IL CREMATORIO DI ELLIS ISLAND L’AUSCHWITZ D’AMERICA

 

Di Friedrich Paul Berg (2004)[1]

 

Le lotte degli immigrati in America sono diventate un argomento popolare. Al centro dell’attenzione troviamo Ellis Island, che fu il luogo d’ingresso per milioni di questi immigrati. Lì, i nuovi arrivati, erano costretti a sopportare esami medici, interrogatori e procedure che oggi sarebbero intollerabili. Se il loro stato di salute era dubbio, o se c’erano segni effettivi di malattie contagiose, gli immigrati dovevano sopportare anche quarantene e trattamenti medici che duravano sei settimane o anche più.

 

La maggior parte dei nuovi arrivati a Ellis Island veniva sottoposta a intensi esami, senza ritardi se non di qualche ora, e veniva poi rilasciata in terra ferma o nella città di New York. Ma molti dovevano sopportare la reclusione nell’isola annessa, conosciuta sia come “Isola n°2” che come Isola di Hoffman. Questa isola disponeva di diversi ospedali e corsie per la quarantena. Disponeva anche di una moderna lavanderia con autoclavi a vapore per sterilizzare i vestiti degli immigrati, nonché di personale ospedaliero. Immagini di queste autoclavi si trovano facilmente e sono anche apparse in un recente servizio televisivo su Ellis Island.

 

 

 

Ma un’altra caratteristica dell’”Isola n°2” era il crematorio. La ciminiera e la struttura dell’edificio del crematorio costituiscono importanti caratteristiche architettoniche, e stanno ancora lì. Ma sembra che sia impossibile trovare delle immagini dei forni del crematorio. L’illustrazione seguente mostra la ciminiera da lontano (nella foto in basso del trittico) e dimostra almeno il fatto che Ellis Island aveva un crematorio.

 

  

 

L’illustrazione qui sopra mostra invece i bagni di una nave, dove le persone si lavavano, e le autoclavi dove i vestiti venivano “disinfettati”. Altrove si possono trovare delle immagini delle autoclavi di Ellis Island, che stanno lì ancora oggi. Proprio come nell’edificio della Sauna di Auschwitz-Birkenau! Lo Zyklon B è stato utilizzato anche a Ellis Island? Il sottoscritto non lo sa – ma certamente venne utilizzato dal Servizio Sanitario Nazionale degli Stati Uniti per disinfestare le navi nel porto di New York.

 

Quando visitai Ellis Island più di dieci anni fa, l’annessa “Isola n°2” (Isola di Hoffman) era inaccessibile e, per quanto ne so, lo è ancora, tranne forse per visitatori dotati di permesso speciale. Quand’ero lì, il miglior libro che comprai fu un libro illustrato di 239 pagine, di grande formato, intitolato: “Ellis Island”, di Wilton S. Tifft, con una prefazione di Lee Iacocca, personaggio diventato famoso per aver guidato la Chrysler Corporation. Iacocca divenne una figura pubblica di livello nazionale e fu di valido aiuto nel ristrutturare le rovine del complesso dell’isola. Ma, in nessun luogo del libro figura il crematorio, né viene menzionata la cremazione. Nessuna delle 100 e più illustrazioni mostra almeno la ciminiera del crematorio. Vi sono molte immagini della lavanderia in rovina, e persino una della camera mortuaria – ma nessuna del crematorio. La p. 68 del libro mostra un disegno con uno schizzo dell’edificio del crematorio ma senza alcuna didascalia che permetta di identificare questa importante struttura. La didascalia “crematorio” e il colore è stato aggiunto dal sottoscritto. La sola ciminiera prominente che appare nell’”isola n°2” sembra essere, per esclusione, il segno più sicuro del crematorio.

 

 

 

Quella che segue è parte di un’altra storia che ho trovato su internet. Un caso di una persona colpita da vaiolo portò all’internamento per quarantena di altri 300 suoi compagni. Fa venire in mente Auschwitz, non è vero? Le autorità erano affette da paranoia - come quella attribuita alle SS e ai nazisti – oppure le autorità sanitarie americane facevano semplicemente il loro lavoro, salvando vite umane?

