impurità mestruale e sembra scioccato. Sono sicuro che ogni moderno libro di consigli alle donne mestruate può essere reso scioccante, ma qui si tratta di istruzioni per uso interno”.
La risposta di Shamir richiede ben pochi commenti. E’ una forma di whitewash, di sbiancamento, predicato con il suo noioso atteggiamento di far passare il sottoscritto, ancora una volta, per un perbenista. Per Shamir non c’è niente di scioccante nelle Halachos della Niddah. Simili “consigli” possono essere trovati in ogni libro moderno. Davvero, signor Shamir? Dove, nella cristianità, si troveranno libri simili alle leggi mestruali rabbiniche, che, per inciso, non sono “consigli”, ma ordini sorretti da dure punizioni e da maledizioni mortali? Shamir liquida l’intero argomento con la scusa zoppicante che si tratta di una questione “interna”.
Le menzogne rabbiniche scusate come “folklore”
Uno dei versanti cui ho rivolto le mie energie intellettuali con la massima intensità e accuratezza è quello di dimostrare che il giudaismo è una religione fatta di inganni, dove la menzogna viene impartita e istituzionalizzata. Ho trattato questo aspetto a due livelli: con la scoperta e la citazione di vergognose menzogne nei testi rabbinici, come il Talmud e il Midrash[7] e, in secondo luogo, con la scoperta del vero diritto giurisprudenziale che governa il permesso religioso e - in qualche caso - l’obbligo di mentire. Questa per Shamir è una causa anche più difficile da difendere poiché le prove delle menzogne rabbiniche sono, fino a un certo punto, evidenti nella cultura dei non ebrei e vengono commentate dagli stessi giudei quando parlano dei comportamenti disonesti di molti giudei hassidici. Come adotterà Shamir in questo caso la difesa dei rabbini?
Il suo trucco è di far credere al lettore che nel caso delle menzogne e delle vergognose esagerazioni del giudaismo, queste riguardino il “folklore” giudaico. Così, per esempio, il resoconto del trattato Shabbath 149b nel Talmud babilonese, in cui il re Nabuccodonosor sodomizza tutti i capi delle tribù di Giuda con il suo fallo - che, il Talmud al riguardo ci informa, è lungo trecento cubiti [poco più di 137 metri] - diventa per Shamir, “un pezzo d’intrattenimento di folklore ebraico”, che egli equipara alla storia del Fagiolo magico[8].
Ma Shamir mente. Questo racconto di Nabuccodonosor non si trova nel folklore giudaico. Inoltre, a quanto mi risulta, nessuno ha mai fondato una religione sulle fiabe di Grimm. Questo racconto di Nabuccodonosor non proviene dall’Aggadah, il libro del folklore rabbinico, ma dal Talmud stesso, dalla fonte del diritto rabbinico. Perché Shamir falsifica la fonte di questa storia dicendo che proviene dal folklore? Perché solo in questo modo può disinnescare la mia accusa che il Talmud, una delle fonti primarie del diritto rabbinico, rigurgiti di menzogne e quelli che si immergono in esso assorbano una cultura di menzogne. Shamir afferma che dopo aver riferito la raffigurazione di Nabuccodonosor da parte del Talmud, “Hoffman diventa isterico…”.
Ecco quello che ho scritto davvero dopo aver riferito la raffigurazione di Nabuccodonosor da parte del Talmud: “Le dimensioni ferocemente esagerate dell’organo sessuale di Nabuccodonosor sono un tipico esempio del gusto per l’iperbole che affligge la mentalità rabbinica” (p. 753).
Dove sta l’isterismo? Shamir ha spacciato un’altra menzogna.
Egli pensa che sia un marchio contro di me il fatto che descriva la fissazione dell’immaginazione rabbinica conosciuta come Metatron – un angelo alto oltre un milione e mezzo di chilometri – come un sintomo del gusto del giudaismo per “l’iperbole esagerata e le menzogne incessanti”.
Il fatto che io non abbia senso dell’umorismo per la mentalità che racconta queste frottole dentro il corpus dei sacri testi rabbinici lo fa soffrire. E’ vero. Non trovo che queste menzogne siano umoristiche. Questo è quanto ho scritto in Judaism Discovered, dopo aver fatto l’inventario di un’intera girandola di menzogne rabbiniche (le storie su Nabuccodonosor e sul Metatron sono semplicemente due tra le tante): “l’iperbole esagerata e le menzogne incessanti vengono infilate nel corso delle pagine del Talmud, del Midrash e della Haggadah a tal punto che lo studente devotamente immerso nelle loro pagine non può fare a meno di assimilare dentro di sé lo stesso modo di pensare” (p. 760).
Apprezzo le favole e i racconti fiabeschi come è normale che sia: non c’è bisogno di dire che questi esemplari spesso divertenti e talvolta intelligenti di superstite cultura popolare sono godibili e giovevoli, quando vengono chiaramente presentati per quello che sono: folklore. L’idea invece che delle storie fantastiche vadano prese alla leggera quando appaiono in testi attribuiti a Dio, rende Dio un mentitore.
Gesù era straordinariamente preciso nel suo linguaggio e ci comandò di essere assolutamente certi che le nostre comunicazioni si attengano a dei chiari e semplici “sì” o “no”. Ciò che si dice in più viene dal maligno (Matteo 5:37). Shamir è talmente confuso che non vede l’importanza di precisare la differenza. Per lui, le menzogne e gli inganni dei sacri testi rabbinici sono poco più di uno scherzo e chiunque non li apprezzi come tali è un nebbish, uno sfigato. Ma come faccio notare nel mio libro, e come Shamir omette, molti racconti fantastici e ferocemente esagerati dell’”Olocausto” della seconda guerra mondiale riecheggiano potentemente i loro precedenti talmudici e midrashici. Il popolo tedesco è stato reso vittima da “testimoni oculari” giudaici che il sociologo giudeo Samuel Gringauz ha definito “pieni di verbosità assurda…di esagerazioni…di sottovalutate montature…di dicerie incontrollate…” (p. 753). Le radici di questa mentalità nei sacri testi del giudaismo non sono quella materia spassosa che Shamir vorrebbe dare a intendere.
