IL GIUDIZIO DI GEORGE BERNARD SHAW SUI CAMPI DI CONCENTRAMENTO TEDESCHI[1]

 

Tratto dalla prefazione alla seconda edizione della pièce Geneva (Edinburgh, 1946):

 

 

La necessità, per l’autorità repressiva, di personale addestrato e capace è stata dimostrata negli anni passati da terribili lezioni quotidiane. Al momento in cui scrivo schiere di imputati tedeschi prigionieri di guerra, uomini e donne, sono processate con l’accusa di orrende atrocità perpetrate nei campi di concentramento. I testimoni ne descrivono gli orrori; e i giornali bollano gli accusati come diavoli e mostri. Ma pubblicano anche fotografie in cui appaiono come esseri umani ordinari, paragonabili a quelli di ogni altro popolo o esercito. Questi tedeschi dovevano vivere nei campi con i loro prigionieri. Deve essere stato per loro molto faticoso e pericoloso. Ma erano stati incaricati del comando e dell’amministrazione e dovevano organizzare il nutrimento, l’alloggio e l’igiene di migliaia e migliaia di prigionieri accollati loro dal governo centrale. E poiché erano responsabili della custodia dei loro prigionieri dovevano essere armati fino ai denti, e i loro prigionieri completamente inoffensivi. Solo un’eminente leadership, esperienza e talento organizzativo avrebbero potuto gestire una situazione del genere. Bene, costoro semplicemente mancavano di queste qualità. Non erano diavoli in forma umana; ma non sapevano cosa fare con la marea di persone gettate loro addosso. C’era un po’ di cibo; ma non potevano distribuirlo se non come razioni per sé stessi. Non potevano fare altro, con i prigionieri, se non ammassarli in ogni corpo di quattro mura rimasto in piedi, chiuderli dentro e lasciarli morire di tifo. Quando ulteriori assembramenti divennero fisicamente impossibili, non poterono fare altro, con i prigionieri incustoditi, se non ucciderli e bruciare i corpi che non potevano seppellire. E neppure questo riuscirono a organizzare dichiaratamente e in modo adeguato: dovettero far morire le loro vittime di maltrattamento invece che per legge militare. In tali circostanze, qualunque gruppo assortito di uomini armati ne uscirebbe demoralizzato; e la percentuale naturale di duri incalliti tra loro sguazzerebbe nella crudeltà e nell’esercizio del potere irresponsabile, per il proprio interesse. Picchiare l’uomo è uno sport migliore del combattimento dei galli, o anche del picchiare i bambini, di cui alcuni sensazionali casi inglesi sono apparsi sui giornali nazionali, all’epoca. Ci fosse stata un’efficiente gestione della situazione, da parte dell’autorità (ammesso che fosse possibile) nessuna di tali atrocità sarebbe accaduta. Queste accadono in ogni guerra, quando le truppe perdono il controllo.

 

 

 



[1] Traduzione di Andrea Carancini