KOSOVO: ABBIAMO BOMBARDATO LA PARTE SBAGLIATA?[1]
Di Lewis MacKenzie (2004)
Il Generale Lewis MacKenzie, ora in pensione, è stato il comandante delle truppe delle Nazioni Unite durante la guerra civile in Bosnia nel 1992.
Cinque anni fa i nostri schermi televisivi erano dominati dalle immagini dei rifugiati albanesi-kosovari che fuggivano oltre i confini del Kosovo verso i rifugi della Macedonia e dell’Albania. Rapporti altisonanti indicavano che le forze di sicurezza di Slobodan Milosevic stavano conducendo un’opera di genocidio e che almeno 100.000 albanesi-kosovari erano stati sterminati e sepolti in fosse comuni per tutta la Serbia. La NATO entrò in azione e, a dispetto del fatto che nessuna nazione membro dell’alleanza era stata minacciata, cominciò a bombardare non solo il Kosovo, ma le infrastrutture e la popolazione della stessa Serbia – senza una risoluzione di autorizzazione da parte delle Nazioni Unite, di solito tenute in alta considerazione dalle autorità canadesi, passate e presenti.
Quelli tra noi che avevano avvertito che l’Occidente stava per essere risucchiato dalla parte di un movimento indipendentista, come quello albanese-kosovaro, non solo militante ma anche estremista, vennero liquidati come pacifisti. Il fatto che l’organizzazione guida nella lotta per l’indipendenza, l’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA), fosse stata universalmente designata come un’organizzazione terrorista e conosciuta per godere del sostegno di Osama bin Laden e di Al-Qaeda, venne comodamente ignorato.
La recente scarsità di notizie nei media nordamericani riguardo all’aumento della violenza in Kosovo, paragonata all’esauriente copertura informativa della stampa europea, suggerisce decisamente che a noi canadesi non piace riconoscere di aver torto, quando lo abbiamo. Al contrario, nuovi filmati selezionati da questa parte dell’oceano continuano a rinforzare il pregiudizio popolare che quei vigliacchi di serbi sono di nuovo all’opera.
Un caso pertinente è stato quello dell’ultima crisi che è esplosa il 15 Marzo scorso. I media hanno riportato che quattro ragazzi albanesi erano stati spinti nel fiume Ibar a Mitrovica da almeno due serbi e un cane (l’appartenenza etnica del cane non è stata riportata). Tre dei ragazzi sono affogati e il quarto è riuscito a fuggire sull’altra riva. Immediatamente, migliaia di albanesi si sono radunati nella città a suo tempo divisa in zone. Attacchi contro i serbi hanno avuto luogo in tutta la regione avendo come conseguenza 30 morti e 600 feriti. Trenta chiese e monasteri serbi cristiano-ortodossi sono stati distrutti, più di 300 abitazioni sono state totalmente bruciate e sei villaggi serbi ripuliti dei loro abitanti. Centocinquanta operatori di pace internazionali sono stati aggrediti.
Le numerose dichiarazioni da fonti imparziali che hanno detto che non c’era stato alcun episodio di violenza tra i serbi, il cane e i ragazzi albanesi, sono state totalmente ignorate in Nord America. Il portavoce della Polizia della NATO Derek Chappell ha affermato il 16 Marzo che era “definitivamente non vero” che i ragazzi erano stati spinti nel fiume dai serbi. Chappell ha continuato affermando che il ragazzo sopravvissuto ha detto ai suoi genitori che essi erano entrati nel fiume da soli e che i suoi tre amici erano stati trascinati via dalla corrente. L’Ammiraglio Gregory Johnson, il comandante in capo della NATO, ha affermato inoltre che i disordini successivi sono stati “una pulizia etnica orchestrata e ben programmata” dagli albanesi-kosovari. I serbi costretti a fuggire hanno raggiunto i 200.000 loro compatrioti che erano stati cacciati dalla regione in seguito al bombardamento “umanitario” della NATO nel 1999. Gli “epurati” sono diventati efficienti “epuratori”.