Escludere ingannevolmente il mio argomento centrale
Più andiamo avanti nella recensione di Shamir e più constatiamo quanto cerchi di falsificare il contenuto del mio libro. Nelle pagine introduttive di Judaism Discovered approfondisco i moniti plurisecolari del giudaismo contro i non ebrei che studiano il Talmud, la cui pena è la morte. Anticipo anche un’obiezione: prendo in considerazione il fatto che nei tempi moderni tutto ciò sia stato attenuato, poiché migliaia di non ebrei ora studiano il Talmud, qualche volta anche sotto gli auspici rabbinici. Come conciliare questa discrasia? Utilizzando il trattato Sanhedrin 59° del Talmud babilonese e le conseguenti regole rabbiniche, dimostro le basi della scappatoia: non sono i non ebrei in quanto tali cui è vietato l’accesso al Talmud sulla base della sola razza, ma piuttosto coloro che avversano il giudaismo e usano la loro conoscenza della legge (un tempo) orale per smascherarla davanti al mondo, come in realtà Gesù fu il primo a fare – sono costoro a essere suscettibili di pena capitale (pp. 24-25).
Shamir trasforma quest’accurata esegesi nel seguente guazzabuglio: “Egli (Hoffman) giunge a conclusioni infondate, troppo velocemente e troppo spesso. Ad esempio, cita il rabbino Johanan del Talmud: “un non ebreo che studia la legge merita la pena di morte” e giunge ad una strana conclusione: ‘Gesù Cristo non aveva il diritto di studiare la Legge e pagò per il suo studio con la vita’. Ma Gesù non era un non ebreo; era un legittimo discendente di Re Davide e di altri grandi re. E certamente aveva il diritto di studiare la Legge…”
Shamir ha omesso la scappatoia che ho scoperto nell’edizione Steinsaltz, che permette ai non ebrei di studiare la legge orale (conosciuta come Torah Shebeah Peh, destinata a essere scritta come Mishnah) se non cercano di smascherare il giudaismo. Questo spiega in parte perché Gesù, nonostante il suo rango elevato, potrebbe essere stato ucciso: perché era nemico della Mishnah che aveva studiato nella forma orale vigente all’epoca. Con un procedimento ingannevole che esclude il mio argomento centrale Shamir riesce a farmi sembrare qualcuno che non sappia di cosa stia parlando – e cioè che io non abbia la minima padronanza delle questioni halachiche implicate.
I sofismi non sono certo monopolio degli ebrei
Egli prosegue concedendo che io “noti” (non che abbia scoperto) la “passione talmudica per i trucchi sofistici disseminati come ‘clausole di scappatoia’”.
Come può, lui, difendere in questo caso il giudaismo, poiché riconosce una parte della mia documentazione? Egli lo fa relativizzando tale documentazione con il vecchio alibi dei giovani – “lo fanno tutti”: “Perversione della parola di Dio? Certo, ma questi cavilli non sono certo monopolio degli ebrei. Nell’Odissea di Omero apprendiamo che Ermes insegnò a Autolico, nonno materno di Ulisse, a ‘raggirare chiunque’”.
Due domande per Shamir. La prima: dov’è, nelle 1.100 pagine del mio libro, che affermo che i giudei abbiano il monopolio dei sofismi? Prego, mi citi la pagina. Non può, perché non l’ho mai affermato. Si sta arrampicando sugli specchi.
La seconda: quante persone nella nostra epoca sono state truffate, raggirate o ingannate da greci che considerano l’Odissea un testo sacro e che agiscono in base alle sue indicazioni? Paragonare il consiglio dato da un personaggio in un’opera della letteratura omerica al permesso e all’obbligo religioso formale di mentire, truffare e rubare, come è constatabile nell’autorevole Gemara del giudaismo, il fondamento del codice di comportamento che governa le vite dei giudei ortodossi, è pura chutzpah.[9]
Parlando dei vari strattagemmi e delle clausole di scappatoia che nel giudaismo permettono il sesso omosessuale e la molestia dei bambini, Shamir mi dipinge come una squilibrata testa calda la cui obbiettività è rovinata dalla passionalità e dalla faziosità: “La comprensione di Hoffman della legge ebraica riguardante il rapporto sessuale, è oscurata dal suo desiderio di condannare”.
Non desidero condannare l’innocente. Comportarsi in tal modo significherebbe condividere la malvagità del Sinedrio che condannò il Cristo innocente basandosi su falsi testimoni. Ci è stato comandato di non rendere falsa testimonianza e ho fatto del mio meglio, con l’aiuto della Grazia di Dio, per ottemperare fedelmente a tale obbligo. Non è solo l’etica cristiana che mi vincola. La credibilità dei miei libri rimarrebbe danneggiata e la loro capacità di convincere chi non è convinto duramente colpita se non fossi stato attento ad essere onesto e obbiettivo nella mia indagine forense del giudaismo. Mi sono proposto di scrivere un’opera equilibrata e scientifica utilizzando i testi stessi del giudaismo per sondare le profondità della sua realtà occulta. Come ho affermato alle pagine 37-38, ho cercato di trovare quanto in esso vi fosse di buono e ho preso atto di due caratteristiche positive da me riscontrate. Shamir non ne vuole sapere. Con tipico costume rabbinico, costruisce contro di me un’accusa fantastica e non permette ai fatti di dissuaderlo.
Le molestie ai bambini: sostenere l’innocenza dei rabbini
Sfortunatamente per Shamir, lo attende un duro compito nel sostenere l’innocenza dei rabbini nella questione delle molestie ai bambini e delle pratiche omosessuali. Definisce stupidamente la legge talmudica riguardante i bambini come “legge ebraica”. Non so cosa intenda con ciò. Intende che si tratti di una legge del Vecchio Testamento? Non lo è. Intende dire che è stata scritta in ebraico? La maggior parte del Talmud è stata scritta in aramaico, e con un gergo mezzo ebraico. Poiché ha sentenziato che il mio libro è privo di competenza in questo campo, l’esperto deve essere lui, poiché si è posto come giudice. Chiedo perdono all’esperto, ma non ho trovato in nessuna “legge ebraica” che sia permesso – e nemmeno giustificato o scusato - molestare un bambino di otto anni. Ma l’ho trovato nel Talmud.
Seguendo il mio esempio, Shamir scrive: “se un bambino di otto anni ‘fa sesso’ con una donna non è considerato una relazione sessuale”. Shamir poi prosegue elencando i “benefici” di questa legge talmudica presuntamente saggia: la donna non è costretta a sposare il bambino, non è messa in prigione, le sue prospettive matrimoniali non sono compromesse e il bambino non viene ucciso. Così, vedete, questa legge lascia benevolmente liberi, sia la vittima che il colpevole, da pene e castighi.
Tuttavia, tutto ciò non è così benevolo se consideriamo che la donna è libera di molestare il bambino più volte o, ancora peggio – e Shamir deve omettere questo fatto per non distruggere la propria argomentazione – come ho dimostrato in Judaism Discovered, la madre stessa del bambino può molestarlo senza tema di punizione (pp. 424-425). Questo per Shamir non è un problema, come anche il fatto che avendo i rabbini decretato che il sesso con un bambino che ha meno di nove anni non è sesso, egli può ricevere molestie anche di tipo omosessuale, poiché non si tratta di sesso. Che Shamir affermi di essersi convertito al cristianesimo e, nello stesso tempo, difenda queste nequizie è quasi incredibile.