 

25 Maggio 1906

IL VAIOLO ARRESTA LA FLOTTA ACCORSA PER IL BENVENUTO

 

Il piroscafo Republic è giunto questa mattina da Napoli, avendo tra i propri passeggeri gli atleti di ritorno dai giochi olimpici…Il Republic è stato trattenuto in quarantena con un caso di vaiolo tra passeggeri di terza classe. Circa 300 dei suoi compagni di viaggio verranno portati nell’Isola di Hoffman. L’ammalato, un ragazzo, è stato inviato all’ospedale di Kingston Avenue. La nave è stata disinfettata e rilasciata nel pomeriggio. Quando la flotta delle imbarcazioni di benvenuto è giunta nella baia per festeggiare gli atleti che tornavano a casa, ha trovato il vascello che aveva messo la quarantena esponendo la bandiera gialla. Questo ha smorzato l’allegria dei comitati di accoglienza. La flotta in escursione, tuttavia, si è fermata vicino alla nave, e si sono levate grida di giubilo quando Sheridan, Robertson, Prinstein, Frank e gli altri atleti vittoriosi sono apparsi e hanno salutato i loro amici dal ponte della nave.

 

Il battello a vapore Sirius guidava la delegazione incaricata di dare il benvenuto, con a bordo l’Irish-American Athletic Club. Sul ponte di prua la banda ha suonato l’inno “See the Conquering Hero Comes”, mentre Martin Sheridan si sporgeva dal corrimano del Republic e si inchinava agli applausi. Il Tredicesimo Reggimento aveva messo a disposizione una barca con un comitato per accogliere il ritorno dei propri membri. Una flotta di imbarcazioni private rappresentava la delegazione giunta, da parte del New York Athletic Club, per accogliere il piede alato dei vincitori. Imbarcazioni di ogni tipo si sono unite alla flotta. Dal ponte controvento del Sirius è stata approntata un’esibizione di fuochi d’artificio, i cannoni hanno rimbombato, i rimorchiatori hanno fischiato, la banda ha suonato e le colline di Staten island hanno fatto da eco. La flotta di benvenuto è rimasta fino a quando il piroscafo è stato rilasciato e lo ha accompagnato in porto fino alla banchina, dove un’enorme folla stava in attesa. Il benvenuto di oggi è solo il primo di una serie di festeggiamenti in onore dei vincitori amricani. Domani notte il Club Irlandese-Americano di Atletica offrirà un banchetto all’Hotel Astor in onore di Sheridan, Robertson, Prinstein, Frank e di altri membri della squadra. Il 2 Giugno, il capitano Brennan e la polizia della stazione di Tremont, di cui fa parte Martin Sheridan, offriranno un banchetto in onore del vincitore”.

 

Non c’è dubbio, il crematorio e i suoi forni sono una caratteristica poco attraente che il museo di Ellis Island vuole tenere segreta il più a lungo possibile. Se qualche sua immagine dovesse essere vista da qualche parte, nuocerebbe all’immagine di orrore dei campi di concentramento tedeschi. Immagini che ritraessero l’apertura di un vero forno con un paio di vecchie costole in un angolo da qualche parte, o un frammento di bacino umano avrebbero esattamente questo effetto.

 

 

 

L’edificio del crematorio è, molto probabilmente, l’edificio ritratto qui sopra all’estrema sinistra, che corrisponde all’angolo sud-occidentale di Ellis Island. La ciminiera appare in buone condizioni. Ma è soprattutto l’interno dell’edificio, con i suoi forni, che potrebbe essere rivelatore. Non c’è ragione per credere che lì sia mai avvenuto qualcosa di sinistro. E allora, perché viene tutto tenuto nascosto al pubblico? Certo, le immagini dei forni crematori dove i cadaveri venivano bruciati (Dio e il Servizio Sanitario Nazionale degli Stati Uniti sanno quanti sono stati) potrebbero macchiare ulteriormente le spiacevoli memorie che la gente ha di Ellis Island. Ma l’ovvio paragone con Auschwitz e con gli altri campi di concentramento tedeschi sarebbe altrettanto sconveniente. La gente potrebbe davvero iniziare a capire che quello che accadeva nei campi di concentramento tedeschi non era così differente da quello che era accaduto in America solo pochi anni prima. Le differenze principali tra Auschwitz e Ellis Island sono che Auschwitz trattava persone che arrivavano con il treno mentre Ellis Island trattava persone che arrivavano con la nave. Nessuna delle due strutture era coinvolta in stermini sebbene le dicerie, in entrambi i casi, abbiano ritratto tali luoghi come posti orrendi.

 

Forse qualcuno che abita nella zona di New York potrebbe visitare Ellis Island e chiedere il permesso di vedere e di fotografare l’interno del crematorio sospetto.

 

Friedrich Paul Berg


 

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.stormfront.org/forum/showthread.php?t=408676