Nella stessa settimana un certo numero di individui atteggiatisi a serbi hanno teso un agguato e hanno ucciso un poliziotto delle Nazioni Unite e il suo partner locale. Durante l’incendio uno di loro è rimasto ferito, provocando un immediato cambiamento di linguaggio dal serbo all’albanese quando egli ha gridato “Sono stato colpito!” Le forze della nazioni Unite hanno inseguito gli assalitori e li hanno raggiunti presso una fattoria gestita da albanesi, dove hanno scoperto armi e il cadavere dell’albanese ferito in precedenza. Quattro albanesi sono stati arrestati. Ancora una volta, i media statunitensi hanno riferito dell’imboscata ma non degli sviluppi successivi, che hanno dimostrato chiaramente il fatto di un’ulteriore provocazione da parte dei terroristi albanesi.
Il Kosovo è governato dalle Nazioni Unite, l’organizzazione che molti canadesi hanno indicato come la più idonea a prendere il posto degli Stati Uniti in Iraq. Il fatto che le Nazioni Unite non possano ordinare ai propri impiegati civili di andare o di rimanere in qualche luogo – si tratta pur sempre di volontari – combinato con la storia recente, che ha visto le Nazioni Unite abbandonare l’Iraq dopo un singolo attacco violento alla loro sede di Baghdad, e con il fatto che il Kosovo, sotto l’amministrazione di quest’organizzazione, è un caso disperato, esclude dal prendere in considerazione le Nazioni Unite per un tale ruolo.
Dall’intervento NATO/Nazioni Unite del 1999, il Kosovo è diventato il crimine capitale dell’Europa. Lo schiavismo sessuale è fiorente. La regione è diventata un punto di transito prezioso per le droghe in viaggio verso l’Europa e il Nord America. Ironicamente, la maggior parte delle droghe provengono da un altro stato “liberato” dall’Occidente, l’Afghanistan. Membri dello smobilitato, ma non eliminato, Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) sono personalmente coinvolti sia nel crimine organizzato che nel governo [della regione]. La polizia delle Nazioni Unite arresta una piccola percentuale di quelli coinvolti in attività criminali e li consegna ad una magistratura sensibile alla corruzione e alle pressioni. L’obbiettivo degli albanesi è quello di epurare tutti i non albanesi - inclusi i rappresentanti della comunità internazionale - dal Kosovo e di unirsi infine all’Albania, raggiungendo perciò l’obbiettivo della “Grande Albania”. Questa strategia iniziò con gli attacchi contro le forze di sicurezza serbe all’inizio degli anni ’90 ed ebbe successo nell’utilizzare la reazione maldestra di Milosevic per attirarsi solidarietà da tutto il mondo. Non c’è stato alcun genocidio come sostenuto dall’occidente – i 100.000 cadaveri presuntamente sepolti nelle fosse comuni risultarono essere circa 2.000, di ogni etnia, inclusi quelli uccisi in combattimento durante la guerra.
Gli albanesi-kosovari ci hanno suonato come uno Stradivari. Noi abbiamo finanziato e indirettamente sostenuto la loro violenta campagna per un Kosovo etnicamente puro e indipendente. Non li abbiamo mai rimproverati per essere stati i perpetratori della violenza nei primi anni ’90 e continuiamo a dipingerli oggi come le vittime designate, a dispetto delle prove del contrario. Quando essi raggiungeranno l’indipendenza con l’aiuto dei proventi delle nostre tasse, combinati con quelli di bin Laden e di Al-Qaeda, consideriamo allora il messaggio di incoraggiamento che verrà mandato ad altri movimenti d’indipendenza sostenuti dal terrorismo in giro per il mondo.
E’ buffo come stiamo solo continuando a scavare il buco più a fondo!
…………………………………………………………………
FONTE: National Post (Canada), 6 Aprile 2004