Shamir dichiara che il “giudaismo è molto rigido riguardo alla sodomia, e il rimedio previsto è la pena di morte”.
Questa è una menzogna. I rabbini, con il loro debole per la vanificazione della legge, creano una scappatoia con la quale viene accordato il permesso per il rapporto omosessuale in base al concetto dell’omosessualità accidentale. Quindi, molti dei rapporti omosessuali che si verificano tra maschi giudei frum (talmudicamente fedeli) vengono considerati “accidentali”. In che modo qualcosa che sembra essere tanto difficile quanto necessariamente intenzionale come il rapporto anale possa essere classificato come incidente, può essere spiegato solo da un rabbino ortodosso.
Nel Talmud babilonese, trattato BT Sanhedrin 54b (riprodotto fotograficamente a p. 676 di Judaism Discovered; vedi anche la p. 423) apprendiamo che, “Se qualcuno ha involontariamente perpetrato un atto sodomitico su un uomo” o “si è permesso di essere sodomizzato da un uomo”…”il trasgressore è colpevole di aver offerto un peccato”.
Nessuna pena di morte, nessuna incarcerazione o frustata, solo “aver offerto un peccato”. Pensiamo a quanto ampia sia questa scappatoia per le menti cavillose dei rabbini: -- “un atto sodomitico perpetrato involontariamente” – tutto ciò costituisce un margine per numerosi alibi assolutori: “Avevo bevuto”. “Non volevo farlo”. “Ci stavamo solo divertendo”. La degradazione dell’autoinganno che promana dalla scappatoia è moralmente distruttiva quasi quanto quella prodotta dall’atto stesso. Il giudaismo ha una capacità infinita di autoinganno e Israel Shamir, che non è completamente libero da tale tradizione, non fa eccezione.
La “traduzione scorretta” di Hoffman
Poi, egli sfida l’accuratezza della mia citazione del detto del rabbino Illai nel trattato Moed Kattan 17°, del Talmud babilonese: “Hoffman cerca di deformare il significato del detto del rabbino Illai…Hoffman traduce in modo scorretto la tentazione della carne come il ‘desiderio di compiere il male’”.
Questa è un’accusa molto grave: deformare le affermazioni dei rabbini e falsificare uno dei loro testi traducendolo in modo scorretto. Se ha ragione, dovrebbe essere semplice provare la sua accusa, poiché l’affermazione del rabbino Illai è riprodotta fotograficamente a p. 358, accompagnata da una breve traduzione del testo, e riprodotta di nuovo a p. 1.021 con una traduzione completa. Shamir interpreta questo testo per intendere che un rabbino dica a un uomo non sposato, che non riesce più a trattenersi, di svignarsela in una città dove non sia conosciuto per praticare in questo luogo lontano il sesso illecito di cui sente il bisogno. Tutto ciò sarabbe già abbastanza brutto, naturalmente, se fosse quello che il passo dice davvero. Ma in realtà, l’interpretazione di Shamir non si trova assolutamente nell’affermazione originale del rabbino Illai nel Moed Kattan 17°: “Il rabbino Illai ha detto: se qualcuno è tentato di compiere il male, dovrebbe andare in una città dove non sia conosciuto, vestirsi di abiti neri, coprire la sua testa di nero e fare quello che il suo cuore desidera in modo che il nome di Dio non venga profanato”.
Questo è quanto il passaggio recita. Non l’ho falsificato. Esso non è limitato al peccato sessuale, come Shamir crede, e in base alla sua congettura egli mi accusa in modo irresponsabile di aver falsificato questo testo. Il testo dice quello che ho detto che dice. E’ riprodotto nel mio libro in modo che tutto il mondo lo veda. E’ la prova schiacciante dell’intrinseca malvagità del giudaismo che, ai giudei che desiderino commettere il male, consiglia di procedere e di commetterlo – ma senza farsi prendere – indossando un travestimento e andando dove non si verrà scoperti, e perpetrando qualunque cosa malvagia si desideri. E’ disonesto e spudorato da parte di Shamir falsificare questo trattato del Talmud e poi addossare la colpa della falsificazione al sottoscritto.
Difendere la circoncisione talmudica
Shamir difende il costume rabbinico di praticare sesso orale sui neonati durante l’atto della circoncisione. Egli dice che sono troppo puritano per usare un linguaggio schietto per descrivere gli atti sessuali ma, in questo caso, i lettori osservino quanto reticente egli diventi quando descrive quello che succede durante un tradizionale rito rabbinico di circoncisione (basato sul Talmud, non sulla Bibbia). Egli lo definisce, “succhiare via il sangue durante l’operazione…”.
Succhiare il sangue via da dove, signor Shamir? Lui, non lo dice.
In realtà, la succhiata viene praticata dal mohel (il circoncisore) sul pene pietosamente piccolo del bambino. Ma Shamir è troppo “timido” - per non accusare la sua religione preferita – per fornirci i sanguinosi dettagli, così omette una parte della descrizione. Non vede nulla di increscioso in questo rito: “nessun uomo onesto o assennato concorderebbe con l’accusa di molestia lanciata da Hoffman”. Quindi, se ne deduce che sono un dissennato per il fatto di considerare la circoncisione talmudica, e il conseguente atto orale, una molestia.
L’ultima pagina della sua recensione si abbassa al livello degli attacchi indiscriminati, delle fantasie e delle invettive, alcune delle quali sconfinano nell’allucinatorio. Scrive Shamir: “Gli antenati di Hoffman uccisero milioni di nativi americani senza servirsi dei consigli ebraici…”.
In realtà, i miei antenati erano umili immigrati italiani che lavorarono nelle fabbriche di scarpe e nelle assicurazioni, e che alla fine comprarono una drogheria e poi un albergo; i miei antenati immigrati tedeschi erano agricoltori che lavoravano sodo, meccanici e inventori provenienti dal Palatinato. Inutile dire che non c’erano tra loro dei killer che uccisero “milioni” di nativi americani.
In Culture Wars, Shamir opina che potrebbe essere preferibile essere un palestinese sotto dominio israeliano che un patagone sotto dominio spagnolo-cattolico. Dopo tutto, osserva Shamir, non vi sono patagoni sopravvissuti. In altre parole, mentre i cattolici sterminarono gli indiani, gli israeliani non hanno ancora fatto lo stesso con i palestinesi. Come se - non fosse stato per le videocamere, i blog di Internet, e gli eserciti di Hezbollah e di Hamas - i graziosi israeliani non avrebbero massacrato o espulso i palestinesi da un pezzo. In qualche modo, Shamir immagina che vi sia una certa equivalenza morale tra i cattolici spagnoli e i sionisti israeliani, e che questi ultimi siano leggermente superiori.
Ignorati gli ultimi sviluppi del dibattito su “Gesù nel Talmud”
Negli ultimi paragrafi del suo scritto, Shamir ritorna sul suo ritornello che il mio libro sia già obsoleto, contenendo ben poco di nuovo: “La sua trattazione della menzione di Cristo nel Talmud è abbastanza ragionevole, sebbene non nuova. In realtà, il Talmud – e altri libri giudaici – contiene dei passaggi anticristiani, e questo è universalmente risaputo”.
Shamir si è inoltrato in acque profonde, non avendo idea di cosa stia parlando, ma spara lo stesso con il suo moschetto, sperando che qualcosa mi arrivi comunque addosso.
Io non mi limito a “menzionare” Gesù nel Talmud. Io dedico quasi quaranta pagine a smantellare la letteratura negazionista concernente Gesù nel Talmud, che in parte è molto sofisticata. Shamir ignora gli ultimi sviluppi in questo campo: fino a poco tempo fa, contrariamente a quanto ha capito, il rigore scientifico sembrava stare dalla parte della tesi rabbinica che Gesù non sia presente nel Talmud, soprattutto grazie all’efficacia di un formidabile libro del 1978 di Johann Maier, Jesus von Nazareth in der talmudischen Überlieferung. Il libro di Maier ha influenzato la formazione di una generazione di seminaristi delle chiese del Nord America e dell’Europa nella convinzione che Gesù non sia presente nel Talmud. Pochi anni fa, il gruppo di ricerca dell’ADL [Anti-Defamation League] diffuse uno studio magnificando le argomentazioni di Maier. Il dibattito è iniziato solo due anni fa, con la pubblicazione della brillante analisi linguistica di Peter Schäfer. In Judaism Discovered, ho dimostrato le ragioni a favore dell’esistenza di Gesù nel Talmud, per mezzo delle mie ricerche e delle scoperte del prof. Schäfer. Shamir sembra poco informato e ancor meno interessato a questi sviluppi cruciali. Dubito seriamente che abbia letto nella sua interezza la sezione in questione. Per lui è ovviamente noiosa, e tuttavia si atteggia ad esperto e condanna il mio lavoro come “nulla di nuovo”.
Egli poi incespica con aria assonnata, uscendosene con un’altra generalizzazione avventata – e cioè che il Talmud e altri testi rabbinici contengano passaggi anticristiani e che questo sia universalmente risaputo. Davvero lo sanno tutti? Su che pianeta vive Shamir? Quante persone sono a conoscenza delle implacabili invettive anticristiane del Talmud? Ma anche se lo sapessero quasi tutti, quale sarebbe il significato di questa affermazione? Shamir sembra voler intendere: a chi vuoi che importi, se hai visto un’affermazione anticristiana nel Talmud: le hai viste tutte.
Ignorate le nuove ricerche su Maimonide
Non è proprio così. E’ come dire che il Nord ha vinto la Guerra Civile[10], così a chi vuoi che importino le battaglie e il perché? La natura e la portata precise della polemica anticristiana nel Talmud rappresentano un aspetto cruciale per la comprensione della religione del giudaismo, delle prospettive dell’ecumenismo giudeo-cristiano, delle guerre in Medio Oriente e dell’infiltrazione rabbinica del cristianesimo. Ad esempio, Mosè Maimonide continua ad essere considerato come il più ammirato dei rabbini da parte degli studiosi occidentali, a cominciare da S. Tommaso d’Aquino. Maimonide viene presentato presso i non ebrei come un rabbino benigno, come un genio magnifico, e così via. I numerosi ordini del rabbino Maimonide di uccidere i cristiani, e la sua specifica halacha, che stabilisce le regole dell’uccisione lecita dei cristiani e di come tali morti vadano attuate sono, contrariamente a quanto afferma Shamir, quasi del tutto sconosciuti, come pure la classificazione – da parte di Maimonide – dei neri come esseri subumani. Tutti questi fatti sono precisati nel mio libro.
In Judaism Discovered ho studiato Maimonide da entrambi i punti di vista, con ampia documentazione. Shamir vuole che i lettori di questa “recensione” credano che sia tutta una storia vecchia, una manciata di citazioni dal Talmud, anche se molte di esse non sono mai state pubblicate prima d’ora in inglese, all’infuori delle cerchie rabbiniche. Questa è la propaganda che egli promuove incessantemente sul mio libro: Judaism Discovered non contiene niente di nuovo. Il lettore non avrà bisogno di ottenerlo per aumentare la propria conoscenza del giudaismo.
L’altra linea di attacco è quella di voler giudicare la mia erudizione. Egli dichiara: “La conoscenza di Hoffman è limitata”. Fa questa affermazione basandosi sullo scontro che ho avuto con il rabbino Shmuley Boteach, che egli definisce “un abile e scaltro rabbino mediatico”. Insinua che io abbia perso lo scontro. Boteach era un osso troppo duro per me, insinua. A mio giudizio, il rabbino Boteach è stato smascherato e stracciato. I rispettivi punti di vista si trovano alle pagine 117-125 del mio libro. Lascio che sia il lettore a decidere.
E’ giusto umiliare Hoffman ma non il giudaismo
Nello stesso momento in cui mi invita a calmarmi e a utilizzare un linguaggio meno energico, Shamir esibisce una citazione di Mark Twain per potermi definire “uno scrittore saturo di scelleratezza e che puzza di falsità”.
Eppure, non permettete che Hoffman osi definire il giudaismo - o i suoi rabbini - “sciocco”, o Shamir balzerà con virtuosa indignazione a richiamare le regole della buona educazione. Hoffman non merita rispetto, e può essere insultato impunemente. I rabbini però meritano un certo decoro ed è Hoffman che viene meno al dovere di ossequiarli.
Un omaggio a un cabalista
Shamir conclude con un omaggio a quegli studiosi del Rinascimento che credettero alla gnosi di Ermete Trismegisto, un falso dio di origine egiziana sacro alla pletora degli occultisti, dei rosacruciani e dei massoni, incluso il cabalista rinascimentale Giordano Bruno, la cui reputazione Shamir cerca di lustrare.
Colpevole per associazione
La valutazione di Shamir non è una recensione, è un’imboscata. Nondimeno, il direttore Michael Jones ha scelto di esibirla nelle pagine della sua rivista Culture Wars. Per rendere la cosa più pesante, il direttore ha scelto di inserire nella “recensione” una rozza vignetta dell’antisemita nazista Julius Streicher. La vignetta mostra dei giudei con delle fisionomie stereotipate che studiano il Talmud. In nessun modo, nelle molte dozzine di illustrazioni incluse nel mio libro, il lettore troverà alcun tipo di vignetta. Come ho già detto, la maggior parte delle illustrazioni del libro sono riproduzioni di testi rabbinici, ma nessuna di queste è stata scelta per accompagnare l’articolo di Culture Wars. Al contrario, è stata inserita nella “recensione” una vignetta disgustosa di una persona da me descritta, a p. 559 di Judaism Discovered, come “l’odioso Julius Streicher”. Usando la tecnica del “colpevole per associazione”, Culture Wars mi associa arbitrariamente a Streicher.
Servire la Criptocrazia
Dopo aver ultimato Judaism Discovered, e dopo la pubblicazione del libro l’estate scorsa, c’era da aspettarsi che la Criptocrazia avrebbe cercato di sopprimere il libro e di vendicarsi del suo autore. Dopo la sua uscita, nel 2008 sono stati lanciati due attacchi. Il primo è stato il boicottaggio di Amazon a partire dal mese di Agosto, che perdura tuttora[11]. Il secondo ha ostacolato le nostre attività per otto settimane lo scorso autunno. Ora, nel Marzo del 2009, Shamir e Michael Jones hanno collaborato all’ultimo attacco, decisamente potente. Molti lettori non sarebbero disposti a credere alle accuse di un giudeo contro il libro, se non fosse un noto antisionista. Le credenziali di Shamir sono poi potenziate dal fatto che il suo attacco è stato pubblicato su una rivista cattolica nota per le sue critiche al giudaismo. E’ una combinazione brillante. Poiché Shamir è stato anche abbastanza scaltro da concedermi qualche punto, il suo attacco è molto più efficace di un barboso attacco dell’ADL, visto che appare più sfumato e perciò più credibile.
Israel Shamir ha maliziosamente cercato di distruggere l’opera della mia vita e la mia reputazione. E’ probabile che, insieme al perdurante boicottaggio di Amazon, le sue menzogne decurteranno le vendite in modo tale da impedirci di raccogliere la grossa somma necessaria per una terza edizione, e Judaism Discovered: A Study of the Anti-Biblical Religion of Racism, Self Worship, Superstition and Deceit andrà esaurito. Questo è sicuramente quello che la Criptocrazia desidera ed è la rivista cattolica Culture Wars – non l’American Jewish Committee o l’ADL – che avrà avuto il “merito” di raggiungere questo obbiettivo.
Se Judaism Discovered è stato discusso in un paio di trasmissioni radio su Internet, recensito su un paio di siti web, e menzionato su Christian News dal reverendo Hermann Otten, la pubblicazione su Culture Wars costituisce la prima “recensione” cartacea. Ancora prima della bordata di Shamir, la cattolico-tradizionalista Angelus Press di Kansas City, Missouri, si è rifiutata di distribuire il libro. Risulta che The Remnant e Catholic Family News rifiutino di accettarne gli annunci. Sette mesi dopo la sua pubblicazione, è un’opera ampiamente marginalizzata - e straordinariamente costosa da ristampare.
Ma non tutti i cattolici seguono questo schema di ostruzionismo. Ho recentemente ricevuto il seguente giudizio da parte del Vescovo cattolico Bernard Tissier de Mallerais, dalla Svizzera:
“Judaism Discovered è una miniera di informazioni sul vero giudaismo, e cioè sul giudaismo talmudico. Sono sbalordito dalla qualità e dall’abbondanza della sua documentazione. Le sue molte citazioni dal Talmud e dai rabbini costituiscono un’argomentazione indistruttibile dell’azione anticristiana del giudaismo, e anche dei compromessi dei governi e della Chiesa Cattolica con il medesimo”.
Al massimo, probabilmente solo poche dozzine di abbonati di Culture Wars leggeranno mai la dichiarazione del vescovo Mallerais contenuta nel presente testo; mentre centinaia, se non migliaia di persone leggeranno il giudizio di Shamir.
Usando la prevaricazione e il travisamento, Shamir ha assalito un dossier di 1.100 pagine che porta le ragioni più forti e più efficaci contro il giudaismo dai tempi di Eisenmenger. Ma questa è l’opinione di una minoranza. D’ora in poi sembra che la maggioranza potrebbe avere una cattiva opinione del libro.
Il 20 Marzo, ho ricevuto un’email da una persona che in precedenza mi aveva preso a benvolere e che aveva promosso Judaism Discovered. Ecco qui cosa ha scritto costui: “Ricevo Culture Wars. Ho letto la recensione, e ammetto che mi ha creato dei dubbi sul suo libro e sulla sua erudizione, abbastanza, forse, da farmi rinunciare a consigliarlo ulteriormente (secondo la massima: nel dubbio, astenersi)…”. A. S.
La risposta di Shamir alla confutazione di Hoffman
28 Marzo 2009 –
Argomento: la recensione di Hoffman
Caro Ed, cari tutti,
Sine Ira
Vi sono pochi modi per occuparsi di nuovi libri. Uno di questi è chiedere a qualcuno che si conosca di recensirlo. Una tale recensione non deve essere una sorta di giudizio finale ma una parte del discorso. Ho offerto a te, Mike (Jones) e agli altri lettori la mia opinione sul libro di Hoffman. Non sono un giudice, neppure un editore. Voi potete fare la vostra recensione del libro, che sia favorevole oppure no. Non tollero quello che mi sembra un tentativo di intimidazione, trasparente nella tua, e ancor più nella lettera di Hoffman. Mentre scrivevo questa recensione lo facevo da una posizione difficile. Ho avuto tutta la comprensione per il tentativo di Hoffman di scavare nel Talmud e di mostrarlo al lettore. Mi piaceva l’idea di un compito eseguito da un non ebreo. Hoffman è un fedele sostenitore dei palestinesi, così ero ben disposto nei suoi confronti. Ma mi sono sentito anche responsabile verso il lettore di Culture Wars. Lettore vigile, rispetto agli inganni, ed ecco perché ho detto a te e ai lettori quello che penso davvero del libro di Hoffman, dei suoi difetti e di tutto il resto. Inoltre, il comandamento “Non odierai in cuor tuo il tuo fratello, ma riprendilo pubblicamente, e così non avrai peccato per causa sua” (Levitico, 19:17), sta a fianco di “Ama il tuo prossimo”. I saggi amano le critiche perchè fino a quando al mondo vi saranno delle critiche, l’amabilità verrà al mondo, la bontà e le benedizioni verranno al mondo, e il male verrà eliminato dal mondo (Tamid 28°). Ho cercato di essere mite ed educato per quanto ho potuto. Speravo che fosse capace di imparare dalla mia critica. Ma Hoffman non è un uomo saggio, perché è scritto: “Rimprovera il saggio e ti amerà” (Proverbi, 9:8). Hoffman è un ignorantone. Non sa di cosa scrive. Vi fornirò un esempio. Hoffman scrive, col suo modo gentile (p. 8): “Ma Shamir sta mentendo. Questo racconto di Nabuccodonosor non si trova nel folklore giudaico. Inoltre, a quanto mi risulta, nessuno ha mai fondato una religione sulle fiabe dei fratelli Grimm. Questo racconto di Nabuccodonosor non proviene dall’Aggadah, il libro del folklore rabbinico, ma piuttosto dal Talmud stesso, la fonte del diritto rabbinico”. Questa frase presuppone che vi sia “l’Aggadah, il libro del folklore ebraico”, da un lato, e “il Talmud stesso, la fonte del diritto rabbinico”, dall’altro.
Ora, tutto ciò è spazzatura. L’Aggadah non è un libro a parte ma uno strato del Talmud, una parte integrante del testo talmudico. La persona che non sa questo non dovrebbe scrivere libri sul Talmud. Dovrebbe mettersi a studiare, prima di tutto.
Lui non sa cosa sia la “legge ebraica” – pensa che si tratti della legge scritta in ebraico. Non sa né l’ebraico né l’aramaico. Può “riprodurlo fotograficamente”, ma non può leggerlo altrimenti saprebbe che non c’è nessun “involontariamente” in Sanhedrin 54b.
Afferma di aver fornito “informazioni originali sulla radice rabbinica del razzismo contro i neri, sul fanatismo, sull’ipocrisia, sull’omicidio, e sull’odio anti-cristiano e anti-islamico del gigante intellettuale del giudaismo, il rabbino Mosè Maimonide”, ma esso era stato efficacemente fornito anni fa dal dr. Israel Shahak nel suo piccolo libro. Inoltre, c’è un sito israeliano, www.daatemet.co.il che contiene praticamente tutto quello che è stato raccolto da Hoffman tranne i suoi insulti. Si potrebbe continuare questo elenco all’infinito, ma spero che basti. Tuttavia, viviamo in paesi relativamente liberi, e si possono avere opinioni differenti persino su Hoffman.
Vostro Israel Adam Shamir
Una replica alla risposta di Shamir alla confutazione di Hoffman
Il 28 Marzo del 2009 Israel Shamir ha scritto: “L’Aggadah non è un libro a parte ma uno strato del Talmud, una parte integrantedel testo talmudico. La persona che non sa questo non dovrebbe scrivere libri sul Talmud. Dovrebbe mettersi a studiare, prima di tutto.
Hoffman replica: Tutto ciò è semplicemente non vero. E’ una menzogna, e anche di quelle ottuse. La Mishnah e la Gemara (il Talmud) non sono mai state pubblicate insieme all’Aggadah. Sono libri separati. L’Aggadah può contenere parti degli scritti non legali della Gemara, insieme a ogni sorta di leggende da altre fonti come il Midrash, ma affermare che l’Aggadah è il Talmud fa pena. Se io estrapolo il poema erotico di Salomone (il Cantico dei Cantici) dalla Bibbia e lo mescolo insieme alla letteratura apocrifa e ai libri e alle storie respinti dai primi concili dogmatici della Chiesa, sarebbe leale definire “biblico” un tale testo? Shamir sta impiegando un cavillo legale per sostenere che l’Aggadah è parte integrante del testo talmudico. Il Midrash è il Talmud, signor Shamir? Forse è lui che dovrebbe “mettersi a studiare, prima di tutto” prima di cercare di dimostrare la sua tesi.
Shamir non risponde a nessuna delle mie altre confutazioni – sul fatto che non abbia letto la maggior parte del mio libro ma nondimeno abbia osato recensirlo, o sulle leggi di Niddah, sulla misoginia del giudaismo o su Gesù nel Talmud; o a chi sia proibito leggere il Talmud e su quali basi; o sulla sua difesa delle molestie ai bambini e della circoncisione, o sulle sue sciocchezze sul paganesimo e sulla sua stupida accusa riguardo all’uso della parola pagano “nel corso” del mio libro; o sulla sua menzogna che io abbia tradotto male Moed Kattan 17°. Egli tralascia tutto ciò nella sua risposta a Edgar S. perché non può rispondere, tranne mediante millanterie, accuse e menzogne ancora più spudorate.
Il 28 Marzo del 2009, alle ore 13:54, Israel Shamir ha scritto: Lui (Hoffman) non sa cosa sia la “legge ebraica” – pensa che si tratti della legge scritta in ebraico.
Hoffman replica: Io definisco l’autentica “legge ebraica” come la legge divina scritta, in ebraico antico, nel Vecchio Testamento, contraria alla legge umana della Gemara, che Shamir e Chazal possono chiamare “legge ebraica” fino a quando diventano blu in viso, ma che è stata scritta soprattutto in aramaico e che non può essere propriamente definita “legge ebraica” tranne che dagli apologeti rabbinici che cercano di mescolare la Torah SheBealpeh con la Torah SheBichtav.
Shamir continua a sostenere che Judaism Discovered sia, semplicemente, un libro di “insulti”. Ma io ho cercato di scoprire cosa vi fosse di buono nel giudaismo, concludendo quella sezione (p. 37) nel modo seguente:
…Queste sono le due caratteristiche positive che abbiamo riscontrato nel mondo rabbinico. Vorremmo che ve ne fossero di più. Saremmo lieti di prenderne atto. Ci siamo spesso chiesti se il co-fondatore della Riforma Protestante, il francese Jean Cauvin, storicamente conosciuto con l’eponimo di (Giovanni) “Calvino”, abbia mai detto qualcosa di buono su uno qualsiasi dei Papi romani. Abbiamo pensato a questo, quando ci siamo imbattuti nel qualificato elogio di Calvino da parte di un Papa: “La forza di questo eretico (Giovanni Calvino) consisteva in questo, che il denaro non ebbe mai per lui la minima attrattiva. Se io avessi sottoposti del genere il mio potere si estenderebbe da mare a mare”. Suona come un gesto nobile dire questo, da parte di un Papa, nei confronti di un sapiente che fondò una chiesa la cui massima fondamentale era che il papa sia l’Anticristo. Pio IV, almeno in questo caso specifico, cercò di trovare quanto vi fosse di buono nel suo peggior nemico, e questa è una caratteristica che ammiriamo.
Il 28 Marzo del 2009, alle ore 13:54, Israel Shamir ha scritto: “Hoffman è un ignorantone…Lui può “riprodurre fotograficamente”, ma non può leggere, altrimenti saprebbe che il termine “involontariamente” non c’è in Sanhedrin 54b”.
Hoffman replica: Lui mi definisce un “ignorantone”. E’ Steinsaltz che traduce il passaggio (p. 676) come “involontariamente”, non il sottoscritto. Shamir sembra conoscere poco o nulla del Talmud Steinsaltz. Il rabbino Adin Steinsaltz è attualmente il capo del Sinedrio. L’esperto Shamir, dovrebbe informare Steinsaltz, capo del Sinedrio, che egli ha tradotto il Sanhedrin 54b in modo sbagliato, invece di insultarmi per aver citato il rabbino Steinsaltz.
Israel Shamir è un entusiasta della cabala. Ha diffamato con malizia il sottoscritto e ha mentito incessantemente sul mio libro, e non ammette né fa concessioni su nessuno dei propri errori, né se ne scusa.
Come cristiano, sono tenuto a perdonare e a pregare per i miei nemici, e a fare il bene di coloro che mi perseguitano. Ho pregato per Shamir e lo perdono, e il meglio che potevo fare per lui era di rendere testimonianza alla verità, che è la seguente: che il signor Shamir ha recensito il mio libro come avrebbe fatto qualsiasi rabbino, con l’eccezione che egli ha ammesso che io non odio il popolo giudeo. A parte questa concessione, egli ha scritto – e il dr. Jones lo ha pubblicato – una calunnia, basata non sui fatti, ma sul presuntamente prestigioso ipse dixit di Shamir. Egli è posseduto da una buona dose della famosa chutzpah, e questo solo fonda sia la sua “recensione” che la sua irragionevole difesa di essa.
Io confermo ogni parola di Judaism Discovered e prego per il giorno in cui un giudeo onesto lo leggerà davvero dal principio alla fine, e lo recensirà, in modo favorevole o sfavorevole.
Il 28 Marzo del 2009, alle ore 13:54, Israel Shamir ha scritto: “Sono stato gentile ed educato per quanto ho potuto. Speravo che fosse capace di imparare dalle mie critiche”.
Hoffman replica: Quest’affermazione risibile aggrava la malizia da lui spacciata a mezzo stampa. Può una qualunque persona equilibrata accettare la sua posa di ostentata benevolenza quando Shamir ha detto (utilizzando una citazione di Mark Twain) che il sottoscritto è “pieno di scelleratezza e che puzza di falsità”? O quando egli delira che i miei antenati uccisero milioni di nativi americani? Questo tipo si sta arrampicando sugli specchi per distruggere la mia reputazione e dipingere il mio libro nel modo più fosco possibile, fino al punto di pretendere che sia stato stampato male, e con pagine in bianco.
Shamir non ritratta le sue menzogne e perciò commette ancora più peccati, mentre dice di essere cristiano.
La maggior parte della mia confutazione è stata ignorata dal mio calunniatore perché non dispone di risposte cogenti. Tutto quello che può fare è imbastire un’altra imboscata e sparare colpi a casaccio con tutto quello che pensa possa contribuire all’opera di travisamento. In tal modo, ingiustamente e maliziosamente, danneggia la mia reputazione e boicotta un libro che costituisce un importante e indispensabile correttivo alle dicerie del giudaismo ortodosso.
Sinceramente,
Michael Hoffman, 30 Marzo 2009
Un’altra risposta di Shamir
Il 31 Marzo 2009, alle ore 12:39, Shamir ha scritto:
Scusate, ma non ha senso ragionare con Hoffman se dice che “Tutto ciò semplicemente non è vero. E’ una menzogna e anche di quelle ottuse. La Mishnah e la Gemara (Talmud) non sono mai state pubblicate insieme all’Aggadah. Sono libri separati”. Non ha senso ragionare con uno che dice questo. Shamir
La replica di Hoffman alla risposta del 31 Marzo
E non ha senso ragionare con uno che afferma una tale enormità sull’Aggadah che sarebbe “parte integrante” del testo talmudico, quando in realtà l’Aggadah contiene parti del testo del Midrash e omette parti del Talmud. Non ha senso ragionare con un presunto studioso del Talmud che non riesce a distinguere il Midrash dalla Gemara.
Anche se coloro che sono posseduti dalla mentalità rabbinica lo negheranno, perché è troppo imbarazzante per il giudaismo ortodosso, il sordido materiale su Nabuccodonosor che ho pubblicato in Judaism Discovered ha contribuito alla formazione dell’halacha. L’Aggadah non è halachica! Shamir può fare lo spaccone, tuonare e insultare e non riuscirà a districarsi dal polverone che cerca di scagliare a mo’ di attacco alla credibilità del sottoscritto – tenendomi sulla difensiva mentre cavilla su una manciata di argomenti per confutarmi. Si tratta di un ben noto trucco rabbinico. Questa tattica gli evita di stare sulla difensiva verso ogni obbligo di risposta e di spiegazione rispetto alla mia confutazione.
Potete constatare come Shamir ignori quasi del tutto le 14 pagine della confutazione del sottoscritto alle sue falsità contro Judaism Discovered, perché non sa dare risposte.
Cosa dovremmo aspettarci da un seguace della cabala che è stato scelto per recensire un libro anti-cabalistico su una rivista cattolica, usando le tattiche subdole solitamente impiegate dall’ADL?
Scrive Brian H: “Ho chiesto a Mike Jones se voleva dare spazio a Michael Hoffman in CW (Culture Wars) per replicare a Shamir. Lui ha replicato pochi giorni fa che aveva chiesto a Hoffman di mandare la sua replica a Shamir in formato Word (invece dell’attuale file in PDF) ma che finora Hoffman “si era rifiutato di mandarglielo”.
Questo “rifiuto” mi giunge nuovo. Michael Jones mi ha chiesto di mandare la mia confutazione a lui (Jones) in un file Word. La settimana scorsa ho inviato per email al dr. Jones la versione in Word della mia confutazione. Non mi sono “rifiutato di mandarglielo”. Da dove ha ricevuto il dr. Jones questa informazione? Sta dicendo che io avrei fatto questa dichiarazione di rifiuto? Non ho fatto nessuna dichiarazione del genere, né al dr. Jones né a nessun altro.
Il dr. Jones ha ricevuto un file in PDF della mia confutazione e mi ha risposto con una email dicendo che l’avrebbe pubblicata come lettera se l’avessi spedita come file di Word, e naturalmente così ho fatto, informando il dr. S di tale fatto. Perché avrei dovuto inviare al dr. Jones la confutazione in PDF e poi “rifiutare” di inviarla in Word? Di nuovo, devo chiedere: su quali basi il dr. Jones afferma che io mi sia “rifiutato” di inviarla? Perché esprime quest’accusa a Brian H., ma non a me direttamente? Dopo aver trasmesso questa email, invierò di nuovo il file in Word al dr. Jones contenente la mia confutazione della “recensione” di Shamir. Lui potrà inoltrarla a Shamir o a chiunque voglia.
Il dr. S. raccomanda che io riveda la mia confutazione per rispondere alle successive affermazioni di Shamir contro il libro e contro il sottoscritto.
Personalmente, preferisco una precedente risposta a Shamir da parte dello stesso dr. S.: “Lei ha lanciato frecciate contro alcuni aspetti minori e opinabili di un tomo di 1.102 pagine (vale a dire, i meritevoli contributi del defunto prof. Shahak su Maimonide, sul termine ‘involontariamente’, e sul significato dell’Aggadah) ma Judaism Discovered: A Study of the Anti-Biblical Religion of Racism, Self-Worship, Superstition, and Deceit offre molto materiale nuovo e degno di lode ai lettori di lingua inglese…
“La prego di ricordare che ho educatamente declinato di recensire il suo libro sulla cabala perché non riuscivo a vedere come potessi dire qualcosa di positivo sulla cabala o passare sopra all’entusiasmo suo o di chiunque altro per essa. Hoffman ha ragione al 100% nel chiederle conto della sua affinità con la cabala; essa non può essere battezzata. Prevedo che il previsto dibattito su Culture Wars darà ragione a Hoffman e al suo libro (fine della citazione: il dr. S. a Shamir).
Ho fatto girare la mia confutazione presso i colleghi, insieme alla “recensione” di Shamir. A meno che Shamir produca una replica più solida di quella che ha diffuso per email (almeno, di quella che ho visto finora), non mi preoccupo delle descrizione controproducente e dimostrabilmente falsa - dell’Aggadah come equivalente al testo del Talmud - della sua replica (“parte integrante”); o della sua nozione che il Nasi dell’attuale Sinedrio, il rabbino Adin Steinsaltz, sarebbe un incompetente perché ha tradotto un trattato Bavli del Talmud con la parola “involontariamente”. Queste sono le banalità con cui Shamir cerca di inchiodare il sottoscritto. Saremmo leggermente più impressionati se dovesse tentare di offrire una difesa del bushel[12] di menzogne contenute nella sua “recensione” di Culture Wars, che è stata smontata dalla nostra confutazione.
Il tentativo in tono minore di replica da parte di Shamir è al livello della trappola di Brer Rabbit[13] e preferisco non essere il capro espiatorio che spende una parte della sua giornata di lavoro produttivo a rispondere ai mugugni di un incorreggibile imbroglione che non verrà meno alle sue menzogne e alla sua pazzia, e che non sente il dovere di rispondere ai punti fondamentali della mia confutazione. Questo trappolone è aggravato dal fatto che sta iniziando a svolgersi per email, che viene poi copiata su Internet, se in tutto o in parte non so.
La calunnia pubblicata su Culture Wars doveva essere confutata su Culture Wars, piuttosto che trasformarsi in un rumore su Internet. In questo caso, ci dovrebbe essere del rispetto per gli standard minimi di lealtà.
Inoltre, le tergiversazioni di Shamir, sia sul non aver letto la maggior parte di un libro che ha avuto la temerarietà di “recensire”, che sul non aver ritrattato le numerose menzogne e travisamenti riguardo ad esso, che sul non aver risposto sul serio alla mia confutazione, dovrebbero essere riconosciute come la reiterazione della malizia e della cattiva volontà che ha dimostrato nel corso di questa controversia.
Sinceramente,
Michael Hoffman, 31 Marzo 2009
2 Aprile 2009
Il 2 Aprile, Shamir ha pubblicato sul suo gruppo yahoo “Shamir readers” (che viene anche inviato per email), come pure sul suo sito web, una copia della sua “recensione” di Judaism Discovered, insieme a una versione leggermente modificata della sua replica del 28 Marzo alla mia confutazione.
Nella comunicazione del 2 Aprile, ha descritto la mia confutazione della sua “recensione” nel modo seguente:
“Dopo che questa recensione è stata pubblicata, Hoffman ha pubblicato una risposta isterica e voluminosa (disponibile sul suo sito web)…Non verranno più accettate lettere di Hoffman, né ora né mai”.
Lascio ai lettori della mia confutazione e delle mie osservazioni successive giudicare se sono “isteriche” oppure no.
Infine, ad oggi 2 Aprile, la mia confutazione non è e non è mai stata “disponibile” sul nostro “sito web”, come Shamir presume.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale – così come il libro Judaism Discovered – può essere chiesto all’autore scrivendo all’indirizzo: http://www.revisionisthistory.org/page3/page3.php . Le note a piè di pagina sono del traduttore. Il testo della “recensione” di Shamir è disponibile al seguente indirizzo: http://www.israelshamir.net/English/Hoffman.htm
[2] Il Talmud Bavli è il Talmud babilonese.
[3] Acronimo di White, Anglo-Saxon, e Protestant.
[4] Hipster, “tipo informato, aggiornato, moderno, alla moda” (da “WOW – THE WORD ON WORDS”, GRANDE DIZIONARIO INGLESE ITALIANO DI PAROLE E DI FRASI IDIOMATICHE COLLOQUIALI E GERGALI, di Monica Harvey e Anna Ravano, Zanichelli, 2004).
[5] Sistema di studio del Talmud fondato nel 1927 dal rabbino Meyr Shapiro: http://chavruta.tripod.com/daf_yomi.htm
[6] Scuola ebraica dove vengono insegnati i precetti dell’attuale giudaismo ortodosso.
[7] “Il Midrash è un commento rabbinico alla Bibbia che si propone di metterne in luce gli insegnamenti giuridici e morali utilizzando diversi generi letterari: racconti, parabole e leggende”: http://www.morasha.it/sefer/01_05/banon.html
[8] In inglese, Jack and the Beanstalk: http://en.wikipedia.org/wiki/Jack_and_the_Beanstalk
[9] Termine ebraico che designa l’estrema impudenza.
[10] Americana.
[11] In realtà, da qualche tempo il boicottaggio di Amazon è stato tolto: http://www.amazon.com/Judaism-Discovered-Anti-Biblical-Self-Worship-Superstition/dp/0970378459
[12] Misura di capacità per cereali.
[13] Termine abbreviato che sta per “Brother Rabbit”, famoso personaggio fiabesco del folklore del Sud degli Stati Uniti, di origine cherokee: http://en.wikipedia.org/wiki/Br'er_Rabbit
